Fascismo e Resistenza

 Fascismo e Resistenza

QUANTI DUBBI !

Anche noi, come la maggior parte degli italiani, siamo cresciuto a pane e resistenza avendo appreso la storia sui libri di testo, solo che non ci siamo accontentati della verità ufficiale, quella scritta dai vincitori. Il risultato è stato che man mano si approfondiva le nostre conoscenze i dubbi aumentavano.

Il primo dubbio riguarda la definizione dei partigiani quali ”patrioti e combattenti per la libertà”. Il movimento partigiano era egemonizzato dal Pci, all’epoca diretta emanazione della Russia Sovietica da cui prendeva ordine tramite Togliatti – stretto collaboratore di Stalin – il cui obiettivo era quello di instaurare a guerra finita una società di tipo comunista.

I partigiani rossi hanno quindi lottato contro un regime, quello fascista, ma solo per sostituirlo con uno ben peggiore. Non si capisce quindi su quale base logica i partigiani si possano definire “patrioti” e combattenti per la libertà” se la maggior parte di essi voleva instaurare in Italia una dittatura per giunta sottomessa ad una potenza straniera.

Se l’Italia è ora una Repubblica "democratica" (sul significato di democrazia torneremo a parlare) non è certo per merito dei partigiani, ma in virtù della divisione del mondo in due blocchi contrapposti decretata a Yalta nel ’45, da cui scaturì la nostra collocazione nel campo occidentale e la conseguente dipendenza americana.

Lo stesso discorso riguarda la Russia di Stalin che contribuì con milioni di morti alla sconfitta della Germania nazista (sua alleata fino al ’41 e con cui si spartì la Polonia due anni prima) per estendere il suo dominio su tutto l’est europeo e non certo per portarvi democrazia e libertà.

Il secondo dubbio riguarda la definizione di “guerra di Liberazione", quando invece fu una classica guerra civile. I fascisti non venivano da marte, erano italiani come i partigiani.

i tedeschi non invasero l’Italia, c’erano già. Dopo la caduta di Mussolini, avvenuta il 25 luglio 1943, il governo Badoglio si affrettò a rassicurare Hitler circa la lealtà dell’Italia e contestualmente chiese aiuto dell’alleato tedesco per contrastare gli anglo americani che nel frattempo erano sbarcati in Sicilia.

I soldati italiani e tedeschi si ritrovarono quindi a combattere spalla a spalla contro l’invasore americano fino all’8 settembre ’43 quando il Re e Badoglio, senza impartire istruzioni al nostro esercito che si ritrovò allo sbando e pensando solo a mettersi in salvo sotto protezione americana,  passò armi e bagagli dalla parte del nemico.

La reazione tedesca al tradimento italiano fu tanto dura quanto prevedibile. Solo la nascita della Repubblica Sociale Italiana alleata della Germania pose un freno ai propositi vendicativi di Hitler che aveva in mente di smantellare il nostro apparato industriale per trasferirlo in Germania insieme a tutti gli uomini abili al lavoro.

L’apporto dei partigiani alla sconfitta tedesca fu, inoltre, del tutto marginale se lo rapportiamo all’enorme potenziale bellico messo in campo dagli alleati. Le fila partigiane s’ingrossavano man mano che l’esercito tedesco si ritirava sotto l’incalzare degli angloamericani. Il 25 aprile ‘45 Mussolini era a Milano e solo dopo la sua partenza per trovare la morte a Dongo il capoluogo lombardo fu “liberato” dai partigiani che si abbandonarono a quell’orgia di sangue contro i fascisti o presunti tali, compresi i loro familiari, ben descritta negli ultimi libri di Giampaolo Pansa. Il massacro si protrasse per mesi e mesi sotto lo sguardo indifferente dell’occupante americano che vedeva e lasciava fare.

Il terzo dubbio riguarda la modalità di lotta condotta dai partigiani. Mentre i fascisti combattevano inquadrati nelle divisioni dell’esercito della Repubblica Sociale Italiana o nelle varie milizie volontarie, ma sempre in divisa e a volto scoperto i partigiani, pur potendo vestire anch’essi una divisa e combattere a fianco dell’esercito alleato o nel Regio esercito del Sud secondo le regole di guerra, preferirono il passamontagna e la tecnica del mordi e fuggi a base di attentati e omicidi per scatenare la reazione tedesca e creare i presupposti per la guerra civile.

Sono dubbi su cui ci piacerebbe si sviluppasse un dibattito, sereno e senza reticenze, finalizzato a comprendere la storia e non solo a celebrarla come purtroppo avviene da sessant’anni.

Gianfredo Ruggiero

 

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