PALESTINA

Pace in Palestina? Una meta sempre più lontana

Per duemila anni la Palestina è stata il segno della concordia e della tolleranza tra le varie confessioni ed etnie (unica parentesi i turbolenti Regni Crociati del Medio Evo). Poi, nel 1948 a seguito di una semplice deliberazione dell’ONU a carattere consultivo, in spregio al diritto internazionale e al principio dell’autodeterminazione dei popoli (la popolazione non fu neppure interpellata con un referendum), le potenze vincitrici del secondo conflitto mondiale decisero di donare metà della Palestina agli ebrei con il pretesto che questi erano originari di quei luoghi e come forma di risarcimento per aver subito la persecuzione hitleriana (in realtà per lavarsi la coscienza a costo zero scaricandolo sui palestinesi).

Gli ebrei, preso possesso di quelle terre, cacciarono con la forza chi le abitava da sempre: 900mila palestinesi furono costretti ad abbandonare le loro case per fare posto ai nuovi arrivati e 530 villaggi furono completamente distrutti per impedirne il ritorno e molti altri sostituiti con insediamenti per soli ebrei. Neppure i cimiteri, luoghi sacri per i musulmani, furono risparmiati.

Lo spirito colonialista e di supremazia razziale del movimento sionista è condensato nello slogan, poi ripreso dal futuro Primo Ministro Israeliano Golda Meir: « Una terra senza un popolo, un popolo senza terra». In queste parole si coglie la totale indifferenza ebraica verso la popolazione palestinese che non viene neppure considerata, come se non esistesse.

Forti dell’appoggio incondizionato degli americani e, inizialmente, anche dei sovietici, gli ebrei si abbandonarono a vere e proprie stragi e atti di puro terrorismo come il massacro del villaggio palestinese di Deir Yassin del 9 aprile 1948 ad opera del gruppo terrorista IRGUM (i cui leader politici erano Begin e Shamir) che causò la morte di 254 tra vecchi, donne e bambini(1) e l’assassinio, avvenuto il 16 settembre dello stesso anno, del mediatore delle Nazioni Unite, lo svedese Folke Bernadotte, per aver denunciato le violenze sioniste. L’omicidio fu rivendicato da un gruppo terrorista di cui facevano parte due futuri ministri israeliani, Cohen e Friedman.

Anche da parte palestinese non mancarono atti di terrorismo a cui corrispondevano rappresaglie dure, indiscriminate e sproporzionate.

Le successive guerre arabo-israeliane si conclusero con la netta sconfitta della coalizione araba, disorganizzata e male armata, e con l’occupazione di altre consistenti porzioni di territorio palestinese.

Il nuovo Stato d’Israele si è subito caratterizzato in senso rigidamente razziale e confessionale essendo aperto ai soli ebrei osservanti. Una legge, quella definita “Del Ritorno”, consente alle autorità religiose ortodosse di esercitare un controllo ferreo sui matrimoni ebraici, sono infatti vietati i matrimoni tra gli ebrei e i non ebrei, i  cosiddetti “gentili”, sui divorzi, sulle conversioni e sulle sepolture.

Ai palestinesi è negata qualunque possibilità di farvi parte. Lo stesso impedimento riguarda gli ex-ebrei, ossia persone che pur essendo di discendenza ebraica professano una religione diversa dal Giudaismo: anche a loro è impedito di stabilirsi in Israele.

I pochi arabi che hanno potuto continuare a vivere in quella che una volta era la loro terra devono essere riconoscibili (le loro auto, ad esempio, hanno una targa diversa); è sì permesso loro di eleggere dei rappresentanti al Parlamento, ma in quanto piccola, innocua e assimilata minoranza.

Il concetto di società multietnica che tanto piace in Occidente e sbandierato anche in Italia come massima espressione di democrazia, libertà  e pluralismo in Israele non solo non è neppure contemplata, ma è addirittura vietata per legge.

Una sentenza della Corte Suprema israeliana del 1989 stabilisce che alle elezioni sono esclusi partiti politici o persone che prevedono nel loro programma uno Stato multi-culturale o che mettano in discussione il principio dello Stato per Soli Ebrei (SSE).

Israele non ha una Costituzione e questo consente ai suoi tribunali di agire con libertà ed arbitrio nelle sentenze, soprattutto a carico dei non ebrei.

Con queste caratteristiche definire Israele un “avamposto di democrazia in Medio Oriente”, come spesso si sente affermare, mi pare quanto meno azzardato.

Quella che è in atto da sessant’anni in Palestina è una lotta tra due popoli per il diritto all’esistenza. La differenza è che mentre gli israeliani, armati dall’America, hanno uno dei più potenti eserciti del mondo con tanto d’armamenti nucleari che possono usare a loro piacimento, i palestinesi possono disporre solo di rudimentali razzi a breve gittata forniti dall’Iran (che fanno più rumore che danni) e del proprio corpo. A ciò si aggiunge la diplomazia occidentale guidata dall’America che, con il suo atteggiamento sempre giustificativo a favore d’Israele anche quando commette atti disumani come il bombardamento di abitazioni civili l’omicidio di politici palestinesi, non lavora certo per la pace.

Circondata da mura alte 10 metri, controllata dal mare dalle navi da guerra e dal cielo dai satelliti spia a sostegno di un rigido embargo esteso anche ai prodotti di prima necessità che impedisce perfino il transito degli aiuti umanitari, la striscia di Gaza è stata trasformata dagli israeliani nel più grande campo di concentramento che la storia ricordi. Sfido chiunque a resistere in quelle condizioni senza farsi saltare i nervi e vorrei vedere una qualsiasi persona assistere alla morte del proprio figlio per la mancanza di medicinali o sopravvivere senza elettricità e con l’acqua razionata senza provare odio e meditare vendetta verso gli artefici di questa ingiustizia(2).

Il fine ultimo degli israeliani è quello di costringere i palestinesi ad abbandonare la loro terra per realizzare il sogno biblico della “Grande Israele”, come preconizzato dal fondatore del movimento sionista Theodor Herzl e confermato dal padre della Patria David Ben Gurion che, in un discorso del 1937, dichiarò senza mezzi termini: «Noi dobbiamo espellere gli arabi e prenderci i loro posti». Non a caso Israele è l’unico Paese al mondo che si rifiuta di definire formalmente i suoi confini.

Condanniamo pure gli attentati suicidi dei palestinesi, i razzi di Hamas e le bandiere con la stella di David bruciate in piazza dai manifestanti, ma se veramente amiamo la pace non possiamo sorvolare sulle responsabilità dell’Occidente americanizzato e continuare a giustificare la politica repressiva d’Israele.

Il popolo ebraico ha subito per duemila anni ogni sorta di persecuzione, ma questo non deve essere usato dal governo israeliano come pretesto per la sua politica repressiva e disumana contro un popolo, quello palestinese, che ha una sola colpa: quella di amare la sua terra e di non volerla abbandonare.

(1)   gli adulti erano intenti a lavorare nei campi distanti e quando si affrettarono a tornare la carneficina fu compiuta, stupri compresi.

(2)  la prima cosa che gli israeliani hanno bombardato durante l’offensiva del 2008 sono state le centrali elettriche, i dissalatori e la centrale del latte.

 Gianfredo Ruggiero, presidente  Circolo Culturale Excalibur – Varese

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9 risposte a PALESTINA

  1. Donatella Di Cesare ha detto:

    Forse però una etichetta ve la meritate: siete antisemiti. Magari non ve ne rendete neppure conto. Quello che avete scritto su Israele sono non solo menzogne, ma banalità di chi non si è peritato neppure di leggere qualche giornale o qualche libro. Che tristezza!
    Un cordiale Shalom

  2. Matteo Di Giovanni ha detto:

    Il Sig. Lello di Roma mi ha segnalato questo articolo, pregandomi di scrivere una risposta. Cosa che ho fatto; in maniera argomentata e documentata. Quindi mi ha scritto che ve l’aveva inoltrata in data 29.11. 2012. Ma non la vedo. Avrei piacere di vederla pubblicata. Saluti. Matteo Di Giovanni

    • excaliburitalia ha detto:

      Diseguito la risposta molto puntuale del Sig. Nizza che ci scrve da Gerusalemme che propongop interamente. Aggiungo solo la seguente breve nota: Gli ebrei sionisti, non meno intollerante dei musulmani e dei cristiani del Medio Evo, si sono arrogati il diritto di possesso di una terra, per quanto scarsamente popolata e arretrata, per il semplice fatto che durante il loro continuo peregrinare (erano popolazioni nomadi) l’hanno abitato duemila anni prima e sulla base di un misterioso libro scritto da loro stessi, la Bibbia (a cui si attribuisce ispirazione divina), in cui si autodefiniscono “popolo eletto” e si “promettono” una terra abitata da altri.

      Risposta a Gianfredo Ruggiero, Pace in Palestina? Una meta sempre più lontana.
      di Davide Nizza, Gerusalemme, 27.11.2012.
      NB.
      1. Qui di séguito, nel testo dell’art. di Gianfredo Ruggiero, le mie note, osservazioni, commenti e
      soprattutto dati in rosso, cui ho aggiunto alcune domande, ritengo utili per conoscere meglio e
      approfondire.
      2. Il testo di Gianfredo Ruggiero compare nella sua interezza in fondo.
      3. In genere non perdo tempo a rispondere a chi mostra di essere prevenuto e in particolare a chi
      mostra di non voler riconoscere gli elementari diritti di eguaglianza tra gli uomini e i popoli, in
      particolare il diritto del popolo ebraico alla sua autonomia e indipendenza nella sua terra.Ma in
      questo caso faccio un’eccezione, in quanto:
      a. per stima e rispetto nei cfr. dell’amico Lello Anav;
      b. non conosco il Sig. Gianfredo Ruggiero, per cui non posso escludere che sia in buona fede e
      sia male informato.
      oOo
      Pace in Palestina? Una meta sempre più lontana
      di Gianfredo Ruggiero
      Per duemila anni la Palestina è stata il segno della concordia e della tolleranza tra le varie
      confessioni ed etnie (unica parentesi i turbolenti Regni Crociati del Medio Evo).
      Non è vero:
      1. in epoca romana, diciamo i primi 2 secoli, gli ebrei sono stati fatti a pezzi, basta ricordare le
      repressioni delle 2 grandi rivolte ebraiche (66-70 e 132-35, Tito e Adriano), a séguito delle
      tassazioni e malversazioni ecc.
      2. fin dagli inizi dell’epoca bizantina (IV secolo), i cristiani hanno perseguitato ancor peggio gli
      ebrei, che abitavano pur sempre in Israele, ormai ridotti a pochi in Giudea, ma ancora molti in
      Galilea, Golàn ecc.; tra le altre cose hanno determinato: a. l’annullamento del Sinedrio; b.
      l’incremento di ondate di profughi verso paesi più tolleranti, quali soprattutto la Mesopotamia;
      3. non sottovaluterei che gli ebrei, che erano potuti ritornare (come dhimmi, come del resto i
      cristiani) a Gerusalemme e in Israele con la conquista araba (638), furono nuovamente perseguitati
      e espulsi da Gerusalemme proprio dai Crociati.
      Quindi parlare di concordia e tolleranza è un mito, che non corrisponde ai fatti.
      Inoltre: cosa ne facciamo dei precedenti circa 1300 anni, diciamo dalla conquista della Terra di
      Canaan fino alla fine del Regno di Erode e dei suoi figli e nipoti, regno autonomo e indipendente,
      cioè il Regno Asmonaico o dei Maccabei (da circa il 150 a. E.V.), Regno che, guarda caso, anche i
      romani chiamavano di GIUDEA, e in séguito Provincia IUDAEA Capta?
      Poi, nel 1948 a seguito di una semplice deliberazione dell’ONU a carattere consultivo, in spregio
      al diritto internazionale e al principio dell’autodeterminazione dei popoli (la popolazione non fu
      neppure interpellata con un referendum), le potenze vincitrici del secondo conflitto mondiale
      decisero di donare metà della Palestina agli ebrei con il pretesto che questi erano originari di quei
      luoghi e come forma di risarcimento per aver subito la persecuzione hitleriana (in realtà per lavarsi
      la coscienza a costo zero scaricandolo sui palestinesi).
      1. La storia del c.d. conflitto arabo-israeliano non comincia nel 1948 e farla partire da lì non è
      solo un arbitrio, è una posizione che ignora la storia e i fatti.
      2. La storia, oltre che politica, per quel che riguarda i documenti e i fatti, comincia nel 1800. Agli
      inizi del 1800 il Paese era desolato, desertico e disabitato; si parla di circa 300.000 abitanti in tutto,
      perlopiù beduini, seminomadi, fellahìm servi della gleba dei ricchi arabi latifondisti; gli ebrei (che
      sempre hanno continuato a abitare in Israele, tranne negli sporadici momenti di persecuzioni)
      abitavano nelle città (Gerusalemme, Hebron, Safed, Tiberiade, Acco, Giaffa, Gaza, ecc.) da secoli.
      Nella seconda metà dell’800 (molto prima della nascita del Sionismo politico (Teodoro Herzl,
      1897) gli ebrei furono i primi a uscire dalle cinte murarie e a colonizzare la terra desertica,
      nell’impresa di creare le condizioni di una vita moderna, basata sull’agricoltura (non ho qui il tempo
      di descrivere le difficoltà sia oggettive, acqua, malaria ecc., sia politiche-istituzionali, come il fatto
      che i turchi non permettevano l’acquisto di terre ecc.);
      3. tra le cause fondamentali del Sionismo politico c’è l’Affaire Dreyfus: vogliamo
      parlarne?
      4. tra i documenti:
      a. gli accordi Sykes-Picot tra Inghilterra e Francia (in origine Inghilterra, Francia, Italia e Russia,
      1915-16): vogliamo parlarne? Non si trattò di un “furto”, in quanto
      b. furono ratificati come aggiornamento dei trattati di pace nella Conferenza di Sanremo,
      24.4.1920, e in séguito
      e. ratificati dalla Lega delle Nazioni (l’ONU di allora, 24.6.1922) con i relativi Mandati:
      Libano e Siria alla Francia, Palestina a Gran Bretagna.
      f. al di là degli aspetti giuridici formali e del diritto internazionale, trovo quantomeno bizzarra la
      pretesa che i Mandati (ce ne furono tanti, sia dopo la Prima sia dopo la Seconda Guerra Mondiale e
      anche l’Italia ha avuto quello della Somalia) siano validi e incontestati, tranne questo; non sarà
      perché riguarda gli ebrei? Mah!
      5. Dunque tutto questo non c’entra niente con i presunti risarcimenti morali per le persecuzioni
      nazifasciste, che ancora non esistevano, né erano pensabili.
      “donare metà della Palestina agli ebrei con il pretesto che questi erano originari di quei luoghi”.
      A. Che gli ebrei siano gli abitanti storici “originari” di Israele (sull’uso del termine Palestina, che
      è moderno, non ho qui il tempo di spiegare) da circa 3300 anni è un fatto storico, non è un
      “pretesto”, certamente in confronto a tutti gli altri dominatori o invasori di tutti i tempi, tutti
      scomparsi (come gli Egizi, gli Assiri, i Babilonesi, i Persiani e i Parti, i Romani, i Greci,, i Fenici
      ecc.).
      B. La mappa del Mandato Britannico della Palestina delineava i confini di tutto quello che
      adesso si chiama Israele, compresi i territori contesi E L’ATTUALE GIORDANIA. V. mappa in

      Ma poi gli inglesi, con atto unilaterale, riconosciuto solo da loro stessi e dal Regno di
      Transgiordania, nel 1922 scorporano la parte orientale del Mandato e “inventano” (come direbbe il
      Metternich) uno Stato mai esistito per una nazione mai esistita, col nome (appunto significativo di
      TRANSJORDAN)
      In questo modo insediano Abdallah, uno dei figli dello Sceicco dell’Hejaz (cioè della Mecca),
      Hussein bin Ali, che era stato spodestato dal giovane capo beduino Abdel Aziz II Ibn Saud (futuro
      fondatore dell’Arabia Saudita. Tuttora il potere in Giordania è tenuto dalla famiglia Hashemita col
      supporto delle sue tribù beduine (e altri, quali fidati circassi), mentre circa i ¾ della popolazione
      sono palestinesi immigrati (secondo alcune opinioni politiche la Giordania è de facto il 1° Stato
      palestinese; per costoro parlare dei territori contesi significa parlare del 3° Stato palestinese,
      essendo de facto Gaza il 2° Stato palestinese con un governo, Hamas, democraticamente eletto).
      Quindi, riassumendo, a proposito dell’enunciato “donare metà della Palestina agli ebrei con il
      pretesto che questi erano originari di quei luoghi”, è vero il contrario: ai legittimi abitanti della
      Palestina ebrei sono stati sottratti i 2/3 del territorio sancito dalla Lega delle Nazioni.
      Gli ebrei, preso possesso di quelle terre,
      Cosa significa? Le hanno rubate? Quando? Hanno costretto gli Arabi a fuggire con la minaccia
      delle armi? Ma portare le armi era illegale: solo l’esercito inglese poteva portare le armi; chi veniva
      colto con armi veniva processato davanti al tribunale militare e condannato anche fino
      all’impiccagione.
      Le verità è che gli ebrei, a parte le proprietà delle case in città, le terre le avevano comprate
      legalmente dai legittimi proprietari, in stragrande maggioranza arabi e/o beduini, nonostante le mille
      difficoltà giuridiche (dati i limiti posti dalla legge turca) e sempre pagandole un prezzo molto più
      caro del valore di mercato, spesso facendo collette o con l’aiuto del Fondo Nazionale Ebraico, i cui
      proventi venivano dalle offerte degli ebrei della Diaspora.
      cacciarono con la forza chi le abitava da sempre:
      Se stiamo parlando della guerra del 1948 questa frase, fuori dal contesto, è faziosa:
      1. Chi le abitava “da sempre?” il testo induce a presumere i palestinesi. Falso. La stragrande
      maggioranza di quelli che oggi si chiamano palestinesi sono immigrati tra fine 800 e poi sotto il
      Mandato Britannico (con il favore degli ingesi per politica filoaraba) soprattutto per il benessere
      creato nei decenni dagli ebrei locali, poi dai sionisti e infine in parte anche dagli inglesi. Gli unici
      che si possono definire gli abitanti locali da sempre sono gli ebrei.
      900mila palestinesi furono costretti ad abbandonare le loro case per fare posto ai nuovi arrivati
      Cifra di parte palestinese, non ritenuta attendibile. I dati storici parlano di circa 650.000.
      Inoltre, mettendo le cose nel loro contesto storico: contemporaneamente, tra il 1948 e il 1949,
      furono cacciati, anche con pogrom e eccidi, circa 850.000 ebrei dai Paesi arabi (comunità che
      vivevano colà da secoli e anche millenni), coerentemente con le loro opinioni antisionistiche
      (termine leggermente eufemistico: cosa c’entravano con il conflitto regionale?), i quali nudi e crudi,
      privati anche della cittadinanza, in grandissima parte immigrarono nel neonato Stato di Israele (gli
      Stati democratici illuminati non gradivano questi profughi. Ricorda qualcosa?). Per questo motivo
      la popolazione della Palestina, che al momento della dichiarazione ONU 181, 29.11.1947, contava
      circa 650.000 ebrei su circa 1.250.000 abitanti, nel 1949-50 contava circa 1.250.000 abitanti, quasi
      tutti ebrei.
      Perché gli arabi sono fuggiti? La critica storica, anche recente (incluso il noto Benny Morris),
      sintetizza così le cause principali, diciamo in ordine di grandezza numerica:
      1. molti fuggirono persuasi dalla propaganda araba (radio di vari Stati arabi, volantinaggi,
      proclami di religiosi ecc.), che incitava a lasciare le case, in modo da permettere agli eserciti arabi
      di entrare nel Paese subito dopo il ritiro degli inglesi e facilitare il compito di “gettare a mare i
      sionisti”;
      2. molti fuggirono per paura delle “rappresaglie” che i sionisti avrebbero commesso contro di
      loro, cosa naturale in certa mentalità islamica, dato che solo nei decenni 20-40, la popolazione araba
      locale aveva commesso veri e propri pogrom (i più tragici nel ’20, nel ’21, nel ’29, nel ’36-39 e altri
      ancora dopo il ’45), trucidando ebrei inermi, uomini donne, vecchi e bambini (il panettiere di
      Hebron lo misero in forno…); quindi per certa mentalità era ovvio che i sionisti avrebbero fatto loro
      quello che loro avevano fatto ai sionisti. Solo che i sionisti, per quanto assimilati e anti religiosi e
      laici e socialisti, erano pur sempre ebrei, oltre che democratici, e non hanno mai avuto la cultura né
      della vendetta, né della legge del taglione (altro vecchio pregiudizio da sfatare, sempre duro a
      morire), né di faide e simili. Infatti, tranne qualche rara eccezione, non commisero eccidi.;
      3. durante la guerra si combatteva dappertutto, non solo contro l’invasione di eserciti regolari
      (Egitto, Giordania, Siria, Iraq, Libano, laddove gli israeliani non avevano né esercito, essendo
      appena nato nel maggio del ’48, né praticamente armi, certo non artiglieria, mezzi pesanti,
      aviazione ecc.), ma anche per le strade, nelle città e nei villaggi. Spesso entrambe le parti se le
      diedero e le presero, ma in complesso avvenne che: a. le popolazioni che non combatterono gli ebrei
      non furono disturbate (Israele è pieno di luoghi abitati da locali fin dalla fine dell’800 e oltre); b. le
      popolazioni che attaccarono gli ebrei furono a loro volta attaccate e nella maggior parte dei casi
      persero e fuggirono. Una minoranza (circa 250.000) rimasero indisturbati.
      e 530 villaggi (cifra di parte palestinese, non attendibile) furono completamente distrutti per
      impedirne il ritorno e molti altri sostituiti con insediamenti per soli ebrei. Neppure i cimiteri, luoghi
      sacri per i musulmani, furono risparmiati. Quasi tutto falso e/o di parte.
      Lo spirito colonialista e di supremazia razziale del movimento sionista è condensato nello
      slogan, poi ripreso dal futuro Primo Ministro Israeliano Golda Meir: « Una terra senza un popolo,
      un popolo senza terra». In queste parole si coglie la totale indifferenza ebraica verso la popolazione
      palestinese che non viene neppure considerata, come se non esistesse.
      1. La frase attribuita a Golda Meir è molto più antica e risale alla fine dell’800.
      2. In cifre corrisponde sostanzialmente alla verità.
      3. Gli arabi della regione non si sono mai chiamati palestinesi fino alla fondazione dell’OLP
      (1964). Prima si consideravano turchi o, in particolare i primi circoli intellettuali ancora negli anni
      ’20, futuri cittadini SIRIANI, cioè si sentivano siriani meridionali.
      4. Comunque la Dichiarazione ONU 181 prevedeva una geopardizzazione di quello che era
      rimasto del Mandato su base etnica (più ebrei di qua, più arabi di là) e aveva proclamato ciò che in
      parole povere si chiama DUE STATI PER DUE POPOLI, come segue:
      fermi restando i diritti delle popolazioni locali.
      5. Solo che Ben Gurion e i sionisti accettarono la proposta ONU, invece TUTTI I PAESI
      ARABI, LA LEGA ARABA E I (FUTURI) PALESTINESI RIFIUTARONO. Non solo, ma
      dichiararono la guerra, che infatti ci fu e fu una guerra di aggressione e invasione, dalla quale
      Israele uscì sostanzialmente vincitore.
      6. Quindi quei confini della 181 non entrarono mai in vigore, sebbene la Risoluzione 181 resti e
      crei precedente, ma i nuovi confini di Israele dal 1949 al 1967 furono armistiziali (non politici),
      come segue:
      Forti dell’appoggio incondizionato degli americani e, inizialmente, anche dei sovietici, gli ebrei
      si abbandonarono a vere e proprie stragi e atti di puro terrorismo (tutto falso: grande frittata di fatti
      diversi, di situazioni diverse, di periodi e anni diversi)
      come il massacro del villaggio palestinese di Deir Yassin del 9 aprile 1948 ad opera del gruppo
      terrorista IRGUM (rectius: IRGUN; partecipò anche il Lehi) (i cui leader politici erano Begin e
      Shamir) che causò la morte di 254 tra vecchi, donne e bambini(1)
      Su Deir Yassin c’è una letteratura enorme, anche una recente ricerca di studenti dell’Università
      araba di Bir Zait. Il succo del discorso è:
      1. non si trattò di massacro, bensì di una battaglia, con morti e feriti da entrambe le parti; la
      maggior parte dei morti furono civili (come sempre avviene nei conflitti urbani);
      2. il villaggio fu attaccato perché da lì partivano gli attentati ai convogli che portavano
      vettovagliamenti e medicinali a Gerusalemme, che era sotto assedio (mancava anche l’acqua);
      3. l’operazione fu affidata all’Irgùn, ma il comando era unificato (Haganàh, Irgùn e Léhi);
      4. gli uomini non erano tutti così pacifici contadini, come la nota del Sig. Gianfredo Ruggiero
      riporta; infatti combatterono in molti assieme a altri miliziani iracheni e avevano armi da fuoco e
      bombe (per inermi contadini non c’è male, direi);
      5. il numero ritenuto oggi attendibile, anche secondo la ricerca di Bir Zeit (che ho letto alcuni
      anni fa in rete) è di circa 100;
      6. tutta la brutta storia fu ingigantita fin dai primi giorni per vari motivi, tutti di parte; tra questi:
      a. il rendiconto fazioso di Meìr Paìl per ragioni anti-Begin e anti-Lehi; b. idem da parte del
      rappresentante della Croce Rossa di Gerusalemme (sulla CR Internazionale e il suo NON operato
      durante il nazismo e poi ancora nei cfr. del Magghèn Davìd Adòm bisognerà parlare una buona
      volta), Jacques de Reynier, famigerato antisionista antisemita; c. la diffusione della strage che non
      c’era stata da parte della propaganda araba stessa, fatto che comportò appunto la fuga a macchia
      d’olio da parte di molti;
      7. qualche lettura:
      http://en.wikipedia.org/wiki/Deir_Yassin_massacre
      http://www.freerepublic.com/focus/religion/674327/posts
      http://www.israelforum.com/board/showthread.php?7913-Dier-Yassin-quot-Massacre-quot-a-
      Fraud-say-the-Arabs!
      http://www.politicsforum.org/forum/viewtopic.php?t=87641
      e l’assassinio, avvenuto il 16 settembre dello stesso anno, del mediatore delle Nazioni Unite, lo
      svedese Folke Bernadotte (un ben noto fazioso antisionista: basta leggere le sue posizioni politiche),
      per aver denunciato le violenze sioniste (appunto un fazioso: le violenze arabe andavano bene…).
      L’omicidio fu rivendicato da un gruppo terrorista di cui facevano parte due futuri ministri israeliani,
      Cohen e Friedman.
      Anche da parte palestinese non mancarono atti di terrorismo a cui corrispondevano rappresaglie
      dure, indiscriminate e sproporzionate.
      Le successive guerre arabo-israeliane si conclusero con la netta sconfitta della coalizione araba,
      disorganizzata e male armata, e con l’occupazione di altre consistenti porzioni di territorio
      palestinese.
      Vogliamo mettere a confronto gli eserciti di Egitto, Giordania (Legione Araba, addestrata dagli
      inglesi e comandata dall’inglese islamizzato Glubb Pascià), Siria, Iraq, Libano, più sostegno di
      Arabia Saudita, più armamenti e istruttori URSS ecc. ecc. ecc., circa 500 milioni contro circa 2
      milioni, senza parlare del petrolio?
      Il nuovo Stato d’Israele si è subito caratterizzato in senso rigidamente razziale e confessionale
      essendo aperto ai soli ebrei osservanti.
      Palla colossale o malafede: Tutti sanno che Israele è l’unico Stato democratico della regione,
      circondato da 22 Stati arabi e 54 Islamici, nessuno dei quali democratico, tutti più o meno regimi
      sanguinari dittatoriali che fanno strame dei loro sudditi tutti i giorni nell’indifferenza delle opinioni
      pubbliche e delle nazioni c.d. civili.
      Inoltre Israele è uno Stato laico, anzi per molti decenni, finché i governi erano socialisti di centro
      sinistra, i c.d. religiosi erano discriminati, se non perseguitati.
      Una legge, quella definita “Del Ritorno”, consente alle autorità religiose ortodosse di esercitare
      un controllo ferreo sui matrimoni ebraici, sono infatti vietate le unioni tra gli ebrei e i non ebrei (i
      cosiddetti “gentili”), sui divorzi, sulle conversioni e sulle sepolture.
      Tutto falso. La Legge del Ritorno afferma un semplice principio democratico: essendo lo Stato di
      Israele l’unico Stato del Popolo di Israele, ogni ebreo ha il diritto di ricevere la cittadinanza, se lo
      richiede, quando immigra; gli altri, non ebrei, possono immigrare, lavorare (ottenuti i regolari visti e
      permessi), sposarsi, divorziare e fare tutto quello che vogliono nei limiti delle leggi dello Stato, che
      sono uguali per tutti, come in ogni Stato democratico.
      Ai palestinesi è negata qualunque possibilità di farvi parte.
      Falso. I palestinesi (una volta si diceva arabi israeliani) israeliani sono cittadini dello Stato con
      pari diritti e doveri: votano e possono essere eletti anche nella Kenésset (il Parlamento), dove, oltre
      a loro rappresentanti ci sono vari partiti arabi; esercitano tutti i mestieri e le professioni; in molti
      casi fanno il servizio militare (per molti è facoltativo, per altri è obbligatorio) e fanno carriera in
      tutte le armi fino ai più alti gradi.
      Lo stesso impedimento riguarda gli ex-ebrei, ossia persone che pur essendo di discendenza
      ebraica professano una religione diversa dal Giudaismo: anche a loro è impedito di stabilirsi in
      Israele.
      Totalmente incomprensibile. Irrazionale. Frase priva di qualunque nozione di base su chi siano
      gli ebrei, che cosa sia l’ebraismo ecc.
      I pochi arabi che hanno potuto continuare a vivere in quella che una volta era la loro terra
      devono essere riconoscibili (le loro auto, ad esempio, hanno una targa diversa);
      Falso. Le targhe sono uguali per tutti i veicoli israeliani. I veicoli dell’ANP hanno targhe loro. A
      me pare ingiusto che, mentre io non posso andare con la mia auto israeliana a Betlemme, a
      Ramallah o a Gerico, sulle strade isreliane circolino auto targate ANP e, mentre non posso neanche
      a piedi andare a bere un caffè o a vedere quel poco che rimane dei siti archeologici di Gerico (in
      parte distrutti dai beduini dopo il ritiro degli israeliani nel 2000), se vado a fare il bagno nel mar
      Morto trovo più palestinesi di Gaza e dintorni, con mogli e figlie completamente coperte, che
      israeliani o ebrei o turisti.
      è sì permesso loro di eleggere dei rappresentanti al Parlamento, ma in quanto piccola, innocua e
      assimilata minoranza.
      Ma se sono minoranza, circa il 20&, che cos pretende? Che abbiano la maggioranza? Strana
      opinione della democrazia!
      Il concetto di società multietnica che tanto piace in Occidente e sbandierato anche in Italia come
      massima espressione di democrazia, libertà e pluralismo in Israele non solo non è neppure
      contemplata, ma è addirittura vietata per legge.
      Falso. Basta girare per qualunque città o villaggio israeliano, da Tel Aviv (dove fra l’altro,
      comne è noto, cercano rifugio per vivere la loro diversa sessualità tanti palestinesi, che a Ramallah e
      altrove rischiano una fine atroce) a Gerusalemme, a uno dei tanti villaggi beduini o drusi o circassi,
      o quartieri cristiani o armeni o altri diversi di città diverse, per assistere a uno spettacolo di gente
      diversa, con ogni tipo di abbigliamento, aspetto religioso, etnico, colore, naturalmente anche della
      pelle ecc.
      Una sentenza della Corte Suprema israeliana del 1989 stabilisce che alle elezioni sono esclusi
      partiti politici o persone che prevedono nel loro programma uno Stato multi-culturale o che mettano
      in discussione il principio dello Stato per Soli Ebrei (SSE).
      Non conosco questa legge: l’autore dovrebbe essere più preciso e fornire almeno qualche dato
      che renda controllabile la fonte. So solo di una legge che vieta la costituzione di liste elettorali che
      neghino il diritto all’esistenza dello Stato di Israele come Stato democratico. Ben nota anche la
      legge detta anti Cahana (dal nome del politico e rabbino), che vieta la partecipazione a liste che
      istighino a ideologie razziste. Quindi semmai tutto il contrario di quanto supra affermato.
      Israele non ha una Costituzione e questo consente ai suoi tribunali di agire con libertà ed arbitrio
      nelle sentenze, soprattutto a carico dei non ebrei.
      Anche l’Inghilterra e altri Stati democratici non hanno una Costituzione scritta. In Israele ci sono
      le Leggi Fondamentali, che hanno valore equivalente a una Costituzione.
      Quanto all’invadenza delle sentenze della Corte Suprema sulle leggi del parlamento è in corso da
      anni una aspra polemica (anche in Italia mi sembra che ci siano alcuni problemini, p. es. sul fatto
      che i giudici sono irresponsabili, non rendono mai conto dei loro errori, possono passare da una
      funzione all’altra, entrare in politica e rientrare in magistratura ecc. e non mi risulta che la gente
      abbia grande opinione sull’operato e l’imparzialità dei giudici in generale).
      Con queste caratteristiche definire Israele un “avamposto di democrazia in Medio Oriente”,
      come spesso si sente affermare, mi pare quanto meno azzardato.
      Quali sarebbero gli esempi di democrazia nel raggio di qualche migliaio di km da queste parti?
      Forse la teocrazia degli Ayatollah? Forse il fondamentalismo dei Fratelli Mussulmani del Presidente
      Mursi in Egitto? O forse il regime del quasi fondamentalista Erdogan in Turchia, ben nota
      democrazia: chiedere ai giudici e ai giornalisti, nonché ai militari che a centinania marciscono in
      galera in questa democrazia avanzata e illuminata!
      In Israele ci sono tutti i criteri della democrazia, dalla separazione dei poteri alla libertà di
      espressione e persino non si applica de facto la censura militare, pur essendo il Paese in guerra da
      sempre.
      Quella che è in atto da sessant’anni in Palestina è una lotta tra due popoli per il diritto
      all’esistenza.
      Bufala colossale! Questo non è mai stato un conflitto territoriale. Se lo fosse, in quasi cent’anni e
      due Guerre Mondiali e una quantità di altre guerre locali e intifade varie, nonché ritiri unilaterali,
      come da Gaza nel 2005, la pace si sarebbe fatta da generazioni.
      Questo è un CONFLITTO IDEOLOGICO, cioè: gli arabi e in generale i mussulmani non
      tollerano che i dhimmi (cioè ebrei e cristiani) osino pretendere di essere uguali a loro. I dhimmi
      possono al massimo stare sotto, essere sottomessi, sudditi di serie C. Se osano pretendere di essere
      “uguali” diventano ipso facto ribelli e meritano di essere sgozzati, in quanto hanno violato i patti di
      sottomissione.
      Infatti anche per il Pachistan (inventato nel 1947 dall’ONU per le stesse ragioni: separare i due
      contendenti) e l’India il conflitto è ancora con i suoi massacri, stragi e attentati, dopo 65 come qua,
      nonostante un sacco di milioni di deportati da una parte all’altra.
      Lo stesso in Kossovo, a differenza di tutti gli altri popoli e Stati che si sono formati al
      disfacimento della Yugoslavia, qualcuno con guerre, altri pacificamente.
      Altro che conflitto di civiltà! È un eufemismo.
      La differenza è che mentre gli israeliani, armati dall’America, hanno uno dei più potenti eserciti
      del mondo con tanto d’armamenti nucleari che possono usare a loro piacimento, i palestinesi
      possono disporre solo di rudimentali razzi a breve gittata forniti dall’Iran (che fanno più rumore che
      danni) e del proprio corpo. A ciò si aggiunge la diplomazia occidentale guidata dall’America che,
      con il suo atteggiamento sempre giustificativo a favore d’Israele anche quando commette atti
      disumani come il bombardamento di abitazioni civili e l’omicidio di politici palestinesi, non lavora
      certo per la pace.
      Che cumulo di falsità e di calunnie!
      L’alleanza con gli USA non c’è sempre stata, è relativamente recente.
      Delle alleanze di tutti i Paesi arabi con URSS e relativi armamenti e poi con USA ecc. e dei
      finanziamenti petroliferi ecc. e delle politiche filoarabe della maggior parte dei Paesi del mondo
      soprattutto per petrolio e mercato, e quindi anti-israeliane cosa ne facciamo?
      E delle politiche storicamente filoarabe e antisioniste del Foreign Office e del Dipartimento di
      Stato cosa ne facciamo?
      I missili anche di pochi km di gettata cadono su cittadine, villaggi scuole e civili israeliani: per
      questo fanno meno male? E gli ultimi che hanno 40-70 km di gittata e cadono su Tel Aviv e
      arrivano fino a Gerusalemme non colpiscono i civili? Questi non si chiamano crimini di guerra? E
      quelli che cadevano in Galilea fino a Haifa andavano bene?
      Ah, già, si sa, ma loro sono poverini, sparano a casaccio, quindi sbagliano; se centrano e
      uccidono e dilaniano civili si tratta di grossolani colpi di fortuna. Invece gli israeliani, questi
      cattivoni, loro sono precisi, esperti, addestrati, tecnologizzati, quindi, sebbene facciano di tutto per
      mirare a obiettivi precisi (lanciatori di missili, capi terroristi ecc.), evitando i civili al punto di
      rinunciare spesso all’operazione per non colpire gli inermi innocenti, se incideltalmente colpiscono
      civili sono appunto criminali e dàgli coi crimini di guerra, che neanche i nazisti, si sa…
      Circondata da mura alte 10 metri, controllata dal mare dalle navi da guerra e dal cielo dai satelliti
      spia a sostegno di un rigido embargo esteso anche ai prodotti di prima necessità che impedisce
      perfino il transito degli aiuti umanitari, la striscia di Gaza è stata trasformata dagli israeliani nel più
      grande campo di concentramento che la storia ricordi. Sfido chiunque a resistere in quelle
      condizioni senza farsi saltare i nervi e vorrei vedere una qualsiasi persona assistere alla morte del
      proprio figlio per la mancanza di medicinali o sopravvivere senza elettricità e con l’acqua razionata
      senza provare odio e meditare vendetta verso gli artefici di questa ingiustizia(2).
      Tutte palle.
      1. prima della 1a intifada non c’era nessuna barriera intorno a Gaza: si andava dappertutto e
      anche i gazani lavoravano nei kibbutzìm o anche in Israele, regolarmente retribuiti con paghe
      sindacalizzate; lo stesso dagli altri territori. Perché è stata/sono state costruite le barriere difensive
      (adesso anche nel Sinai con l’Egitto)? Semplice: perché se tu passi il tempo a venire nel mio
      territorio a farti saltare in aria e a fare attentati, io mi difendo. Così c’era un tempo in cui si andava
      in aeroporto col biglietto, si presentava e si partiva; adesso si fanno controlli; chissà perché?!
      2. Israele non ha fatto mai mancare nessun tipo di rifornimenti a Gaza: l’unico controllo e merci
      vietate sono i materiali utili a fabbricare armi e espolisivi. Da Israele transitano circa 300 camion al
      giorno; quando dicono che “chiudono” i valichi, vuol dire che ne passano 150.
      3. Dalla frontiera di Rafiah con l’Egitto passa di tutto: anche e soprattutto armi, droga, tratta
      delle bianche, prostitute, profughi e disperati africani in cerca di lavoro (gente masochista, che
      vuole venire in questo paese tirannico, razzista appunto ecc.). Il tutto nell’indifferenza delle truppe
      ONU e in particolare EU, da noi contribuenti lautamente pagate per non far niente.
      4. Israele è un caso unico al mondo in cui, mentre l’esercito interviene a Gaza per elimiare armi e
      terroristi, continua a erogare elettricità, carburante ecc. a Gaza, da cui vengono sparati centinaia di
      missili (migliaia all’anno) sui suoi civili inermi e certo innocenti. Inoltre continua a ricoverare nei
      suoi ospedali civili che necessitano di cure specialistiche. Ma perché questi poveracci non spendono
      un po’ dei miliardi di dollari americani, sauditi ecc. e di euri europei ecc. per costruire qualche buon
      ospedale ecc.? forse perché non hanno tempo, impegnati come sono a armarsi per annientare l’entità
      sionista? Boh?
      Il fine ultimo degli israeliani è quello di costringere i palestinesi ad abbandonare la loro terra per
      realizzare il sogno biblico della “Grande Israele”, come preconizzato dal fondatore del movimento
      sionista Theodor Herzl e confermato dal padre della Patria David Ben Gurion che, in un discorso
      del 1937, dichiarò senza mezzi termini: «Noi dobbiamo espellere gli arabi e prenderci i loro posti».
      Non a caso Israele è l’unico Paese al mondo che si rifiuta di definire formalmente i suoi confini.
      Tutte palle. Ben Gurion non l’ha mai detto e non era la sua politica. Herzl era laico e liberal e
      antireligioso. Ben Gurion accettò la micro-Israele, come già spiegato sopra, cioè la 181 ONU.
      Tradotto: la metà di un terzo non della Grande Israele, ma del territorio della Palestina S. Remo
      1920. Sono gli arabi che hanno rifiutato e non hanno mai accettato né riconosciuto il diritto del
      popolo ebraico al suo Stato nella sua terra, neppure in dimensioni micro.
      Perché bisognerebbe capire che nell’Islam la terra conquistata è Dar el-Salàm, è islamica, per
      sempre; anche la Spagna, anche la Sicilia ecc. E non importa se, provvisoriamente, non vi sono più
      mussulmani. Sempre islamica è. Anche il globo terrestre dovrà essere islamizzato, perché questa è
      la missione dell’Islam: condurre tutto il genere umano alla conversione alla vera fede.
      Svegliatevi, genti, sveglia!
      Condanniamo pure gli attentati suicidi dei palestinesi, i razzi di Hamas e le bandiere con la stella
      di David bruciate in piazza dai manifestanti, ma se veramente amiamo la pace non possiamo
      sorvolare sulle responsabilità dell’Occidente americanizzato e continuare a giustificare la politica
      repressiva d’Israele.
      Il popolo ebraico ha subito per duemila anni ogni sorta di persecuzione, ma questo non deve
      essere usato dal governo israeliano come pretesto per la sua politica repressiva e disumana contro
      un popolo, quello palestinese, che ha una sola colpa: quella di amare la sua terra e di non volerla
      abbandonare.
      Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Culturale Excalibur – Varese
      (1) gli adulti erano intenti a lavorare nei campi distanti e quando si affrettarono a tornare la
      carneficina fu compiuta, stupri compresi.
      (2) la prima cosa che gli israeliani hanno bombardato durante l’offensiva del 2008 sono state le
      centrali elettriche, i dissalatori e la centrale del latte
      oOo
      Per finire vorrei porre alcune questioni (D. N.).
      1. Vogliamo parlare dello schieramento arabo-mussulmano a favore del nazismo e in particolare
      del Mufti di Gerusalemme Haj Amin Al Husseini, che, oltre a fare propaganda in arabo a Radio
      Berlino, contribuì al reclutamento di circa 1-200.000 Waffen SS nei Balcani?
      2. Laddove i sionisti (e naturalmente tanti ebrei) si arruolarono volontari nella Brigata
      Palestinese e combatterono con l’VIII Armata in Italia contro i nazifascisti.
      3. Che cosa ne facciamo dei TRE NO di Khartum? Non ne parla più nessuno, ma non sono mai
      decaduti.
      4. Qualcuno ha letto la Carta dell’OLP, tuttora in vigore?
      http://en.wikipedia.org/wiki/Palestinian_National_Covenant
      Vi si parla della distruzione dell’Entità Sionista con tutti i mezzi ecc. Dunque è normale che un
      PM israeliano si sieda al tavolo delle trattative con uno che non riconosce il suo diritto
      all’esistenza? Ah, già, dimenticavo, il problema non si pone: infatti Abu Mazen non si siede a
      nessun tipo di questo benedetto tavolo.
      5. A proposito: come deve comportarsi un leader israeliano nei cfr. di Abu Mazen, in quanto
      autore di una tesi di laurea negazionista della Shoàh, mai ritrattata? Ah, prevedo la risposta: ma
      bisogna capirli, sono dei poverini, poveretti, bisogna fare delle concessioni, meglio se dolorose, ecc.
      ecc. ecc.
      6. E della Carta di Hamas? Leggere, leggere, molto istruttivo:
      http://www.thejerusalemfund.org/www.thejerusalemfund.org/carryover/documents/charter.html
      http://en.wikipedia.org/wiki/Hamas_Covenant
      7. Gaza. Quando nel 2005 gli israeliani attuarono il ritiro unilaterale da Gaza, smantellarono
      vase, sinagoghe e furono traslate le salme dai cimiteri, ben sapendo che sarebbero stati profanati,
      come infatti puntualmente avvenne. Ma lasciarono gli impianti e le serre, strutture del valore di
      centinaia di milioni di euro; v.:
      http://www.nir-vana.com/photosite/photojournalism/katif/
      http://www.nir-vana.com/photosite/photojournalism/katif/
      Subito dopo i gazani hanno bruciato tutto.
      8. A proposito: ma perché i palestinesi non possono produrre? I sionisti/ebrei/israeliani da quasi
      cent’anni fanno fiorire il deserto, loro sono dei minus habens? Non sono esseri normali come tutti i
      cittadini del mondo? Ah, già, dimenticavo: gli ebri sono demo-pluto, tutti ricchi banchieri sfruttatori
      del genere umano, bolscevichi, hanno ucciso Gesù, ecc. ecc. ecc.; i palestinesi sono vittime…
      9. Gaza è un lager a cielo aperto ecc. Allora come è possibile che in meno di 30 anni gli abitanti
      siano passati da circa 900.000 a più di un milione e mezzo? Ah, già, si capisce: sono i cattivi sionisti
      razzisti che li deportano… (N. B. circa il 90% dei gazani sono beduini).
      10. Gaza: andare a vedere su Youtube, fonti locali: come vivono, palazzi, mercati, scuole, luci,
      risoranti (digitare p. es. Gaza Park, Gaza restaurant Roots), alberghi di lusso. Vedere per credere!
      11. Perché noi contribuenti paghiamo 2 Agenzie Profughi dell’ONU?
      a. una si chiama UNHCR; è per tutti:
      http://www.unhcr.org/cgi-bin/texis/vtx/home
      b. l’altra si chiama UNRWA:
      http://www.unrwa.org/
      e di chi si occupa? INDOVINATO! Dei poveri Palestinesi. Giusto, no? Miracolo demografico: in
      una sessantina d’anni si sono moltiplicati da 650 o 900 mila a presunti quasi 5 milioni (dati loro) e
      continuano, perché hanno il privilegio di trasmettere il loro status quo di profughi di generazione in
      generazione in saecula saeculorum. Quindi, fra l’altro, perché dovrebbero lavorare? Tanto c’è chi li
      mantiene… Sarà forse che il loro sangue è più rosso (o blu) dei circa 100 milioni di poveri rifugiati
      dell’ultimo mezzo secolo nel mondo?
      ______________________________ oOo ___________________________________

  3. yessica ha detto:

    quanto dura stà cosa. gli israeliani sono a….i. gli stati uniti e il resto gli hanno buttati apposta in mezzo ai mussulmani così sperano che verrano sterminati tutti e definitivamente.

  4. Pingback: La TIMELINE CATASTROFICA e la positivista a confronto. La distruzione e la ricostruzione: sugli universi paralleli | Escogitur.it

  5. Pingback: Pace in Palestina? - AlterEcoItalia

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