FOIBE…e alla fine la colpa fu del Duce

 
 

FOIBE: non fu pulizia etnica, bensì ideologica

Di Gianfredo Ruggiero

 

La strage delle Foibe viene generalmente presentata come un caso di pulizia etnica a danno degli italiani, quando invece si è trattata di una operazione di pulizia ideologica.

Infatti i partigiani comunisti del Maresciallo Tito non agivano a  casaccio, non colpivano gli italiani in quanto tali rastrellandoli per strada alla maniera bosniaca – se fosse stato così le vittime sarebbero state infinitamente di più, sarebbe stato un vero e proprio bagno di sangue – ma in maniera altamente selettiva, sulla base di elenchi con nomi, cognomi e indirizzi – le famigerate liste di proscrizione – alla cui compilazione contribuirono diligentemente i comunisti nostrani.

E chi erano queste persone che nottetempo venivano prelevate dalle loro case, legate tra loro e gettate vive nelle cavità carsiche e lasciate morire tra atroci sofferenze? Erano italiani qualunque? No, erano italiani che appartenevano ad una categoria ben precisa. Erano – per dirla con una direttiva delle stesso Maresciallo Tito – fascisti o presunti tali.

Il motivo di tanto accanimento è abbastanza semplice da comprendere: nell’ottica dell’annessione di quelle terre alla Jugoslavia i fascisti, e tutti coloro che in qualche modo erano legati o s’identificavano nello Stato italiano,  avrebbero potuto costituire un ostacolo, in quanto anticomunisti, per cui andavano eliminati. Infatti agli italiani anticomunisti non fu torto un capello.

E’ anche vero che nella concitazione generale e nel clima di impunità che si andò a creare, nelle Foibe ci finì di tutto: preti, borghesi, semplici cittadini per motivi personali e perfino qualche partigiano italiano titubante.

Un altro aspetto che viene volutamente ignorato riguarda la strenua difesa di quelle terre dalle bande partigiane che fu affidata a due reparti dell’esercito italiano, i bersaglieri del battaglione Mussolini e i marò della Decima Mas: furono tutti massacrati.

Riteniamo inoltre risibile la giustificazione che la sinistra e certa destra conformista tentano di dare a quella orrenda carneficina, ossia la tesi della ritorsione della minoranza slava all’italianità voluta da Mussolini, quando invece l’unica imposizione del governo fascista fu l’uso dell’italiano (quello che avviene oggi a parti invertite in Alto Adige, dove gli italiani sono costretti  ad imparare il tedesco se voglio lavorare negli uffici statali).

Riguardo l’esodo delle popolazioni italiane di Istria e Dalmazia, anche in questo caso, è perlomeno eccessivo parlare di pulizia etnica, infatti non vi furono eccidi di massa da parte dei nuovi governanti jugoslavi, ma solo il pressante “invito” a lasciare quelle terre, che venivano subito confiscate.

Vergognoso fu, invece, il comportamento del governo italiano e della sinistra che accolsero i nostri compatrioti come appestati, furono ammassati nei treni come bestie e alle fermate fu perfino impedito alla croce rossa di portare il latte ai bambini. Cacciati dalla loro terra e umiliati nella loro Patria.

Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Excalibur – Varese

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