PENSANO AGLI IMMIGRATI E SI DIMENTICANO DEGLI ITALIANI

Non è riuscito Mussolini a farci diventare razzisti,

ci stanno riuscendo i nostri politici

Il popolo italiano è stato per decenni un popolo di emigranti. I nostri nonni, con la valigia di cartone legata con lo spago in mano e un groppo in gola, approdavano in paesi dove erano spesso sfruttati e mal tollerati. All’ingresso dei bar della Svizzera interna si potevano leggere cartelli con scritto “vietato l’ingresso ai cani e agli italiani”.

Il clima sociale in quei paesi era quindi simile a quello che si avverte oggi in Italia. Vi è però una differenza sostanziale: gli italiani andavano in paesi dove c’era bisogno di mano d’opera per sostenere un’economia in forte crescita. Paesi dove non esisteva la disoccupazione e dove il livello di benessere andava aumentando, anche grazie agli immigrati.

La situazione dell’Italia di oggi è, invece, completamente diversa. Ci troviamo in piena stagnazione economica con un tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, mai visto in passato e un livello di povertà in forte aumento (siamo giunti al 20 % della popolazione). Secondo i dati dell’ISTAT abbiamo circa tre milioni di disoccupati a fronte dei quali registriamo oltre 2 milioni di lavoratori stranieri stabilmente occupati in tutti i settori della nostra economia a cui si aggiungono le centinaia di migliaia di extracomunitari che lavorano in nero e in varie forme di precariato. Grosso modo i due valori, immigrati occupati e italiani disoccupati, si equivalgono.

Di conseguenza, stando ai numeri, se non ci fossero gli stranieri in Italia non ci sarebbe disoccupazione e le condizioni di lavoro sarebbero sicuramente migliori.

Come si spiega questa situazione? Con la solita storiella dei lavori umili rifiutati dagli italiani e dei giovani che non vogliono sporcarsi le mani?

I fannulloni e i bamboccioni sono sempre esistiti, solo che oggi sono enfatizzati per giustificare il ricorso agli immigrati, gli unici che accettano di essere sfruttati e di lavorare in condizioni indegne per un paese civile. Vediamo qualche esempio.

Nei cantieri edili del nord (ma nel resto d’Italia la situazione non è molto diversa) in passato si sentivano parlare i vari dialetti meridionali e il bergamasco, oggi è una babele di lingue …e i nostri manovali e muratori che fino a pochi decenni fa lavoravano, e bene, in qualunque cantiere che fine hanno fatto? Sono diventati tutti ingegneri o più facilmente si rabbattano o peggio ancora hanno allungato la lista dei disoccupati?

Al sud, dove la disoccupazione è cronica, la raccolta del pomodoro e degli agrumi per le grosse industrie alimentari (che fanno finta di nulla) l’hanno sempre fatta i meridionali, oggi disoccupati. Scalzati dagli extracomunitari che lavorano 10/12 ore al giorno per poche decine di euro e dormendo sotto le piante. Inoltre i cosiddetti caporali, i reclutatori di mano d’opera, sono anche loro extracomunitari e fanno pure i razzisti ingaggiando solo i loro connazionali.

Nei cantieri navali di Monfalcone dove si costruiscono i grandi transatlantici che solcano gli oceani per i ricchi vacanzieri, il 70% degli operai è costituito da stranieri. La Fincantieri, proprietaria dello stabilimento, per non sporcarsi le mani, demanda alle cooperative di lavoro l’assunzione del personale. Queste cooperative, essendo in concorrenza tra loro, per aggiudicarsi l’appalto, fanno a gara a chi abbassa di più la retribuzione e le condizioni di lavoro degli operai. Possono farlo grazie alla legge sul lavoro interinale (introdotta da Prodi e perfezionata da Berlusconi) che consente loro di inquadrare i lavoratori come soci e non come dipendenti aggirando, in questo modo, le tutele sindacali e i minimi salariali. Il risultato è scontato: ad accettare uno stipendio da fame per un lavoro precario e massacrante sono solo gli immigrati, per la gioia della società che vede ridursi i costi e aumentare gli utili. Da notare che Fincantieri è una azienda statale, quindi di proprietà del popolo italiano che, come si direbbe a Napoli, si ritrova, in questo caso, “cornuto e mazziato”. La stessa situazione la ritroviamo negli ospedali con gli infermieri, e in altre realtà pubbliche e sta diventando prassi per le aziende private.

Se da un lato dobbiamo comprendere le ragioni degli immigrati, che ci ricordano quelle dei nostri emigranti dei primi anni del novecento, dall’altro non dobbiamo chiudiamo gli occhi davanti ai nostri diseredati. E’ notizia di questi giorni di un giovane italiano che si è suicidato dopo aver ucciso moglie e figlioletto a causa delle difficoltà economiche in cui versava dopo aver perso il lavoro, tragedia che si aggiunge alla lunga lista di piccoli imprenditori in rovina che si sono tolti la vita. Se queste persone arrivano al gesto estremo è perché si sentono totalmente abbandonati a se stessi da uno stato che ha tolto loro ogni speranza. Uno stato che pensa più agli immigrati e ai profughi che agli italiani in difficoltà o che, nella migliore delle ipotesi per un mal compreso senso di uguaglianza (lascito marxista ripreso dal nuovo corso della Chiesa), li pone sullo stesso piano.

Una madre invece prima aiuta i sui figli e poi – se ne ha la possibilità – aiuta i figli degli altri. Ed è quello che dovrebbe fare uno stato a cui sta a cuore il benessere del suo popolo. Invece i nostri politici per farsi belli agli occhi del mondo e per assecondare le aberranti logiche del cosiddetto mercato globalizzato, hanno creato le condizioni di una guerra tra poveri.

Ci fosse un governo veramente nazionale e vicino al suo popolo, per ristabilire un minimo di giustizia sociale, introdurrebbe nella prossima manovra finanziaria una semplice norma: incentivi a chi assume italiani e aumento dei contributi per sostenere i costi dell’accoglienza a chi assume stranieri. Accompagnata dall’abolizione di tutte le cooperative di lavoro, vere e proprie agenzie legalizzate di sfruttamento delle braccia.

Pensate che chiunque andrà al prossimo governo abbia gli attributi per farlo?

Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Culturale Excalibur

 

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2 risposte a PENSANO AGLI IMMIGRATI E SI DIMENTICANO DEGLI ITALIANI

  1. Franco Dau ha detto:

    GIANFREDO IL TUO ARTICOLO E’ DI ATTUALITA’ ANCHE SE TOCCA ARGOMENTI GIA’ NOTI – VORREI AGGIUNGERE ALCUNE OSSERVAZIONI DATA LA MIA ESPERIENZA SI EMIGRANTE E LA MIA LUNGA E INTENSA CARRIERA DI LAVORO IN TUTTI GLI ANGOLI DEL MONDO:

    1. INNANZI TUTTO OCCORRE DIRE E RIBADIRE CHE GLI ITALIANI EMIGRAVANO, E’ VERO, E L’ACCOGLIENZA NON ERA QUASI MAI FRATERNA, ANZI ERA ACCOMPAGNATA DA DISPREZZO (ITALIANI VIGLIACCHI E TRADITORI IN GUERRA!), SFIDUCIA E ANCHE PAURA (ITALIANI MAFIOSI). MA GLI ITALIANI CHE EMIGRAVANO CON LA VALIGIA DI CARTONE AVEVANO DOCUMENTI DI RICONOSCIMENTO, DOCUMENTI SANITARI E VISTI DI INGRESSO OTTENUTI DOPO INTENSA PROCEDURA BUROCRATICA PER CUI LO STATO OSPITANTE ANDAVA, CON IL CONSENSO DEI NOSTRI GOVERNI E AUTORITA’ A SPULCIARE PERFINO GLI ARCHIVI SEGRETI!!!!, (ARCHIVI PENALI, GIUDIZIARI, ATTIVITA’ POLITICHE E ISCRIZIONI A PARTITI, ECC.) IO SONO STATO UN EMIGRANTE E, PUR AVENDO UNA BUONA CARRIERA IN PROSPETTIVA SONO TORNATO IN ITALIA DALL’AMERICA PROPRIO PER NON SUBIRE QUESTA SPIACEVOLE SENSAZIONE DI ESSERE CONSIDERATO CITTADINO DI SERIE C! (DOPO INDIANI E MESSICANI CHE ERANO DI SERIE B!)

    2. IL VISTO ALLA IMMIGRAZIONE VENIVA CONCESSO PER CATEGORIE DI CUI IL PAESE OSPITANTE AVEVA BISOGNO. NON OCCORREVA ESSERE NECESSARIAMENTE UNO SCIENZIATO MA A VOLTE SERVIVANO TECNICI, MECCANICI, A VOLTE SARTI E SARTE, OLTRE CHE NATURALMENTE RICERCATORI, INGEGNERI ED ALTRI PROFESSIONISTI QUALIFICATI.

    3. OLTRE ALLA DOCUMENTAZIONE SU DESCRITTA, L’IMMIGRANTE DOVEVA AVERE CON SE ABBASTANZA DENARO (500 $) PER SOPPERIRE ALLE SUE SPESE DI VITTO E ALLOGGIO NEL PRIMO PERIODO SE NON AVEVA GIA’ UNA RICHIESTA DI LAVORO. DOVEVA INOLTRE CONTRARRE (A PROPRIE SPESE) UNA ASSICURAZIONE CONTRO INCIDENTI, MALATTIE E RICOVERI OSPEDALIERI (300$ PER UN ANNO!)

    4. NEGLI U.S.A., IN PARTICOLARE, A QUEI TEMPI E NON SO SE LE LEGGI SONO CAMBIATE, OCCORREVA ESSERE COMPRESI IN “QUOTE” BASATE SU LEGGI RAZZIALI PER CUI OGNI “RAZZA”AVEVA UNA QUOTA ANNUA CHE, INUTILE DIRLO, ERA MASSIMA PER INGLESI, IRLANDESI, EBREI E SCENDEVA VISTOSAMENTE PER LE ALTRE ETNIE. (GLI ITALIANI AVEVANO UNA QUOTA DI 6.000 INGRESSI ALL’ANNO CHE COMPRENDEVA TUTTI GLI IMMIGRATI COMPRESI CIOE’ QUELLI CHE SPOSAVANO CITTADINI AMERICANI E, PER QUESTO, ERANO AMERICANI ANCHE ESSI, COMPRESI I “FIRST PREFERENCE” CIOE’ GLI SCIENZIATI ANCHE SE NAZISTI COME VON BROWN, OPPURE COME IL FISICO BOHR, TANTI ALTRI, E IL TREDITORE FERMI ENRICO A CUI FU MOLTIPLICATO PER DIECI LO STIPENDIO CHE PRENDEVA IN ITALIA!

    5. L’ACCOGLIENZA DEL “CLANDESTINO” IN AMERICA (NORD E SUD) NON ESISTE E SE SI INTRUFOLAVA, NORMALMENTE DAL MESSICO IN U.S.A., , UNA VOLTA SCOPERTO VENIVA INESORABILMENTE RISPEDITO ALLA FRONTIERA!

    6. DELLA ALTRA SCUSA DI ACCOGLIENZA E CIOE’ LA PAURA DELLA GUERRA NON E’ MAI FREGATO NIENTE A NESSUNO. CHI SE LA FA NELLE MUTANDE DEVE SOLO CAMBIARE LE MUTANDE! IO HO SUBITO PIU’ DI VENTI BOMBARDAMENTI E DUE MITRAGLIAMENTI E NESSUNA NAZIONE, TANTOMENO LA AMICA SVIZZERA O LA SPAGNA, HA ACCOLTO ME E LA MIA FAMIGLIA. E, VA DETTO CHE I BOMBARDAMENTI ATTUALI, PIU’ O MENO “MIRATI” SONO CERTAMENTE UNA BURLA SE PARAGONATI ALLE INCURSIONI CON 500 O 1000 FORTEZZE VOLANTI! !!!! CERTO CHE AVEVAMO PAURA SOTTO LE BOMBE DEMOCRATICHE MA CERCAVAMO DI NON FARCELA ADDOSSO! TUTTO QUI’! PER ALCUNI O PER MOLTI NON E’ BASTATO.. CI SONO RIMASTI SOTTO!

    OK? ALLORA TIENI CONTO DI QUANTO TI HO SCRITTO NEI TUOI PROSSIMI ARTICOLI.

    CIAO

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