APOLOGIA DI CRISTIANESIMO

APOLOGIA DI CRISTIANESIMO


La croce per molti è un simbolo di fede, per altri è stato un simbolo di morte.

La storia della Chiesa è stata fatta da santi e missionari, ma anche da autentici criminali

Di Gianfredo Ruggiero

La fede in Dio attiene alla visione spirituale dell’uomo su cui nessuno – io per primo –  ha il diritto di interferire.

Su come gli uomini di fede hanno fatto la storia della Chiesa e su come il cristianesimo si è imposto nei secoli è invece lecito disquisire ed esprimere opinioni.

I due piani, quello spirituale e quello storico, vanno mantenuti separati. Se non si è disposti ad accettare questo principio, se si considera la critica all’operato della Chiesa come un attacco alla fede, allora è meglio passare oltre.

La storia dei popoli e delle civiltà si intrecciano inesorabilmente con vicende belliche e fatti esecrabili. Quest’ultimo aspetto viene sapientemente utilizzato dalla storiografia ufficiale, enfatizzando o sminuendo a seconda della convenienza, per emettere giudizi perentori del tipo “male assolto”.

Detto questo, se volessimo stilare la graduatoria di chi ha commesso le peggiori nefandezze della storia la palma andrebbe di diritto alla Chiesa. A partire da quando Teodosio, sul finire dell’impero Romano, impose il cristianesimo come religione di stato, unica ed esclusiva, (1) tradendo la tradizionale tolleranza di Roma verso tutti i culti praticati nei confini dell’impero, la storia del cristianesimo è scritta nel sangue.

L’intolleranza della Chiesa verso le altre religioni portò subito, forte del potere imperiale, alla spogliazione e distruzione dei templi elleni (2), alla persecuzione dei politeisti (3) – arrivando a sancire la pena di morte per chi praticava riti pagani – e, con l’infamante accusa di aver ucciso Gesù,  all’antiebraismo.

Nei secoli successivi, la protervia cristiana aumentava di pari passo con il sempre maggior potere politico e finanziario acquisito dalla Chiesa che vide la sua potenza amplificarsi di giorno in giorno a tal punto da condizionare i sovrani d’Europa i quali, considerando la Chiesa come simbolo della spiritualità (e anche per la loro convenienza), si adeguavano e applicavano, non sempre con cristiana pietà, i voleri del papa di turno. Carlo Magno ai Sassoni che non volevano convertirsi tagliava loro la testa. Nel 782 ne fece decapitare in un solo giorno ben 4.500. (4)

Durante la pima crociata, voluta da Papa Urbano II nel 1096, i cristiani erano incoraggiati da Pietro L’Eremita a massacrare i mussulmani al grido di “Dio lo vuole”, motto non molto diverso dal quel “Got mit uns (Dio è con noi)” di hitleriana memoria(5). Entrati in Gerusalemme i crociati uccisero tutti gli abitanti senza alcuna distinzione tra musulmani, ebrei e cristiani che fino ad allora coesistevano in pace (6).

In pieno Medio Evo il fanatismo cristiano portò alla strage degli albiogesi. Una intera popolazione, quella della Francia meridionale detta della “Linguadoca”, fu massacrata nel 1209 per ordine di Papa Innocenzo III per estirpare l’eresia catara (7). Alle obiezioni dei soldati che chiedevano come distinguere gli abitanti cattolici da quelli catari il legato pontificio rispose: «uccideteli tutti, Dio saprà riconoscere i suoi».

Per trecento anni, dal 1450 al 1750, in Europa e in nord America la Chiesa ha creato un clima di autentico terrore, dove anche il trasgredire il più piccolo precetto portava lo sventurato davanti al tribunale della Santa Inquisizione e a subire il giudizio di Dio (Ordalia). In quei tre secoli la Chiesa ha torturato e mandato al rogo, si stima, oltre un milione di persone in maggior parte donne e perfino bambini.

In quei secoli bui la gente moriva letteralmente di fame e le famiglie vivevano nei tuguri, eppure la Chiesa, con il lavoro dei devoti, costruiva ricche basiliche e imponenti cattedrali colme di tesori per celebrare lo splendore di Cristo. Un vero schiaffo alla miseria.

L’evangelizzazione delle Americhe al seguito dei conquistadores spagnoli ha portato alla scomparsa di intere civiltà come quelle dei Maya e degli Inca. A loro era data la scelta: o convertirsi al cristianesimo o morire.

Un capitolo a parte riguarda le guerre di religione e le persecuzioni scatenate dalla Chiesa di Roma per contrastare le eresie e per estendere il suo potere su tutto il vecchio continente. Da quella, fallita, del 1538 di papa Paolo III contro l’Inghilterra scismatica, alla Guerra dei Trent’anni che, spaccando L’Europa tra cattolici e protestanti, portò al genocidio di intere popolazioni soprattutto in Germania (8), passando poi per l’eliminazione nel 1568 di tre milioni di Olandesi protestanti nei Paesi Bassi ad opera dei dominatori Spagnoli a seguito di una deliberazione della Santa inquisizione. Nel 1572 a Parigi, e in altre città francesi, 20.000 protestanti Ugonotti sono assassinati per ordine di papa Pio V, nell’offensiva nota come “Notte di San Bartolomeo”.

Nei tempi moderni la Chiesa ha saputo ben destreggiarsi politicamente tra i vari regimi per ottenere il massimo vantaggio. Mussolini, definito da Papa Ratti “Uomo della Provvidenza” per aver concesso, con il Concordato del 1929, ampi poteri e garantito un patrimonio immobiliare immenso al nascente Stato del Vaticano e per l’imposizione del cattolicesimo quale religione di stato, fu poi abbandonato al suo destino quando le vicende belliche italiane volsero al peggio. Perfino con Hitler la Chiesa cattolica fu “dialogante” e chiuse gli occhi davanti alle persecuzioni di serbi, ebrei e ortodossi costretti con la forza a convertirsi al cattolicesimo ad opera dei cattolicissimi Ustascia croati.

Anche la Chiesa è fatta da uomini e, come tutti gli uomini, anche quelli di fede possono sbagliare. Questa è la conclusione a cui normalmente si giunge per chiudere l’argomento e stendere un pietoso velo sulle nefandezze perpetrate in nome di Dio.

Se dovessimo invece sollevare questo velo e  giudicare la storia della Chiesa con lo stesso metro utilizzato per giudicare Hitler e Stalin dovremmo istituire, a rigor di logica, il reato di apologia di cristianesimo.

Gianfredo Ruggiero

Note di approfondimento

  1. Ottenuta la libertà di culto sotto Costantino con l’editto di Milano del 313 , il Cristianesimo ricevette l’esclusiva sotto il regno di Teodosio I, Graziano e Valentiniano II. Nel 380 venne promulgato l’Editto di Tessalonica che vietava qualunque altra religione nell’Impero, in particolare i culti pagani e l’arianesimo (eresia cristiana propugnata dal teologo e monaco cristiano Aro).
  2. Esempi celebri di templi distrutti: il santuario di Esculapio nell’Egea, il tempio di Afrodite a Golgota, i templi di Afaca nel Libano, il santuario di Eliopoli. A compiere questi scempi furono Sacerdoti cristiani, come Marco di Aretusa o Cirillo di Eliopoli, che vennero persino celebrati come benemeriti “distruttori di templi”. …e poi ci scandalizziamo per lo scempio dei siti archeologici dei Talebani in Iraq e dell’ISIS in Siria.
  3. Tra le vittime eccellenti della furia cristiana possiamo annoverare il filosofo politeista Sopatro, giustiziato all’inizio del quarto secolo per sobillazione di sacerdoti cristiani e, nel 415, la celeberrima scienziata e filosofa Ipazia di Alessandria che fu letteralmente squartata da una plebaglia guidata e aizzata da un predicatore cristiano di nome Pietro, e i suoi resti dispersi in un letamaio. Si era arrivati a un tale punto di contrasto tra la cieca violenza dei cristiani contro chiunque professasse una diverso culto religioso e il messaggio evangelico di pace e concordia che Sant’Agostino dovette trovare una giustificazione per tanto sangue versato: «Se Dio, con un ordine speciale, comanda di uccidere, l’omicidio diventa una virtù» Quindi, anticipando la massima di Macchiavelli “il fine giustifica i mezzi”, Secondo la Chiesa, tanto l’omicidio quanto la guerra potevano essere giusti, se perpetrati in nome e per conto di Dio.
  4. L’espansionismo militare di Carlo Magno portò l’imperatore franco alla sottomissione dei Sassoni, popolo di stirpe germanica adoratori di Odino. Valenti guerrieri e indomabili combattenti, più volte i Sassoni furono sconfitti dai Franchi e più volte si ribellarono a essi. Dopo una di queste rivolte, nel 782, nei pressi dell’attuale città di Verden, Carlo Magno ordinò la decapitazione di 4.500 prigionieri sassoni che, secondo Eginardo, il biografo di Carlo, rifiutarono la conversione al cristianesimo. I pochi sopravvissuti accettarono il battesimo e alla fine del 804 i sassoni furono completamente assoggettati.
  5. Il primo ad accogliere l’appello di Papa Urbano II fu Pietro L’Eremita (al secolo Pietro D’Armiens), un fanatico predicatore a cui si unì uno scalcinato cavaliere di nome Gualtieri Senza Averi. Costoro raccolsero attorno a se una massa di diseredati, contadini, pellegrini e religiosi estremisti dando vita a quella che fu chiama la crociata dei poveri. Mal equipaggiati, disorganizzati, senza viveri e mezzi di sostentamento si misero in marcia verso Gerusalemme al grido di «Dio lo vuole», massacrando gli ebrei dell’est e depredando le città che incontravano lungo il loro cammino. Senza vera esperienza militare e armati alla bell’e meglio, furono subito sterminati dai Turchi in Anatolia. I pochi scampati, tra i quali lo stesso Pietro L’Eremita, si unirono alla crociata dei nobili.
  6. Il cronista e sacerdote Raimondo d’Agri les così descrive il clima di frenesia religiosa a cui si abbandonarono i cristiani una volta entrati in Gerusalemme: «la quantità di sangue versato in quel giorno è incredibile, alcuni dei nostri uomini tagliavano le teste dei loro nemici, altri li torturavano, li gettavano nelle fiamme. Cumuli di teste, di mani e di piedi si vedevano nelle strade della città». Il Tempio di Salomone, in cui si erano rifugiati gli ebrei per trovare scampo alla mattanza, fu dato alle fiamme e le persone perirono bruciate vive. La cosa che fa rabbrividire è la giustificazione data dai cristiani a quella crudeltà. Lo stesso Raimondo d’Agri les così commenta quegli atti: «in realtà, si trattava di un giusto e bello giudizio di Dio che questo luogo fosse riempito con il sangue degli infedeli». Il grado di disumanità raggiunto dai crociati non fa che riflettere, amplificandolo dalle circostanze, il clima di intolleranza religiosa perseguito dalla Chiesa.
  7. Gli Albigesi, noti anche col nome di Catari, si consideravano buoni cristiani, ma non riconoscevano l’autorità della Chiesa. Innocenzo III, per estirpare il movimento càtaro dai territori della Linguadoca e della Provenza dove si erano maggiormente radicati, nel 1208 indisse una crociata, che assunse la forma di un vero e proprio genocidio e terminò nel 1229 con la sconfitta dei catari, con strascichi che si protrassero fino al 1244 con la caduta della roccaforte catara di Montsegur. La città di Beziérs (nel sud della Francia) venne rasa al suolo il 22 luglio 1209, tutti gli abitanti massacrati, compresi i cattolici. Il numero dei morti viene stimato tra 20.000 e 70.000. Nella stessa crociata, dopo la presa di Carcassonne (15 agosto 1209), caddero ancora migliaia di ribelli, e la stessa sorte toccò a molte altre città. Nei successivi vent’anni di guerra, tutta la regione fu devastata, quasi tutti i Catari (circa la metà della popolazione della Linguadoca) vennero lapidati, annegati, messi al rogo. L’ultimo dei Catari, Guillaume de Belibaste, morì sul rogo nel 1324. La stima delle vittime catare si aggira intorno al milione. Successivamente venne istituita la Santa Inquisizione (1232) al fine di stanare dai loro nascondigli i pochi eretici sopravvissuti.
  8. Nel 1631, la città protestante di Magdeburgo viene saccheggiata e rasa al suolo da truppe cattoliche, che massacrano 30.000 protestanti, metà della popolazione. Scrive il poeta e storico tedesco Friedrich Schiller: «In una sola chiesa si trovarono 50 donne decapitate e bambini che ancora succhiavano il latte dal petto delle loro madri senza vita». La guerra dei Trent’anni (1618-1648) provoca la morte del 40% delle popolazioni, soprattutto in Germania.

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