25 LUGLIO – 8 SETTEMBRE 1943, le date della svolta

1943, L’ANNO DELLE ILLUSIONI

di Gianfredo Ruggiero

Il 1943 può essere definito come l’anno delle illusioni: si illusero i congiurati del Gran Consiglio del Fascismo di salvare il Regime sacrificando Mussolini; si illusero il Re e Badoglio di tradire l’alleato senza pagare dazio; si illusero i ragazzi di Salò di difendere l’onore d’Italia e finirono col combattere i propri fratelli; si illusero i partigiani di sostituire la dittatura fascista con quella del proletariato, pensando di fare dell’Italia una repubblica sovietica e si ritrovarono, invece, a sostenere la monarchia e l’occupante americano; si illusero infine gli italiani convinti che la guerra fosse finita, quando invece ne stava per iniziare una seconda ben peggiore.

Tutto ebbe inizio il  25 luglio 1943 quando, con una deliberazione del Gran Consiglio del Fascismo, il Regime cessò di esistere. Mussolini, pur potendo rigettare l’ordine del giorno del Ministro Grandi e far arrestare i congiurati, inspiegabilmente accettò il deliberato che lo esautorava di tutti i suoi poteri per essere trasferiti al Re.

Intanto Vittorio Emanuele III con i vertici delle Forze Armate tramava per liquidare Mussolini, come primo atto per poi passare dalla parte vincente, quella degli alleati.

Il responso del Gran Consiglio, contrariamente alle intenzione dei protagonisti (che di fatto si comportarono come utili idioti, per dirla alla Lenin), tornò utile al Re per dare una insperata veste  istituzionale a quello che fu a tutti gli effetti un Colpo di Stato.

L’indomani Mussolini, rispettoso delle regole e convinto della correttezza di Vittorio Emanuele III, si presentò al monarca per rassegnare le proprie dimissione da Capo del Governo. Il Re, il cui unico scopo era quella di salvare la corona e se stesso dal tracollo bellico, con un atto inconcepibile dal punto di vista istituzionale, lo fece sequestrare (e non arrestare in quanto ne mancavano i presupposti giuridici).

Tutti i poteri furono affidati ai vertici dell’esercito che instaurarono una dittatura militare con a capo il Maresciallo Badoglio. Del nuovo esecutivo nessun esponente politico ne faceva parte in quanto i partiti rimanevano fuori legge al pari del partito fascista nel frattempo sciolto.

A parte qualche spontanea manifestazione di giubilo, derivante dall’equivoco che con la caduta del regime sarebbe finita la guerra, degli antifascisti e dei partigiani neanche l’ombra, li avremmo visti solo dopo al seguito delle vittoriose truppe alleate.

Il nuovo governo si affrettò a rassicurare l’alleato tedesco circa la fedeltà dell’Italia e il proseguimento della guerra (1)  e nel contempo avviò segreti contatti con gli angloamericani per passare armi e bagagli dalla parte del nemico, nella patetica illusione di uscire indenni da una guerra che volgeva al peggio.

L’8 settembre 1943 arrivò l’annuncio di Badoglio che chiamò armistizio quello che in realtà fu tradimento: nel volgere di 24 ore i tedeschi divennero improvvisamente nemici e gli invasori americani alleati.

Questo atto scellerato non mutò le sorti del conflitto, non servì a lenire le sofferenze della popolazione civile che continuò a lungo a morire sotto i bombardamenti terroristici dell’aviazione angloamericana. Servì solo a scatenare l’ira vendicativa di Hitler, in quel momento padrone assoluto del nostro Paese.

Con il rovesciamento del fronte e il passaggio dell’Italia dalla parte degli angloamericani (che faceva presagire una rapida e vittoriosa conclusione del conflitto), si riorganizzarono i vecchi partiti che seppero, soprattutto quello comunista che aveva mantenuto una sua struttura clandestina, cogliere al volo quella insperata opportunità di tornare ad essere protagonisti della politica italiana. La guerra invece continuò per altri 18 mesi e nel conflitto tra eserciti si inserirono i partigiani, alcuni smaniosi di ricostruirsi una verginità politica dopo essersi affermati grazie al regime, altri per attribuirsi delle onorificenze da spendere al tavolo della spartizione del potere alla fine del conflitto. E fu guerra civile.

Questi sono i fatti che ognuno può giudicare, ma che dubito si possano contestare.

Gianfredo Ruggiero

Note                                                                                                                      

(1)  II governo Badoglio, per bocca del Generale Ambrosio capo di stato maggiore generale, chiese ai tedeschi, il 6 agosto del 1943 a Tarvisio, 16 divisioni per contrastare lo sbarco alleato in Sicilia.

 

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Una risposta a 25 LUGLIO – 8 SETTEMBRE 1943, le date della svolta

  1. Claudio Razeto ha detto:

    Marco Gasparini
    Claudio Razeto
    1943
    Diario dell’anno che sconvolse l’Italia
    Castelvecchi editore
    pagine 286
    Il 1943 fu indubbiamente l’anno che cambiò il corso della Seconda Guerra Mondiale e i cui eventi determinarono il crollo del regime di Mussolini in Italia e la conseguente guerra civile. Da allora la data 8 settembre, quella dell’armistizio con gli Alleati, rimarrà per sempre nella storia degli italiani come sinonimo di caos e di sfascio, di fuga e di disonore ma anche di riscatto e di orgoglio come accade così spesso nella storia del nostro Paese, capace di reazioni estreme quando la situazione si fa insostenibile. Dodici mesi terribili ed eclatanti in cui accadde di tutto e di tutto si disse. Dalla fine del regime fascista alla ritirata dell’Armata italiana in Russia, dall’ultima battaglia d’Africa in Tunisia allo sbarco in Sicilia. Il lavoro di Gasparini e Razeto è la ricostruzione quotidiana di un anno ad alta intensità. Trecentosessantacinque giorni raccontati ai lettori tramite documenti ufficiali, lettere, diari privati – come quelli di Ciano, Bottai, Rachele Mussolini e De Bono – archivi e giornali dell’epoca e materiale storico di Esercito, Aeronautica e Marina Militare. Una fedele trascrizione di ogni singola giornata, un diario scritto con le voci dei protagonisti che riserva non poche sorprese su ciò che accadde in quell’anno.
     
    Marco Gasparini
    Giornalista e saggista, attualmente direttore della rivista «il Punto». Ha curato numerose inchieste e rubriche di politica economica per «Il Sole 24 Ore» e «Il Mondo». Nel 2011 ha pubblicato per le edizioni Flammarion il libro Mafia. Histoire et mythologie, tradotto anche in inglese e tedesco. Per Logos ha realizzato i volumi illustrati Mafia, con prefazione di Giuseppe Ayala, e La dolce vita, usciti in formato multilingue in Italia e altre 12 nazioni.

    Claudio Razeto
    Giornalista, esperto di archivi storico-fotografici e documentali. Ha lavorato a «Paese Sera», «Corriere dello Sport», «Il Messaggero» come cronista e redattore. Ha pubblicato per edizioni Logos il volume illustrato Corrispondenti di Guerra, uscito in 12 Paesi. Collabora con le riviste «Focus Storia» e «Bbc History Magazine», scrivendo di storia contemporanea e Guerre Mondiali.

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