IL MEDIO EVO

IL MEDIO EVO

Trionfo della cristianità e nascita del capitalismo

di Gianfredo Ruggiero

Sono passati trecento anni da quel 1492 che segnò, con la scoperta dell’America, il passaggio dal Medio Evo all’epoca moderna. Da allora storici e filosofi, intellettuali e teologi, si sono accapigliati sul lascito di quei mille anni di storia che, a torto o a ragione, sono stati definiti “i secoli bui”.

Se Roma ci ha lasciato in eredità la sua civiltà, le sue leggi e la sua cultura, altrettanto non si può dire del Medioevo. Ci sono stati, è vero, momenti di altissimo splendore come le grandi battaglie che fermarono l’avanzata dei musulmani in Europa e la liberazione della penisola iberica dalla dominazione araba.

Vi furono notevoli innovazioni, anche se alcune di provenienza orientale come la polvere da sparo, inventata dai cinesi e applicata in Europa alle armi da fuoco, i caratteri da stampa mobili inventati sempre dai cinesi, sviluppati dai coreani e perfezionati dal tedesco Gutenberg e l’orologio meccanico, apparso in Cina cinquecento anni prima. La bussola come strumento di navigazione (il campo magnetico terrestre fu una curiosità scoperta dai vichinghi) fu introdotta in Europa nel XII secolo dagli arabi che la appresero dai soliti cinesi.

Altre importanti invenzioni furono gli occhiali da vista (anche se alcuni rudimenti risalgono all’epoca romana), i mulini ad acqua per la macina del grano e l’aratro pesante che permisero di sviluppare l’agricoltura.

Nelle arti e nella letteratura troviamo dei fulgidi esempi che hanno gettato le basi del Rinascimento, soprattutto grazie al lavoro di copiatura del sapere antico degli instancabili monaci amanuensi (i quali durante i lavori di trascrizione e traduzione dal greco al latino dei Vangeli praticarono ai testi sacri quegli “aggiustamenti” per renderli tra loro coerenti e aderenti alla realtà storica).

Le città europee videro la nascita delle prime Università ad opera delle corporazioni di mestieri che, a partire dal XIII secolo, ruppero il monopolio ecclesiastico dell’istruzione e l’insegnamento uscì dai Monasteri.

In Italia la nascita dei Comuni, versione aggiornata delle poleis greche e preludio degli stati nazionali, fu la risposta alla frammentazione del potere politico derivante dalle continue dominazioni straniere. I nuovi assetti istituzionali seppero cogliere in pieno quell’anelito unitario ben rappresentato, in campo culturale e linguistico, dall’opera di Dante.

Ciò nonostante furono secoli effettivamente bui, in cui le città si svuotavano e le persone vivevano in condizioni precarie in tuguri malsani (mentre la Chiesa costruiva, con il lavoro e le elargizioni dei devoti, grandi basiliche e splendide cattedrali grondanti di tesori). Il clima che si viveva era di violenza e il popolo era sottoposto ad ogni forma di prevaricazione da parte della nobiltà feudale e del clero. Ingiustizie vanamente arginate dall’ordine dei cavalieri. La schiavitù era stata definitivamente bandita (tornerà prepotentemente in epoca illuminista), ma sostituita dalla servitù della gleba che vincolava i contadini alla terra e ai voleri del padrone . Viaggiare era estremamente pericoloso con i briganti sempre in agguato lungo le strade meno trafficate; l’ignoranza e l’analfabetismo erano dilaganti (solo i monaci sapevano leggere e scrivere, Carlo Magno, ad esempio, era mezzo analfabeta: sapeva leggere, ma non sapeva scrivere 1).

La condizione femminile nel mondo medioevale subì una forte regressione rispetto alle conquiste sociali della Roma Imperiale 2): la donna viveva in uno stato di totale sudditanza, considerata dalla Chiesa con disprezzo “cosa necessaria all’uomo” e portatrice di tentazioni “la porta dell’Inferno”. La nascita di una bambina era vista, soprattutto nelle classi povere, come una disgrazia. Reclusa in casa, la sua vita era finalizzata alle faccende domestiche e alla procreazione. Unico momento di svago era accompagnare la madre alla messa domenicale, l’alternativa era il convento, altra forma di reclusione.

L’igiene personale era vista quasi con sospetto e le epidemie che falcidiavano intere popolazioni erano ricorrenti a causa della malnutrizione e dell’abbandono di ogni forma di igiene (era consuetudine svotare i pitali gettandone il contenuto, urina e feci, dalla finestra). Le terme e i sistemi fognari costruiti dai Romani furono abbandonati e dei quattrocento bagni turchi costruiti dai Mori a Granada durante la dominazione araba della Spagna, solo uno sopravvisse al nuovo corso.

Ma l’elemento che più di ogni altro ha determinato il Medio Evo è stato il cristianesimo con il suo carattere esclusivo e assolutista.

«Non avrai altro Dio all’infuori di me»

Questo comandamento (non a caso il primo dei dieci) fu preso alla lettera da Papi e sovrani che imposero la religione di Dio con le armi, dando inizio ad una lunga stagione di sangue, a partire dal contrasto alle eresia. Le otto fallimentari crociate ne sono l’esempio eclatante, anche se dietro le spedizioni in Terra Santa si nascondevano motivazioni economiche quali il controllo dei traffici commerciali con l’Oriente e le razzie di cui ne fu vittima perfino la cristiana Costantinopoli, saccheggiata dai loro fratelli di fede durante la quarta crociata. Servirono anche a sancire la supremazia delle Repubbliche marinare sul Mediterraneo.

La vita quotidiana era condizionata dalla Chiesa, anzi scandita dal battito delle campane. L’identificazione della vita religiosa con la vita reale era totale e professare la fede era obbligo di ognuno, pena l’emarginazione poi sfociata nella persecuzione ad opera della Santa Inquisizione. Le più raccapriccianti tecniche di tortura furono sviluppate e usate per costringere le vittime a confessare inesistenti reati o per ripudiare la propria fede a favore di Cristo. Il perdono e la cristiana pietà stavano nel concedere una morte “umana” allo sventurato.

Con il Medioevo il cristianesimo s’impone e diventa ideologia. Un’ideologia che, come vedremo più avanti, ne coltiva al suo interno un’altra, quella capitalista.

Le arti e la letteratura sono anch’esse pesantemente condizionate dal credo religioso e le scienze devono fare i conti con la Chiesa che diventa un sorta di Corte Costituzionale: le scoperte scientifiche sono vagliate dagli organismi ecclesiastici e quelle in contrasto con i dogmi religiosi, a prescindere dalla loro validità e importanza, sono bandite e gli scienziati costretti a umilianti abiure. Il caso Galileo ne è l’emblema.

Recentemente si è tentato di motivare in positivo l’ingerenza della Chiesa nella scienza. Lo ha fatto il fisico e filosofo dell’università di Cambridge James Hannam nel suo libro “La genesi della scienza” (editore D’Ettoris), il quale afferma sostanzialmente che la scienza “neutra” non esiste. Essa è sempre condizionata da una ideologia o da una religione. Nel caso del cristianesimo, questo ebbe il merito di indirizzarla verso le attuali forme.

«la scienza era arrivata così lontano grazie a una particolare concezione di Dio e della creazione»

«era stata proprio quella particolare concezione di Dio a spingere gli uomini a studiare la natura, perché attraverso la natura l’uomo poteva imparare qualcosa del suo Creatore»

Interpretazione molto religiosa e poco scientifica: la paura di incorrere nei rigori della Santa Inquisizione non ha certo stimolato la libertà di ricerca anzi, a nostro avviso, ne ha rallentato lo sviluppo. Soprattutto in quegli ambiti che potevano essere in contrasto con il pensiero cristiano.

Ciò nonostante – poiché il cammino della scienza si può rallentare, ma non fermare – il Medioevo fu comunque un periodo fecondo. Inizialmente non ebbe vita propria e rientrò in quella parte della filosofia cristiana che tentava di conciliare la scienza con la fede secondo il pensiero di Giovanni Scoto, il maggior filosofo dell’epoca carolingia, il quale interpreta la natura e tutto ciò che la compone come esclusiva espressione della volontà divina.

Verso la fine del Medioevo allo studio della filosofia e della teologia si affiancano nuove discipline quali grammatica, retorica, dialettica e quadrivio (che comprende aritmetica, geometria, astronomia e musica). Questo allargamento del panorama scientifico e culturale diede spazio al pensiero di grandi scienziati quali Ruggero Bacone (o Roger Bacon), il padre della scienza sperimentale, e Teodorico di Freiberg, il primo a comprendere l’arcobaleno quale fenomeno causato dalla rifrazione della luce.

Il metodo scientifico inizia a farsi strada e pone la base della rivoluzione scientifica inaugurata dall’opera copernicana “Le rivoluzioni degli astri celesti” del 1543.

Con l’accettazione obtorto collo da parte della Chiesa della nuova elaborazione astronomica, la scienza esce dalla filosofia per costruirsi un ambito autonomo e meno condizionato dal pensiero religioso. Oggi la scienza è sicuramente più libera rispetto al Medioevo. Al condizionamento religioso sono però subentrate le interpretazioni manichee e le manipolazioni ideologiche. Il caso più evidente riguarda l’evoluzionismo, una teoria fantasiosa che la scienza ufficiale non avrebbe difficoltà a smontare se non fosse per il sostegno indiretto e involontario che il darwinismo offre alle ideologie materialiste di ieri e di oggi. 3)

Nel Medioevo, con la riforma protestante, sono sorti i germi di quella grande epidemia che oggi ci affligge: il capitalismo. Come afferma uno dei grandi esegeti dell’età di mezzo Rodney Stark

«Il Medioevo è stato un’epoca di notevole progresso e innovazione, tra cui l’invenzione del capitalismo»

Se Max Weber col suo libro, “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” del 1905, aveva individuato nella riforma calvinista la genesi dello spirito del capitalismo, i primi segni dell’ideologia del libero mercato li possiamo trovare nel pensiero di San Francesco. Secondo Giovanni Ceccarelli, professore dell’Università di Venezia, nell’opera dei teologi francescani del duecento possiamo riscontrare i primi rudimenti del pensiero liberista, e cita come esempio la rivalutazione del gioco d’azzardo che i discepoli di San Francesco contemplano nella loro teoria sulle dinamiche economiche del rischio.

Proprio coloro che più esaltano il voto di povertà, i Francescani, fissano inconsapevolmente i primi punti fermi del pensiero capitalista precorrendo la scuola di Salamanca del cinquecento dove, insieme ai teologi domenicani e gesuiti, anticipano l’elaborazione di Adam Smith, il teorico del capitalismo moderno.

Furono anche gettate le basi del sistema bancario da cui sarebbe scaturito – grazie all’asservimento della politica – il potere assoluto dell’alta finanza su cui oggi poggia il capitalismo globalizzato. Il via lo diedero i Templari, gli inventori delle carte di credito. La successiva nascita nel 1694 della privata Banca d’Inghilterra, diede inizio al fenomeno del signoraggio bancario, causa primaria dell’inestinguibile debito pubblico degli stati.

Il potere assoluto e soffocante della Chiesa Medioevale ha prodotto, per reazione, l’avvento dell’Illuminismo che ha offerto una base filosofica alle ideologie ottocentesche: razzismo, nazionalismo e materialismo. La Massoneria, erede dei monaci templari perseguitati e mandati al rogo dalla Chiesa e dal Re di Francia Filippo il Bello per impossessarsi degli immensi tesori accumulati con le donazioni e le transazioni proto-bancarie dei fedeli che si recavano in Terra Santa, fu anch’essa conseguenza del potere temporale della Chiesa.

Con la Rivoluzione Francese e la conquista dell’Italia da parte dei Savoia è tutto il mondo clericale, a sua volta, ad essere fortemente avversato fino a sfociare nella repressione, come accadde nella Vandea cristiana in Francia o in Messico con i cattolici Cristeros o nel meridione d’Italia con i piemontesi.

Il Medio Evo va quindi ricordato da un lato per aver messo alla prova la Chiesa e fatto comprendere all’umanità cosa accade quando la religione esce dalla sfera spirituale individuale per condizionare o sostituirsi alla politica e, dall’altro, per aver creato i presupposti dell’avvento del capitalismo, la malattia ideologica che affligge l’Evo moderno.

Gianfredo Ruggiero, presidente Excalibur

note

  1. La cosa non deve stupire, a quei tempi l’apprendimento scolastico era basato sulla recitazione pertanto si insegnava solo a leggere. La scrittura era un prerogativa degli amanuensi.
  2. La condizione sociale della donna nel corso della storia di Roma andò sempre più evolvendosi, passando gradualmente dalla concezione patriarcale ad una libertà individuale non molto diversa dal quella attuale. Ad esempio nell’epoca imperiale la donna poteva divorziare e mantenere il pieno controllo del suo patrimonio, poteva gestire attività commerciali e ricoprire incarichi, anche importanti, nella burocrazia imperiale, l’accesso all’istruzione era comune a quella dei maschi, solo che si interrompeva tra i 12 ed i 15 anni quando smetteva di studiare per sposarsi. Nelle terme aveva assoluta libertà di accesso senza distinzione di sesso o di condizione sociale (nelle terme uomini e donne, ricchi e poveri, liberi e schiavi erano tutti uguali).
  3. L’evoluzionismo è trattato nel libro “Ecologia Sociale” del presente autore.
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4 risposte a IL MEDIO EVO

  1. Grazie. Molto bello e succinto

  2. grazie a te per il gradito parere.
    G.R.

  3. Gianpaolo Vaiani ha detto:

    complimenti per la preziosa pillola di cultura

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