Confessioni di un nostalgico

 

EBBENE SI, LO CONFESSO: SONO UN NOSTALGICO!

C’è stato un periodo, nella nostra storia recente, in cui i nostri nonni potevano dimenticarsi la porta aperta e dormire con le finestre spalancate. Ora, invece, siamo costretti a barricarci in casa con allarmi e porte blindate.

Allora si poteva passeggiare fino a notte fonda senza temere nulla e non c’erano, come adesso, telecamere ad ogni angolo di strada, carabinieri, polizia, vigili e vigilantes (un vero esercito). Per ritirare la pensione la nonna non aveva bisogno della scorta armata, bastava il nipotino.

Le piazze e le strade erano dei cittadini e non delle prostitute, degli spacciatori e dei balordi d’ogni specie ed etnia.

Il pugno duro del regime costrinse cosa nostra a traslocare in America dove, non a caso, trovò terreno fertile per prosperare e prepararsi a tornare in Patria con i liberatori. Alla mafia nostrana, che a liberazione avvenuta riprese il controllo d’ampie zone del nostro Paese, si sono poi aggiute quella cinese, russa, albanese, ecc.

Bastavano poche carceri per punire i delinquenti e la giustizia ordinaria funzionava davvero (per non inquinarla furono istituiti i tribunali speciali per giudicare i reati connessi alla politica).

I servitori dello Stato, è vero, erano privilegiati, ma sentivano la responsabilità del ruolo svolto e rispondevano col massimo impegno e se meritevoli facevano carriera. Provate ora ad andare in un qualsiasi ufficio pubblico e vi accorgerete come lo Stato non faccia differenza tra un dipendente coscienzioso ed uno lavativo.

I giovani venivano educati al senso civico, all’amor di Patria, al rispetto per il prossimo e al cameratismo. Sapevano cos’era il sacrificio e lo sport era il loro principale svago. Ora invece…..lasciamo perdere!

Le famiglie e per famiglie intendiamo quelle vere e non i surrogati gay   facevano figli perchè lo Stato le sosteneva con Istituiti, molti dei quali poi abrogati, come l’Opera Nazionale Maternità e Infanzia, gli assegni familiari, le case popolari, le colonie per i figli degli operai, ecc.

Le famiglie povere facevano sacrifici per istruire i loro figli, ma avevano la certezza che una volta conquistato (si, conquistato perché allora si studiava sul serio) il tanto agognato “pezzo di carta” i loro figlioli avevano un futuro certo e se non avevano voglia di studiare un posto da muratore, operaio o contadino per loro si trovava. Ora ci sono gli stranieri che sono preferiti agli italiani perché lavorano meglio, costa meno e gli si può chiedere qualunque cosa che loro rispondono – per adesso – si badrone!

Le Aziende non avevano bisogno del lavoro usa e getta  e della mano d’opera extracomunitaria per crescere. Anzi, sia imprenditori che operai avevano uno stimolo in più per dare il meglio di sé: fare grande l’Azienda per fare grande l’Italia. Ora, col pretesto della globalizzazione, si persegue solo l’obiettivo del massimo profitto e si considerano gli operai alla stregua di articoli di magazzino, da usare quando servono e da dismettere quando diventano un costo.

Le fabbriche producevano in Italia e con lavoratori italiani di tutto e l’agricoltura ci assicurava l’autosufficienza alimentare. Ricordate la tanto sbeffeggiata campagna per il grano? E’ servita a ridurre la nostra dipendenza dall’estero. Adesso, in nome del libero mercato, importiamo di tutto, perfino i pomodori dalla Cina e gli agrumi da Israele e, nel contempo, distruggiamo le nostre arance pur essendo le migliori del mondo.

Si costruivano autostrade, ferrovie e intere città rispettando tempi e costi, si bonificavano paludi e s’istituivano parchi nazionali. Ora, non siamo neppure capaci di togliere la spazzatura dalle strade di Napoli, ma in compenso costruiamo ospedali e strutture pubbliche a costi esorbitanti per poi abbandonarli, come ci documenta “striscia la notizia”. Per un semplice raccordo autostradale ci voglio decenni,  i nostri pendolari  sono ammassati in vagoni fatiscenti o costretti ad alzarsi all’alba per prevenire il traffico.

Quando ci fu la crisi economica scatenata dal crollo di Wall Street del ’29 e tutte le economie occidentali di stampo capitalista crollarono miseramente, l’Italia rimase in piede, grazie al vasto piano di opere pubbliche varato dal governo e allo stato sociale fascista (poi scimmiottato da Rooswelt con il cosiddetto New Deal) e a importati istituti come l’IRI, l’IMI e il CNR che hanno aiutato le aziende italiane a migliorarsi e a superare la crisi internazionale.

Non tenere conto di quanto di positivo fu realizzato durante il famigerato ventennio per paura che il Duce possa risuscitare o ripresentarsi sotto mentite spoglie, in un momento “difficile” come quello attuale, non è solo da stolti presuntuosi: è da criminali.

Qui non si tratta di riscrivere la storia ma di studiarla per trarne benefici, tenendo ben presente che l’alternativa non è tra libertà e dittatura, come vorrebbero farci credere i nostri politici e i tanti che in questo sistema ci sguazzano, ma tra una democrazia fallimentare ed una che funziona.

Il fascismo che vogliamo ricordare non è quello della guerra persa o della lotta fratricida che hanno portato morte e distruzione, questo lo sappiamo già, ci viene ricordato con ossessione da sessant’anni, quello che vogliamo ricordare è il fascismo che ha modernizzato un Paese arretrato. Un Paese, l’italietta giolittiana, che costringeva le sue braccia ad emigrare, un Paese privo di servizi pubblici, dove la scuola era confessionale o riservata ai ricchi e la sanità esclusivamente privata. Un Paese dove vigeva il lavoro minorile e gli operai non avevano né pensione, né liquidazione e se si ammalavano si dovevano arrangiare. Questa era l’Italia prefascista.

E’ vero il fascismo si affermò con i manganelli e l’olio di ricino, ma quale rivoluzione avvenne senza un minimo di violenza? Pensiamo alla madre di tutte le rivoluzioni, quella francese, da cui nacquero le attuali democrazie capitaliste, cosa fu se non un’immensa carneficina? Pensiamo alla rivoluzione bolscevica con il suo corollario d’orrori, per non parlare delle stragi partigiane che hanno accompagnato la lotta di liberazione e le nefandezze dei Savoia nel sud d’Italia in epoca risorgimentale.

E’ vero fu una dittatura, ma che razza di dittatore fu questo Mussolini se per rimanere al potere non ebbe bisogno di campi di concentramento, fosse comuni e deportazioni  di massa? Che invece di fucilare i suoi oppositori, come facevano i suoi colleghi Hitler e Stalin, li mandava al confino trovandogli casa e passandogli un vitalizio? E permetteva a Gramsci, uno dei pochissimi avversari incarcerati, di scrivere i suoi libri contro il regime e di assisterlo, quando si ammalò, in una clinica privata a spese dello Stato?

Gli si rinfaccia di essere entrato in guerra (poteva forse restarne fuori?), ma adesso, dopo sessant’anni, siamo forse in pace?  Non vi è angolo del mondo senza guerre, ingiustizie, fame e miseria. Grazie anche alle ingerenze “umanitarie” dell’occidente (vedi Iraq e Afghanistan) e alle multinazionali degli armamenti che non tifano certo per la pace.

E’ vero Mussolini fece molti errori, come l’anacronistica guerra coloniale, le vergognose leggi razziale e la guerra persa affianco di un alleato che non volle scaricare quando le vicende belliche volsero al peggio, ma pagò. Con la vita e con lo scempio del suo corpo.

Quanti dei responsabili dello sfacelo in cui si trova oggi l’Italia stanno pagando per la loro incapacità e bramosia di potere?

Ed ora, che le vestali dell’antifascismo si scatenino pure!

Gianfredo Ruggiero, presidente Excalibur

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2 risposte a Confessioni di un nostalgico

  1. Gianfredo ha detto:

    Ruggiero, tutto vero, tutto vissuto da me…Manca però un "dettaglio" nient\’affatto trascurabile: l\’Istituzione da parte del regime, oltre a quello stato sociale che tutto il mondo ci invidiava, del "premio di Natalità", per incrementare le nascite. Nel 1932 i miei genitori (nove figli in totale, ma cinque nel 1932)furono avvisati che tale giorno dovevano trovarsi in Campidoglio dove il Governatore di Roma, su delega di S.Ecc.il Cav. Benito Mussolini, avrebbe stipulato il rogito per la donazione di una casa "premio di Natalità", casa singola, due piani, con giardino e orto completo di alberi da frutta…Un altro piccolo "dettaglio": la casa dei miei genitori era situata in Roma, Via di Vigna fabbri n. 14 e al numero 16, la casa successiva donata ad…. Ascoli Adolfo, una famiglia ebrea!! Che non mancò di schierarsi apertamente, durante la guerra, con la causa degli alleat! Ruggiero, per amore della verità. Angelo
    http://www.confederazioneculta.orgitalia-repubblica-socializzazione

  2. Giuseppe ha detto:

    Il mio giudizio su questo articolo è "Oro colato", purtroppo viviamo in un mondo alla rovescia e per il solo fatto di riportare dei dati di fatto oggettivi si rischia il linciaggio (verbale o fisico). Viviamo in un Paese che invece di tutelare il minore o l\’anziano garantisce l\’assistenza sanitaria gratuita all\’extracomunitario irregolare, un Paese che dedica un\’aula del Senato ad un terrorista, un Paese in cui le stesse donne che nel \’68 bruciavano i reggiseni oggi difendono a spada tratta l\’invasione islamica, per non parlare di un certo sindaco che non riesce a ripulire dalla spazzatura una delle città più famose del mondo ma usa i soldi pubblici per le moschee… a volte temo che stiamo combattendo una guerra persa in partenza. Stare a ricordare i bei tempi che furono non fa altro che accrescere il disagio di vivere nella società dell\’usa e getta e dei non-valori; del resto lamentarsi e basta non giova. Non ci resta che vivere giorno per giorno mostrando la nostra bandiera, facendo militanza, in modo che anche chi non ha il coraggio di esporsi (e sono tanti) riesca a trovare la forza di farlo; e se anche non dovessimo riuscire a raddrizzare questo mondo rovescio potremmo comunque dire di aver venduto cara la pelle.
     
    nostalgicamente  e romanamente
    Giuseppe
     

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