Malpensa e il suo treno

LA STAZIONE FANTASMA E LA PROTESTA DI EXCALIBUR

La stazione ferroviaria del Malpensa Express di Lonate-Ferno (Va) è stata completamente avvolta nella notte da un lungo striscione “firmato” Excalibur con la scritta:

STAZIONE DELLA VERGOGNA. GRAZIE MALPENSA

Non sappiamo chi abbia affisso lo striscione e per quale motivo l’ha firmato con il nostro nome – la cosa è per noi del tutto marginale – ciò che conta è il significo dell’azione che condividiamo pienamente.

Completata nel lontano 1999 e costata svariati miliardi di vecchie lire, questa stazione di transito per il collegamento veloce Milano – Malpensa, non è mai entrata in funzione. E mai lo sarà, aggiungiamo noi. Il motivo è semplice.

Questa “cattedrale nel deserto”, realizzata a tempo di record e poi completamente abbandonata, doveva contribuire, nelle intenzioni inconfessabili dei nostri politici e imprenditori, a creare nell’opinione pubblica locale l’illusione che con Malpensa saremmo diventati tutti ricchi, che l’ampliamento dell’aeroporto avrebbe portato lavoro per tutti, benessere diffuso e nuovi servizi a vantaggio delle popolazioni residenti. Tutto questo per far digerire le devastazioni ambientali e l’aumento impressionante dell’inquinamento acustico e atmosferico causati dal nuovo aeroporto.

La realtà è invece ben diversa e sotto gli occhi di tutti. Malpensa ha portato sì lavoro, ma precario ed extracomunitario (le attività che impiegano il maggior numero di lavoratori quali catering, facchinaggio e pulizie, sono affidate a cooperative esterne che assumono prevalentemente extracomunitari, gli unici in grado di accettare condizioni di lavoro e retributive al limite dello sfruttamento).

Malpensa sta realizzando sì nuove strade, ma per camion e TIR che le solcheranno a centinaia, giorno e notte, per portare i prodotti provenienti dall’oriente e destinati ai nostri mercati e a tutta Europa (con buona pace di chi, leghisti in testa, tuona ad ogni piè sospinto contro l’invasione di prodotti cinesi salvo poi costruirgli un aeroporto su misura).

Riguardo all’ambiente, poi, il Parco del Ticino, zona classificata dall’UNESCO come riserva naturale della biosfera e per tale motivo “protetta”, è invaso da attività d’ogni genere: capannoni industriali, mega parcheggi, centri commerciali, grandi alberghi… A ciò si aggiunge l’incubo della terza pista, che se realizzata darebbe il colpo di grazia a ciò che resta del nostro parco naturale, con danni irreparabili al delicato equilibrio ecologico dell’intera Valle del Ticino.

Senza contare gli enormi costi che il nostro Comune deve sostenere per assicurare all’aeroporto i servizi di Polizia Urbana e amministrativi, cui si aggiungono le spese per la sicurezza a seguito dell’aumento della criminalità indotta dal nuovo scalo (da Malpensa transita di tutto, droga compresa).

Questo è il prezzo da pagare per il progresso e per lo sviluppo della nostra terra? No, è il conto che tutti noi paghiamo per consentire ad alcune multinazionali estere, che han fatto man bassa di terreni nel pieno del Parco del Ticino, alle società d’importazione e alla Sea (la società di gestione dell’aeroporto di proprietà del Comune di Milano e della Provincia di Varese) di consolidare i propri bilanci. Cosa legittima, quest’ultima, se non avvenisse a scapito del nostro ambiente e della nostra salute.

L’ambiente non si usa, si rispetta – il vero progresso è quello sociale, non  quello economico

Circolo Excalibur – Alternativa Verde

 18 Novembre 2006

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