L’altra faccia della resistenza

25 aprile 1945

FU VERA GLORIA?

Avendo dei figli giovani, sono rimasto sconcertato nel leggere il racconto dell’ex capo partigiano Giovanni Pesce che, sulla Prealpina del 22 aprile scorso, ha rievocato le sue gesta di combattente per la libertà rivendicando con malcelato orgoglio omicidi e attentati.

Non capisco cosa vi sia da vantarsi nell’assassinare alle spalle un uomo in divisa o compiere un sanguinoso attentato dinamitardo per poi fuggire a gambe levate con il volto nascosto da un passamontagna e lasciare ad altri le conseguenze dei propri atti.

Pensavo che alle giovani generazioni bisognasse insegnare la lealtà e il coraggio di affrontare il nemico ad armi pari secondo le regole, non dico della cavalleria, ma perlomeno di guerra. Invece per questi personaggi i valori da diffondere sono evidentemente altri.

Gli italiani che seguirono Mussolini anche nella cattiva sorte si batterono, nella Repubblica Sociale Italiana, inquadrati in un esercito o nelle varie milizie, sempre con il volto scoperto e perfettamente riconoscibili, consapevoli che così facendo esponevano se stessi e i loro familiari alla vendetta partigiana (infatti, furono migliaia, dopo la guerra, i genitori, i fratelli e i figli di fascisti giustiziati dai liberatori, come ampiamente documentato nell’ormai famoso saggio di Gianpaolo Pansa “Il sangue dei Vinti” – Ed. Sperling & Kupfer, Milano 2003).

I partigiani, invece, pur potendo vestire anch’essi una divisa, quella del regio esercito di Badoglio che affiancava le truppe angloamericane, preferirono la tecnica della guerriglia e del mordi e fuggi, sicuramente meno rischiosa ma più devastante nelle conseguenze. Gli attentati alle truppe tedesche in ritirata furono, infatti, pianificati al solo scopo di suscitare la reazione tedesca, che fu in molti casi durissima e disumana (vedi la strage nazista delle fosse Ardeatine, conseguenza dell’attentato partigiano di Via Rasella).

Ho molto rispetto per chi mette in gioco la propria vita per un ideale, qualunque esso sia, ma mi viene difficile nutrire lo stesso sentimento verso chi, per puro calcolo politico (sedersi al tavolo dei vincitori per spartirsi il potere), ha trasformato una lotta tra eserciti in una sanguinosa guerra civile dove a pagare sono stati, aldilà della retorica resistenzialista che ci assilla da sessant’anni, tutti gli italiani.

Gianfredo Ruggiero

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2 risposte a L’altra faccia della resistenza

  1. AUG13 ha detto:

    Non mi piace come imposti il tuo commento . Cerca della banda o brigata – o come la vuoi chiamare “MARTA” o di altre ancora che travestiti da ribelli o partigiani incendiavano cascine o ammazzavano chi pareva a loro per una semplice antipatia e per incolpare i partigiani di quella zona come loro malefatte .Oppure semplicemente a persone inermi far cantare “Facetta nera” se nò erano botte o purghe con olio di ricino oppure olio per ingrassare l’asse del carro , perchè loro portavano la camicia nera e a loro era stato concesso da chissà chi ?? Naturalmente anche fra i partigiani c’erano coloro che ne aprifittavano , ma ci sono state anche eliminazioni fisiche per coloro che non hanno rispettato le regole .Sulla questione di poter vestire una divisa mi sembri patetico , non avevano di che sfamarsi e armarsi . Certo l’ RSI han tolto persino le vere (anelli) dalle dita dei poveri per poter fare una guerra che nessuno voleva o per portare l’oro in Svizzera .Se ne vuoi sapere altre ribatti col non per sentito dire o anche per aver letto ( questo vale da ambe due le posizioni ) . Il finale è che alla fine della guerra chi gridava “VIVA IL DUCE” repentinamente ha voltato pagina e ha sbandierato chi il bianco , chi il rosso , chi altro colore per rimanere a quel posto che è il potere , senza una ideologia ( o credo ) giusta o sbagliata da poter anche confrontare con altri e migliorare assieme sebbene differenti di colore . La democrazia è si , il saper comandare dopo essere scelto , ma aver orecchio anche per chi è all’opposizione . Lo hanno capito anche le assicurazioni (il 100% di ragione nessuno lo ha quasi mai) . Ciao

    • excaliburitalia ha detto:

      Se la storia la scrivessero gli storici e non i vincitori non ci sarebbe bisogno del 27 gennaio, del 10 febbraio e del 25 aprile. Ricorrenze politiche che dividono gli italiani.
      Riconosciamo i nostri errori, rispettiamo gli ideali di coloro che in buona fede di schierarono nell’una come nell’altra parte e, una volta per tutte, consegnamo alla storia fascismo e resistenza e torniamo a lavorare per ricostruire questo nostro sciagurato paese.
      Gianfredo Ruggiero

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