MARTIN LUTHER KING

La Marcia di Selma 50 anni dopo

Siamo negli anni sessanta del XX secolo e l’America, quella universalmente riconosciuta come patria della libertà, continuava a trattare i neri, discendenti degli africani prelevati a forza dalla loro terra e schiavizzati per il loro egoistico benessere, come esseri inferiori.

In nessuna parte del mondo civile esistevano leggi che discriminavano gli uomini sulla base della loro origine. Solo l’America, quella della statua della Libertà, praticava la segregazione razziale e nonostante questo impartiva al mondo intero lezioni di libertà e pluralismo. In verità l’unica libertà riconosciuta in America è sempre stata quella economica alla quale ha subordinato gli altri diritti.

Recatosi in India nel 1959, Martin Luther King comprese maggiormente il principio della persuasione non violenta sostenuto da Gandhi, che era deciso a utilizzare quale principale strumento di protesta sociale a differenza di movimenti radicali, come i Black Muslims di Malcolm X e il Black Power, inclini ad usare anche la violenza per ottenere il riconoscimento dei diritti civili e politici di base dei neri.

Il 7 marzo del 1965 guidò la storica marcia di Selma per rivendicare il diritto di partecipare alla vita democratica degli Stati Uniti. Il 4 aprile del 1968 venne assassinato a Memphis, nel Tennessee.

Martin Luther King lo voglio ricordare perché nella sua lotta ha dimostrato, come il Mahatma Gandhi padre dell’indipendenza indiana dal colonialismo inglese, che i grandi ideali per affermarsi non hanno bisogno della violenza.

Gianfredo Ruggiero

 

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