BERE LATTE FA BENE?

LATTE

Indispensabile per i neonati, dannoso per gli adulti

di Gianfredo Ruggiero

Il neonato, di qualunque mammifero si tratti, si alimenta esclusivamente di latte materno. Superata la fase dello svezzamento, con il passaggio ad una dieta diversificata, il seno della madre smette di produrre latte avendo esaurito la sua funzione. Lo stesso avviene in tutte le specie animali, ognuna delle quali produce un latte diverso in quanto destinato esclusivamente ai propri cuccioli.

A prescindere dalle considerazioni di ordine morale – mucche che si vedono strappare il proprio vitellino a pochi giorni dalla nascita e costrette a passare la loro vita attaccate ad una macchina succhia-latte che dimezza la loro, seppur grama, aspettativa di vita – somministrare ai bambini, come agli adulti, latte di origine non umana è una forzatura che può comportare rischi, anche gravi, per la salute.

Una patologia molto diffusa è l’intolleranza al lattosio (lo zucchero del latte), a causa della progressiva riduzione dell’enzima lattasi, necessario per la sua digestione, che si verifica in ognuno di noi dopo lo svezzamento.

Il nostro organismo, lo stesso vale per tutti i mammiferi, smette di produrre la lattasi per il semplice motivo che, superata la fase infantile, si aspetta che cessi l’assunzione di latte. Continuare invece ad alimentarsi con latte e suoi derivati determina uno stato di rigetto da parte del nostro corpo.

Per ovviare a questo inconveniente, l’industria del latte si è inventata la versione HD (alta digeribilità). In sostanza il lattosio viene estratto dal latte, separati i suoi componenti, galattosio e glucosio, e poi ricongiunto al latte. Il risultato è un prodotto manipolato chimicamente che avrà anche un bell’aspetto e un buon sapore, ma che di naturale gli rimane ben poco. Se poi aggiungiamo che negli allevamenti intensivi le mucche sono alimentate con mangimi e farine altamente proteici ottenuti da coltivazioni a base di OGM con l’aggiunta di scarti di macellazione e rinforzati da ormoni della crescita e trattate con estrogeni e farmaci per prevenire infezioni e stimolare la produzione di latte, il quadro si completa. Alla faccia della pubblicità che ci fa vedere la mucca Carolina felice di brucare l’erba sui pascoli montani.

Subito dopo la mungitura i batteri nel latte sono circa 900 per cc, dopo 24 ore sono circa 58 milioni. Per limitare la proliferazione dei microrganismi patogeni si ricorre alla pastorizzazione la quale, essendo un processo blando ha, di conseguenza, un’efficacia limitata. Un intervento più incisivo è la sterilizzazione (latte UTH) che avviene a temperature più elevate. Questo processo da un lato distrugge quasi completamente i microorganismi presenti nel latte – cui si aggiungono gli effetti negativi della mungitura meccanica che causa abrasioni e forme di mastite alle mammelle del povero animale con conseguente produzione di pus e trace di sangue che, ovviamente, finiscono nel latte – e, dall’altro, deteriora le sostanze nutrienti (proteine e vitamine).

Il latte vaccino, e passiamo al secondo punto di analisi, non è cibo per umani. Lo dimostra chiaramente la sua composizione. Nel latte di mucca è presente una quantità di proteine fino a quattro volte maggiore del latte materno, questo per permettere la rapida crescita del vitello che in soli due anni passa dai 40 Kg della nascita ai 7/900 Kg dell’adulto. Per digerire un latte così ricco i ruminanti dispongono di uno stomaco potenziato diviso in quattro scomparti che noi, ovviamente, non essendo predisposti a questo tipo di alimento, non abbiamo. La conseguenza è un super lavoro a carico del nostro apparato digerente i cui effetti negativi si manifestano soprattutto in età adulta.

Nel latte di mucca troviamo inoltre una quantità enorme di minerali: tre volte la quantità di Sodio e sei volte la quantità di Fosforo presenti nel latte materno e tantissimo Calcio. Un latte così ricco di minerali serve a sostenere la crescita vigorosa del vitello e per strutturare il suo possente apparato scheletrico. Se assunto dall’uomo, bambino o adulto che sia, questo eccesso di minerali dovrà essere eliminato attraverso le urine determinando ulteriori scompensi come, ad esempio, la formazione calcoli renali. Di contro manca il ferro e gli Omega 3, causa primaria di anemie, soprattutto infantili, che insorgono quando la dieta è prevalentemente a base di latte e latticini.

Sulle vitamine il dibattito è invece tuttora aperto, con dati contrastanti rispetto alle fonti. Di certo il latte di mucca contiene meno vitamine del latte materno. Soprattutto vitamina D che controlla la capacità del bambino di assorbire il Calcio e vitamina C, indispensabile per prevenire malattie come lo scorbuto e forme tumorali.

Senza contare che il latte intero e i suoi derivati contengono, come tutti gli alimenti di origine animale, una elevata percentuale di acidi grassi saturi e di colesterolo il cui eccesso fa aumentare il rischio di malattie cardiovascolari.

Ogni mammifero produce latte contenente i nutrienti nelle proporzioni ottimali per lo sviluppo dei propri cuccioli e gli anticorpi della specie di appartenenza.

Dovrebbe bastare questa semplice considerazione per indurre le neo mamme ad allattare al seno e agli adulti di non… rimanere lattanti.

Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Culturale Excalibur

 

 

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