RAZZISMO E ANTIEBRAISMO

Non sono un’esclusiva di Hitler

Quando si parla di razzismo la mente corre automaticamente alla persecuzione ebraica ad opera del regime hitleriano.

L’antiebraismo invece viene da molto prima di Hitler, da quando sul finire dell’Impero Romano il cristianesimo diventa con Teodosio religione di stato. E’ da questo momento che inizia il calvario del popolo ebraico a seguito dell’infamante accusa di aver voluto la morte di Gesù; si è consolidato durante il Medio Evo ad opera della Chiesa e dei regnanti cattolici, per poi rimanere impresso nell’era moderna in larghi strati della società occidentale a causa della loro presunta cupidigia e volontà di dominio del mondo attraverso il controllo delle economie nazionali.

Il razzismo, ossia la discriminazione a sfondo biologico, è invece un fenomeno più recente che trae origine dalle tesi illuministe di fine settecento, involontariamente supportate dalla teoria darwiniana delle selezione naturale che ha determinato, sul piano filosofico e scientifico, il mito della razza superiore.

Superiorità razziale che è servita a giustificare il genocidio degli indiani d’America da parte dei coloni, la schiavitù moderna e la successiva segregazione razziale rimasta in vigore negli Stati Uniti fino agli ultimi decenni del secolo appena trascorso (democrazia, razzismo e schiavitù hanno convissuto a lungo all’ombra della statua della “libertà”).

Con la diffusione delle idee illuministe, razzismo scientifico e antiebraismo si sono infatti sovrapposti e mescolati. Non a caso molti di quei filosofi che hanno gettato le basi della moderna democrazia e dell’ideologia liberal capitalista hanno espresso giudizi sprezzanti nei confronti degli ebrei e giustificato la schiavitù. Perfino Voltaire, universalmente riconosciuto come il padre della democrazia, suo è il famoso assioma:

«detesto le tue idee, ma darei la vita affinché tu le possa esprimere»

trovava normale investire i proventi della vendita dei suoi libri nelle compagnie dedite alla tratta dei negri, a dimostrazione di come i principi di libertà, fratellanza ed uguaglianza proclamati dai filosofi illuministi e sanciti nel sangue della Rivoluzione Francese riguardassero solo la razza bianca. Mentre a proposito del popolo ebraico, nel suo “Dizionario Filosofico”, scriveva queste parole di fuoco

«Non troverete in loro che un popolo ignorante e barbaro, che unisce da tempo la più sordida avarizia alla più detestabile superstizione e al più invincibile odio per tutti i popoli che li tollerano e li arricchiscono»

Montesquieu, altro pensatore illuminista e sostenitori dei diritti umani afferma:

«Non si può concepire l’idea che Dio, che è un essere saggio, abbia messo un’anima, soprattutto un’anima buona, in un corpo del tutto nero»

Mentre il filosofo illuminista David Hume scriveva nel 1754:

«non è mai esistita una nazione civilizzata che non fosse bianca: sono portato a sospettare che i negri, e in generale tutte le altre specie umane, siano per natura inferiori ai bianchi»

Questo connubio tra democrazia e razzismo, tra diritti umani e antiebraismo non deve stupire in quanto l’ideologia mercantile, che nasce dalla filosofia illuminista, ha come base l’utilitarismo economico mascherato da nobili intenti. La storia dell’America, l’espressione più eloquente del liberal capitalismo, lo dimostra in tutto la sua interezza (l’ex presidente Obama che ha scatenato le più sanguinose rivolte in Medio Oriente è stato addirittura insignito del premio Nobel per la …pace).

La discriminazione a sfondo razziale non è quindi un’esclusiva del nazismo e non nasce con l’avvento di Hitler; è solo il conformismo politico e la speculazione ideologica che identificano il razzismo con l’antiebraismo per poi ricondurlo esclusivamente al nazionalsocialismo, allo scopo di salvare i responsabile storici e ideologici di queste aberranti teorie che sul piano pratico hanno creato, e ancora oggi producono, tragedie inumane.

Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Culturale

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LIBRO ECOLOGIA SOCIALE

Prossima pubblicazione del libro di Gianfredo Ruggiero

ECOLOGIA SOCIALE,

per una diversa visione dell’ambiente.

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La nostra visione essenzialmente etica e spirituale della vita ci porta a considerare la natura come parte integrante dell’universo, dove tutte le sue componenti tendono a compenetrarsi in un unico grande equilibrio, senza sopraffazioni e violenze gratuite.

Questo testo si apre con una disamina sull’origine dell’uomo e sulle speculazioni ideologiche e religiose che hanno falsato le nostre conoscenze antropologiche per portarci a delle conclusioni che di scientifico hanno ben poco; prosegue con una analisi delle maggiori tematiche ambientali e si conclude con una esortazione a prestare maggiore attenzione alla nostra salute, sfuggendo dalle lusinghe delle industrie della carne, che ci fanno ammalare, e delle case farmaceutiche pronte a curarci.

Sommario

  • Evoluzionismo e Creazionismo, due fedi a confronto 
  • Le migrazioni della preistoria    
  • Voglia di nucleare 
  • Caccia, una pratica violenta e diseducativa     
  • Vivisezione animale        
  • Vivisezione umana, un primato americano
  • I paradossi della storia, Hitler e la protezione dell’ambiente         
  • L’uomo è veramente onnivoro?
  • Cambiamo le nostre abitudini alimentari        
  • Razzismo alimentare      
  • Non vogliamo farlo per gli animali? Facciamolo per la nostra salute
  • Grassi e proteine  
  • Veganismo quale stile di vita    
  • I manifesti di Excalibur

Euro 12 comprese spese di spedizione, Per prenotarlo inviare una mail a circolo.excalibur@libero.it

 

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LE MIGRAZIONI DELLA PREISTORIA

La teoria delle grandi migrazioni della storia non ci ha mai convinti, soprattutto oggi che viene utilizzata come paradigma per giustificare le ondate migratorie che stanno sconvolgendo l’Europa.

La nostra contestazione si basa su semplici ragionamenti e altrettanto semplici rilievi.

Secondo la scienza ufficiale il genere umano (Homo Sapiens Sapiens) ha fatto la sua comparsa in Africa 500 mila anni fa. Le prime migrazioni dal continente africano verso tutto il mondo iniziarono, sempre stando alla paleontologia ufficiale, 120 mila anni fa e culminarono 15 mila anni fa quando gli uomini primitivi giunsero nel continente americano attraverso lo stretto di Bering, il tratto di mare che separa la Siberia dal Canada.

La motivazione principale a sostegno della tesi migratoria è la scarsità di cibo dovuto all’ultima glaciazione (Würm) che spinse i primi uomini ad abbondonare l’Africa per sbarcare in Europa e poi nel resto del mondo.

Come abbiano fatto i nostri antenati, senza alcuna cognizione di dove fossero e dove stessero andando, a piedi, senza mezzi di trasporto (la ruota sarà introdotta dai Sumeri 12 mila anni più tardi), strumenti di orientamento e tracciati da seguire a scalare impervie catene montuose, attraversare fiumi, laghi e ghiacciai, terre sterminate e foreste impenetrabili è il primo dei numerosi quesiti a cui la scienza ufficiale non sa rispondere.

Inoltre, se in Africa le condizioni ambientali volgevano al peggio per quale motivo si incamminarono verso nord dove le condizioni erano addirittura proibitive? E perché mai in quella direzione, se non avevano nessuna conoscenza di cosa ci fosse al di fuori del loro ambiente? Cosa li spinse ad abbandonare l’Africa per andare in Europa e poi verso il Mar Glaciale Artico e da qui al Canada?

Come riuscirono a raggiungere, ad esempio, l’Australia, un continente situato nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico? Come fecero, a bordo di improbabili zattere, ad avventurarsi in mare aperto senza bussola e senza alcuna conoscenza delle stelle per orientarsi? Lo stesso vale per la Britannia, l’Irlanda e altre isole come l’Islanda e la Nuova Zelanda. Può essere stato l’istinto a guidarli? Tesi inverosimile se consideriamo che gli animali migratori vanno a svernare verso aree calde e ben definite e non certo all’avventura verso zone ancora più fredde. A meno che non ammettiamo un qualche intervento divino come quello che guidò la biblica attraversata del deserto.

Gli antropologi allineati al pensiero unico evoluzionista affermano concordi che gli Homo sapiens sono passati dal continente asiatico a quello americano attraverso lo stretto di Bering, il tratto di mare che separa la Siberia dall’Alasca che all’epoca (Paleolitico) era completamente ghiacciato con temperature che se oggi arrivano a -50 gradi (nella località di Oimjakon in Siberia lo scienziato Sergej Obrucev il 26 gennaio del 1926 registrò la temperatura di 71,2 gradi sottozero), all’ora, in piena glaciazione, dovevano essere molto, molto più basse. Qualcuno ci vuole spiegare come hanno fatto a sopravvivere a quelle temperature essendo totalmente privi di attrezzature per ripararsi dal freddo glaciale? Come hanno fatto, camminando a piedi per anni, soprattutto i bambini e i neonati, a non morire assiderati?

Altro quesito senza risposta: i primi esseri umani erano organizzati in piccoli gruppi e nuclei familiari sparsi in un territorio immenso e scarsamente abitato. Come fecero quindi a “connettersi” per poi organizzare il lungo viaggio verso l’ignoto se si esprimevano a gesti e con mugugni animaleschi?

Un ulteriore elemento di dubbio riguarda i reperti. Una migrazione di massa come quella che secondo i teorici evoluzionisti ha determinato la diffusione dell’homo sapiens nel mondo, avrebbe dovuto disseminare di resti umani il loro camminino: dove sono?

Per consentire anche a poche unità di formare un nuovo insediamento nei luoghi di approdo, questa enorme massa di uomini, considerate le proibitive condizioni che hanno dovuto affrontare, avrebbe dovuto registrare migliaia e migliaia di morti per stenti, fame, mancanza di ripari e attrezzature per resistere alle intemperie o per gli assalti delle belve feroci. Il loro percorso avrebbe dovuto essere disseminato di resti, avremmo dovuto quindi trovare, a breve distanza l’uno dall’altro, grandi quantità di ossa umane. Invece nulla di tutto questo. Dopo secoli di scavi e ricerche sono stati scoperti solo pochissimi reperti ritrovati qua e là e che non confermano proprio nulla, se non esattamente il contrario: la vita umana è apparsa laddove e stata riscontrata.

La nostra opinione è che i paleontologi nelle loro formulazioni sono pesantemente condizionati dall’evoluzionismo. Per non contraddire Darwin, hanno elaborato la teoria secondo cui da un unico ceppo scimmiesco si è sviluppato l’uomo che poi è migrato ai quattro angoli della terra – come non si sa – dando origine alle odierne razze umane.

Come per l’evoluzione, così per le migrazioni la scienza c’entra poco, mentre c’entra molto la speculazione ideologica. Non si vuole ammettere, per non sconfessare la teoria dell’evoluzione, che in un determinato momento sulla terra sono apparse le specie animali (e vegetali), differenti per area geografica, alcune delle quali sono giunte a noi come i coccodrilli, mentre altre si sono estinte (dinosauri e Mammuth). Allo stesso modo, nei vari continenti, in epoche presumibilmente diverse, è apparso l’uomo in tutte le sue varianti (razze) moltiplicandosi in funzione della sua capacità di adattamento alle diverse latitudini (in questo concordiamo con Darwin).

In conclusione, avendo a disposizione solo pochissimi elementi di analisi, ognuno di noi li può interpretare come gli pare o elaborare nuove teorie, anche le più fantasiose, tanto non si possono dimostrare…

Come sia apparsa la vita sulla terra e, soprattutto perché, è materia di filosofi e credenti, la scienza c’entra poco. Lasciamola stare e pensiamo a migliorare l’uomo, la cui unica “evoluzione” è stata quella di passare dalla clava alla bomba atomica.

Gianfredo Ruggiero

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Come fecero degli uomini primitivi ad attraversare a piedi terre impervie con temperature glaciali, a raggiungere le più sperdute isole degli oceani, senza mezzi di trasporto e sistemi di orientamento è un mistero a cui la scienza ufficiale, accecata dalle teorie evoluzioniste, non sa e non può dare risposta.
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PENSANO AGLI IMMIGRATI E SI DIMENTICANO DEGLI ITALIANI

Non è riuscito Mussolini a farci diventare razzisti,

ci stanno riuscendo i nostri politici

Il popolo italiano è stato per decenni un popolo di emigranti. I nostri nonni, con la valigia di cartone legata con lo spago in mano e un groppo in gola, approdavano in paesi dove erano spesso sfruttati e mal tollerati. All’ingresso dei bar della Svizzera interna si potevano leggere cartelli con scritto “vietato l’ingresso ai cani e agli italiani”.

Il clima sociale in quei paesi era quindi simile a quello che si avverte oggi in Italia. Vi è però una differenza sostanziale: gli italiani andavano in paesi dove c’era bisogno di mano d’opera per sostenere un’economia in forte crescita. Paesi dove non esisteva la disoccupazione e dove il livello di benessere andava aumentando, anche grazie agli immigrati.

La situazione dell’Italia di oggi è, invece, completamente diversa. Ci troviamo in piena stagnazione economica con un tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, mai visto in passato e un livello di povertà in forte aumento (siamo giunti al 20 % della popolazione). Secondo i dati dell’ISTAT abbiamo circa tre milioni di disoccupati a fronte dei quali registriamo oltre 2 milioni di lavoratori stranieri stabilmente occupati in tutti i settori della nostra economia a cui si aggiungono le centinaia di migliaia di extracomunitari che lavorano in nero e in varie forme di precariato. Grosso modo i due valori, immigrati occupati e italiani disoccupati, si equivalgono.

Di conseguenza, stando ai numeri, se non ci fossero gli stranieri in Italia non ci sarebbe disoccupazione e le condizioni di lavoro sarebbero sicuramente migliori.

Come si spiega questa situazione? Con la solita storiella dei lavori umili rifiutati dagli italiani e dei giovani che non vogliono sporcarsi le mani?

I fannulloni e i bamboccioni sono sempre esistiti, solo che oggi sono enfatizzati per giustificare il ricorso agli immigrati, gli unici che accettano di essere sfruttati e di lavorare in condizioni indegne per un paese civile. Vediamo qualche esempio.

Nei cantieri edili del nord (ma nel resto d’Italia la situazione non è molto diversa) in passato si sentivano parlare i vari dialetti meridionali e il bergamasco, oggi è una babele di lingue …e i nostri manovali e muratori che fino a pochi decenni fa lavoravano, e bene, in qualunque cantiere che fine hanno fatto? Sono diventati tutti ingegneri o più facilmente si rabbattano o peggio ancora hanno allungato la lista dei disoccupati?

Al sud, dove la disoccupazione è cronica, la raccolta del pomodoro e degli agrumi per le grosse industrie alimentari (che fanno finta di nulla) l’hanno sempre fatta i meridionali, oggi disoccupati. Scalzati dagli extracomunitari che lavorano 10/12 ore al giorno per poche decine di euro e dormendo sotto le piante. Inoltre i cosiddetti caporali, i reclutatori di mano d’opera, sono anche loro extracomunitari e fanno pure i razzisti ingaggiando solo i loro connazionali.

Nei cantieri navali di Monfalcone dove si costruiscono i grandi transatlantici che solcano gli oceani per i ricchi vacanzieri, il 70% degli operai è costituito da stranieri. La Fincantieri, proprietaria dello stabilimento, per non sporcarsi le mani, demanda alle cooperative di lavoro l’assunzione del personale. Queste cooperative, essendo in concorrenza tra loro, per aggiudicarsi l’appalto, fanno a gara a chi abbassa di più la retribuzione e le condizioni di lavoro degli operai. Possono farlo grazie alla legge sul lavoro interinale (introdotta da Prodi e perfezionata da Berlusconi) che consente loro di inquadrare i lavoratori come soci e non come dipendenti aggirando, in questo modo, le tutele sindacali e i minimi salariali. Il risultato è scontato: ad accettare uno stipendio da fame per un lavoro precario e massacrante sono solo gli immigrati, per la gioia della società che vede ridursi i costi e aumentare gli utili. Da notare che Fincantieri è una azienda statale, quindi di proprietà del popolo italiano che, come si direbbe a Napoli, si ritrova, in questo caso, “cornuto e mazziato”. La stessa situazione la ritroviamo negli ospedali con gli infermieri, e in altre realtà pubbliche e sta diventando prassi per le aziende private.

Se da un lato dobbiamo comprendere le ragioni degli immigrati, che ci ricordano quelle dei nostri emigranti dei primi anni del novecento, dall’altro non dobbiamo chiudiamo gli occhi davanti ai nostri diseredati. E’ notizia di questi giorni di un giovane italiano che si è suicidato dopo aver ucciso moglie e figlioletto a causa delle difficoltà economiche in cui versava dopo aver perso il lavoro, tragedia che si aggiunge alla lunga lista di piccoli imprenditori in rovina che si sono tolti la vita. Se queste persone arrivano al gesto estremo è perché si sentono totalmente abbandonati a se stessi da uno stato che ha tolto loro ogni speranza. Uno stato che pensa più agli immigrati e ai profughi che agli italiani in difficoltà o che, nella migliore delle ipotesi per un mal compreso senso di uguaglianza (lascito marxista ripreso dal nuovo corso della Chiesa), li pone sullo stesso piano.

Una madre invece prima aiuta i sui figli e poi – se ne ha la possibilità – aiuta i figli degli altri. Ed è quello che dovrebbe fare uno stato a cui sta a cuore il benessere del suo popolo. Invece i nostri politici per farsi belli agli occhi del mondo e per assecondare le aberranti logiche del cosiddetto mercato globalizzato, hanno creato le condizioni di una guerra tra poveri.

Ci fosse un governo veramente nazionale e vicino al suo popolo, per ristabilire un minimo di giustizia sociale, introdurrebbe nella prossima manovra finanziaria una semplice norma: incentivi a chi assume italiani e aumento dei contributi per sostenere i costi dell’accoglienza a chi assume stranieri. Accompagnata dall’abolizione di tutte le cooperative di lavoro, vere e proprie agenzie legalizzate di sfruttamento delle braccia.

Pensate che chiunque andrà al prossimo governo abbia gli attributi per farlo?

Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Culturale Excalibur

 

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PRESENTAZIONE LIBRO A COMUNITA’ GIOVANILE 24/11 ORE 21

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IMMIGRATI E PROFUGHI

ABBIAMO IL DOVERE DI ACCOGLIERLI

….però

Abbiamo il dovere di accoglierli perché lo sconquasso in quei paesi lo abbiamo causato noi occidentali fomentando, finanziando e sostenendo militarmente quelle rivolte, chiamate eufemisticamente “primavere arabe”, che hanno gettato nel caos e nella guerra civile nazioni una volta stabili.

Chi ha voluto la morte di Gheddafi in Libia, chi ha impiccato Saddam Hussein in Iraq? Chi sta tentando di rovesciare Assad in Siria? Chi ha creato e armato l’ISIS?

Siamo noi occidentali gli unici responsabili di tanta morte e distruzione. Responsabili per non esserci opposti, anzi di aver sostenuto, da bravi e docili “alleati”, la pretesa tutta americana di dominio del mondo intero.

In più si aggiunge il cinismo. Aspettiamo che si mettano in mare su barconi malconci e stracolmi e dopo, solo dopo che si compie l’ennesima tragedia del mare, la nostra marina accorre a salvarli. A questo punto non sarebbe più logico e umano andare a prenderli direttamente sulle spiagge, invece di versare lacrime e stracciarsi le vesti in televisione come fanno i nostri politici e governanti a tragedia avvenuta?

Detto questo, veniamo alla questione in oggetto.

Anche noi siamo stati un popolo di migranti, affermano i buonisti. E’ vero, c’è però una differenza sostanziale: gli italiani andavano in paesi dove c’era bisogno di mano d’opera. I nostri nonni approdavano in nazione dove, a differenza dell’Italia di oggi, non c’era il 40% di disoccupazione giovanile. Per cui non sottraevano il lavoro a nessuno. E non mi si venga a dire che gli immigrati fanno i lavori che gli italiani rifiutano, quando in realtà gli extracomunitari sono preferiti agli italiani in tutti i settori della nostra economia per il semplice fatto che accettano di farsi sfruttare.  Come al sud, dove per la raccolta dei pomodori e degli agrumi per le multinazionali del settore alimentare lavorano 10/12 ore al giorno sotto il sole cocente di luglio per poche decine di euro, per giunta in nero. O come nei cantieri edili del nord dove in passato lavoravano bergamaschi e meridionali e ora solo extracomunitari.

Strettamente legata all’immigrazione c’è poi la questione dell’integrazione. Cosa significa integrazione? Significa stimolarli ad accettare il nostro stile di vita? Convincere la donna musulmana ad abbandonare il Burga per mettersi la minigonna o spingere il giovane a bere alcolici?

No, integrazione tradotto in termini pratici significa, soprattutto, dare agli immigrati un lavoro e trovargli una casa… e chi glielo spiega al nostro disoccupato che si rabbatta, al nostro pensionato che sopravvive con una pensione da fame, alla famiglia sfrattata perché non riesce a pagare l’affitto che gli immigrati vengono prima di loro… non è riuscito Mussolini a farci diventare razzisti, ci stanno riuscendo Renzi e compagni. E per compagni intendo anche il Papa che, oltre tutto, non si rende conto che gli immigrati una religione già ce l’hanno…e non è quella cattolica.

Non vorrei che tutta questo interesse della Chiesa verso gli immigrati avesse motivazioni economiche legate all’enorme business dell’accoglienza, gestito anche dalle associazione cattoliche (vedi lo scandalo di Roma capitale).

Veniamo ora alla questione profughi. Questi giovanotti, dico giovanotti in quanto sono in massima parte giovani e in ottimo stato di salute, fuggono dalla guerra. A parte il fatto che la guerra è principalmente in Siria e nei paesi arabi mentre questi sono tutti neri, mi piacerebbe sapere dove hanno trovato i mille, duemila e tremila dollari per pagare gli scafisti? Un mistero su cui i paladini degli immigrati tacciono.

Questi giovani fuggono dagli orrori della guerra, dicevamo. E’ vero, ma abbandonano al loro destino quelli che restano. Anche l’Italia ha conosciuto gli orrori della guerra. Anzi di due guerre che si sono combattute contemporaneamente, una mondiale tra eserciti e una civile tra italiani, con bombardamenti, violenza, fame e privazioni. Solo che i nostri giovani non sono scappati in Svizzera o in paesi neutrali come Spagna, Portogallo, Svezia e Irlanda per salvarsi la pelle, sono rimasti a combattere, chi con la camicia nera e chi con il fazzoletto rosso, ma sono rimasti a lottare per la propria patria, la loro terra, per i propri fratelli. Questi qui invece…e dobbiamo pure mantenerli.

Gianfredo Ruggiero

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IL LIBRO DEGLI ORRORI

I passi della Bibbia che mai sentiremo nelle messe

All’indomani di un attentato ad opera di terroristi islamici puntualmente si apre il dibattito sulla presunta matrice violenta del Corano, ritenuto da alcuni messaggero di pace e da altri un testo che induce alla violenza.

Leggendo con occhio disincantato (non quello del fedele devoto) gli episodi narrati e le frasi riportate nella Bibbia c’è da rimanere allibiti di quanto incitamento all’odio, alla vendetta e alle stragi, di quanta pornografia, omofobia, razzismo, sottomissione delle donne e sfruttamento degli animali sia intriso questo testo. Tanta cattiveria e malvagità da sembrare la sceneggiatura di un film di Dario Argento.

Nelle Chiese i predicatori esaltano i passi amorevoli dei testi sacri senza obbligo di interpretazione: parlano da sé. Ma dell’altra faccia della medaglia, quella violenta e disumana, quella stragista e razzista nei loro sermoni non vi è alcun accenno. Solo nei salotti alla Bruno Vespa o nei forum su Internet l’argomento viene trattato. Allora è tutto un panegirico di interpretazioni e di arrampicate sugli specchi che solo la grande capacità dialettica dei religiosi rende le loro argomentazioni credibili. Un esempio classico di come i teologi riescono far passare come vere delle storielle da imbonitore riguarda l’attraversata del Mar Rosso di Mosè e degli ebrei in fuga dall’Egitto, che secondo loro è realmente avvenuta grazie alla bassa marea. Tale marea doveva essere proprio bassa se consideriamo che il Mar Rosso nella sua parte centrale è profondo oltre 2mila metri.

O dei miracoli di Gesù che sono narrati solo nei Vangeli, mentre non vi è alcuna traccia nella folta produzione letteraria dell’epoca che ci riportano le cronache di quelle terre (Plinio il giovane, Giuseppe Flavio, Svetonio, Cornelio Tacito, Dione Cassio, Tertulliano, Epitteto, Galeno, Luciano di Samosata, Celso e gli scritti degli imperatori romani Adriano e Marco Aurelio). Eppure fatti miracolosi come la guarigione degli storpi, il camminare sulle acque, la moltiplicazione dei pani e dei pesci e la stessa resurrezione di Cristo avrebbero dovuto essere citati e riportati con grande rilievo negli scritti di quei tempi. Inoltre Gesù, stando ai Vangeli, è stato processato e condannato alla crocifissione per reati politici quali sedizione contro Roma. Anche di questo fatto nella letteratura dell’epoca non vi è traccia.

Lo studioso statunitense Michael Paulkovich ha stilato un elenco di 126 autori vissuti tra il primo e il terzo secolo dopo Cristo nell’Impero Romano, e quindi contemporanei di Gesù, che però non hanno mai fatto menzione della sua esistenza(1).

Gesù, al di fuori del Vangeli, altro non è che uno dei tanti predicatori con barba lunga e capigliatura fluente che attraversano la Palestina annunciando la venuta di sé. Infatti la Sacra Sindone riporta l’impronta di un tipico volto dell’epoca che poteva essere di chiunque: era infatti consuetudine per le classi agiate avvolgere il defunto in un sudario e depositarlo all’interno di una grotta.

Durante le celebrazioni della Pasqua cristiana si esalta il messaggio di pace simboleggiato dalla colomba con il ramoscello di ulivo nel becco, si sorvola invece sul cinico ordine dato da Dio ad Abramo di uccidere il proprio figlio come testimonianza di fede e dello stesso Abramo pronto ad assecondarlo. Dov’è la differenza, in tema di fanatismo religioso, col musulmano che in nome di Allah è pronto a farsi esplodere tra la folla?

Nelle prediche domenicali il Dio dei cristiani ci viene presentato come un padre amorevole e comprensivo fino all’autolesionismo (porgi l’altra guancia). Sui contenuti truci delle sacre scritture quali la morte per annegamento dell’intera umanità, la popolazione di due citta bruciata viva per punire la dissolutezza dei suoi abitanti, la legge del taglione, l’invito ai regnati ebrei a massacrare i loro nemici…e molto altro che fanno della Bibbia, un vero e proprio libro degli orrori, nessuna citazione, nessun accenno. Lo facciamo noi. Scorrendo il libro della Genesi troviamo queste citazioni che trasudano vendetta e crudeltà.

«Malcontento della malvagità dell’uomo, Dio sterminò ogni creatura del pianeta risparmiando soltanto la famiglia di Noè. Uomini, donne, bambini ed animali morirono annegati in una impensabile agonia» (capitoli 6 e 7).

«Sotto la direzione di Dio Giosuè distrusse l’intera città di Gerico con la punta della spada; uomini, donne e bambini inclusi. Tenne l’argento, l’oro, il bronzo ed il ferro per Dio e, infine, diede fuoco alla città» (Giosuè, 6:21-27).

«Dio ordina a Saul: Va’ dunque e colpisci Amalek e vota allo sterminio quanto gli appartiene, non lasciarti prendere da compassione per lui, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini» (Samuele, 15:7-8).

«Ecco, il giorno del Signore arriva implacabile, con sdegno, ira e furore, per fare della terra un deserto, per sterminare i peccatori.[…] I loro piccoli saranno sfracellati davanti ai loro occhi; saranno saccheggiate le loro case, disonorate le loro mogli. […]Con i loro archi abbatteranno i giovani, non avranno pietà dei piccoli appena nati, i loro occhi non avranno pietà dei bambini» (Isaia 13;9-16-18).

Nel libro della Genesi, a seguito di un episodio di depravazione sessuale riguardanti alcuni abitanti delle citta di Sodoma e Gomorra, troviamo questa spietata citazione:

«Quand’ecco che il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e Gomorra zolfo e fuoco, una punizione esemplare, che da sempre rappresenta il castigo divino sulla depravazione umana».

In tema di depravazione sessuale e spietatezza vendicativa, dal libro della Genesi leggiamo quanto segue.

«Sichem si unì carnalmente – in un atto prematrimoniale – a Dina, figlia di Giacobbe, destando la collera degli altri suoi figli. L’unione previa circoncisione era considerata da Giacobbe un disonore e, per questo, a Sichem, a suo padre Camor, e ad ogni maschio della città fu richiesta la circoncisione, che avrebbe reso ogni uomo idoneo all’unione con le altre sue figlie. Tre giorni dopo, mentre gli uomini ancora pativano i dolori dell’operazione, due dei figli di Giacobbe, Simeone e Levi, fratelli di Dina, presero ciascuno la propria spada, assalirono la città che si riteneva sicura, e uccisero tutti i maschi. Passarono a fil di spada anche Camor e suo figlio Sichem, presero Dina dalla casa di Sichem, e uscirono. I figli di Giacobbe si gettarono sugli uccisi e saccheggiarono la città, perché la loro sorella era stata disonorata, presero le loro greggi, i loro armenti, i loro asini, quanto era nella città e nei campi. Portarono via come bottino tutte le loro ricchezze, tutti i loro bambini, le loro mogli e tutto quello che si trovava nelle case» (Genesi, 34:13).

Nel Vecchio testamento troviamo citazioni intrise di odio e violenza che si commentano da sole. Anche se, come sopra accennato, i teologi accreditati riescono con grande acrobazia dialettica e dando sfoggio alla loro erudizione di parte a “contestualizzare” gli episodi citati per farli apparire come gesti di amore. Nel Deuteronomio e nel Libro di Gesuè troviamo frasi, del tipo sotto riportate, che solo una mente crudele o immersa nella nebbia del fanatismo può giustificare:

«nelle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dà in eredità, non lascerai in vita alcun essere che respiri; ma li voterai allo sterminio…» (Deuteronomio 20)

«Quando ti avvicinerai a una città per attaccarla, le offrirai prima la pace. Se accetta la pace e ti apre le sue porte, tutto il popolo che vi si troverà ti sarà tributario e ti servirà. Ma se non vuol far pace con te e vorrà la guerra, allora l’assedierai. Quando il Signore tuo Dio l’avrà data nelle tue mani, ne colpirai a fil di spada tutti i maschi; ma le donne, i bambini, il bestiame e quanto sarà nella città, tutto il suo bottino, li prenderai come tua preda; mangerai il bottino dei tuoi nemici, che il Signore tuo Dio ti avrà dato»

«La parola del Signore a proposito dei bambini nati in questa terra: Moriranno di malattie strazianti, non saranno rimpianti né sepolti, ma saranno come letame sulla terra. Periranno di spada e di fame; i loro cadaveri saranno pasto degli uccelli dell’aria e delle bestie della terra» (Geremia, 16:4)

Nel Salmo 137, canto dei deportati che descrive il lamento degli esiliati ebrei a Babilonia dopo la caduta di Gerusalemme nel 587 a.C., il Dio dei cristiani sentenzia:

« E tu, Babilonia criminale! Beato chi ti ripaga del male che ci hai fatto, chi afferra i tuoi bambini e li sfracella contro la roccia»

Nel Talmud vi è una sezione dedicata all’amministrazione della giustizia. I crimini degli ebrei sono perdonati e addirittura incoraggiati se perpetrati contro gli estranei alla loro stirpe (chiamati Gentili o Goym).

«se uno rubasse, rapinasse, rapisse una bella donna, o commettesse torti simili, se questi fossero perpetrati da un Gentile ad un altro, il torto in questione deve essere punito, allo stesso modo se fosse perpetrato ai danni di un Israelita, invece il furto da parte di un Israelita ai danni di un Gentile, può essere perdonato» (Sanhedrin)

«È sempre un gesto meritevole impossessarsi di un bene appartenente a un Gentile» (Schulchan Aruch)

«È permesso praticare l’usura sui Gentili, perché la pratica dell’usura su un Gentile in ogni momento piace al Signore» (Schulcan Aruch, Orach Chaim)

«Ad un giudeo è permesso stuprare, truffare, e spergiurare; ma deve curarsi di non farsi scoprire, così che Israele possa non soffrire» (Schulchan Aruch, Johre Deah)

«È un grande peccato fare un regalo ad un Gentile. Ma è permissibile fare l’elemosina ai Gentili poveri, visitare i loro malati, dare gli ultimi onori ai loro morti e consolare i loro parenti, per mantenere la pace, e per far credere ai Gentili che i Giudei sono loro buoni amici, poiché danno loro conforto» (Aboda Zarah)

Nei confronti delle donne non ebree le considerazioni dettate da Dio sono condensate in queste frasi che non lasciano spazio a dubbi:

«Tutte le donne non-ebree sono prostitute» (Eben Haezar)

«Un Giudeo può violentare, ma non sposare una non-Ebrea» (Gad Shas)

«Una ragazza Gentile dall’età di tre anni può essere violentata» (Aboda Shara)

«Se un Giudeo violenta una ragazza non-Giudea, e un altro Giudeo che lo vede è chiamato a testimoniare, quel Giudeo deve, senza esitazione, mentire» (Johre Deah)

«Ad una balia ebrea è proibito allattare il figlio di un Gentile, anche se fosse pagata per fare ciò, poiché facendolo, aiuterebbe la crescita di un Gentile. Solo nel caso in cui lei provi dolore per l’eccesso di latte e tale latte possa divenire pericoloso per lei è permesso fare ciò. All’ebreo è anche proibito insegnare ad un Gentile un lavoro col quale egli possa mantenersi» (Schulchan Aruch, Johre Deah)

Anche nei confronti delle donne ebree, il Dio del Vecchio Testamento è alquanto “severo”.

«Dio punì l’adulterio: Si farà venire contro di loro una folla ed esse saranno abbandonate alle malversazioni e al saccheggio. La folla le lapiderà e le farà a pezzi con le spade; ne ucciderà i figli e le figlie e darà alle fiamme le case. Eliminerò così un’infamia dalla terra e tutte le donne impareranno a non commettere infamie simili» (Ezechiele, 23:45-47)

Troviamo perfino citazioni che sembrano tratte dalla scena di un film horror.

«Una donna si lamentò di patire la fame davanti al re di Israele. Era triste perché aveva accettato di cucinare e mangiare suo figlio» (Re, 6:29)

«Mangerete la carne dei vostri figliuoli e mangerete la carne delle vostre figliuole» (Levitico, 26:22)

«Ioab conficcò un pugnale nello stomaco di Amasà, rovesciandone l’intestino per terra. Amasà morì nel bel mezzo della strada rotolandosi nel suo stesso sangue» (Samuele, 20:10-12)

Anche nel Nuovo Testamento troviamo passi che non sentiremo mai durante le messe.

«Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. Gesù appoggia gli omicidi di massa, gli stupri, le schiavitù, le torture e gli incesti descritti nel Vecchio Testamento» (Matteo, 5:17).

In tema di omosessualità l’insegnamento della Bibbia è chiaro.

«Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento» (Romani, 1:26-27)

«Se uno ha con un uomo relazioni sessuali come si hanno con una donna, tutti e due hanno commesso una cosa abominevole; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro» (Levitico)

«né gli “effeminati” né i “sodomiti” erediteranno il regno di Dio» (1 Corinzi 6:9)

Gli ebrei meritano grande rispetto per le persecuzioni subite nel corso dei secoli, ma se scorriamo le pagine dei loro testi sacri, soprattutto la Torah e il Talmud, scopriamo quanto profonde siano nel loro campo le radici dell’odio e dell’intolleranza religiosa. Il Dio che emerge da questi scritti è un Dio spietato che incita allo sterminio dei popoli e alla crudeltà verso donne e bambini. Quello che accade oggi in Palestina non è casuale, è la naturale applicazione dei precetti biblici.

«Sotto la guida di Dio, gli israeliti sterminarono completamente gli uomini, le donne ed i bambini di Sicon – Non vi lasciammo nessuno in vita» (Deuteronomio, 2:33-34)

«Dio stabilì le regole della guerra ordinando il massacro di tutti gli uomini. Tralasciò le donne, i bambini, il bestiame ed i possedimenti che potevano essere tenuti come preda» (Deuteronomio, 20:13-1)

«Sterminerai dunque tutti i popoli che Jahweh, l’Iddio tuo, sta per dare in tuo potere; l’occhio tuo non abbia pietà; e non servire agli dei loro…Il tuo Dio, Jahweh, darà queste nazioni in tuo potere e le metterà interamente in rotta finché siano distrutte. Ti darà nelle mani i loro re, e tu farai scomparire i loro nomi di sotto ai cieli; nessuno potrà starti a fronte finché tu le abbia distrutte. Darai alle fiamme le immagini scolpite dei loro dei; non agognerai e non prenderai per te l’argento che è su quelle, onde tu non abbia ad esserne preso perché sono un’abominazione per Jahweh» (Deuteronomio, 7, 16-25)

Non è che per caso i terroristi islamici si sono sbagliati e invece del Corano hanno letto la Bibbia?

Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Excalibur

Note

(1) Nei moltissimi testi che ha analizzato, Paulkovich ha trovato un solo riferimento a Gesù di Nazareth in un libro scritto dallo storico romano di origine ebraica Flavio Giuseppe nel 95 dopo Cristo, ma secondo lui si tratterebbe di una aggiunta inserita da altri. Da considerare che Flavio Giuseppe è stato uno scrittore molto prolifico, per esempio ha descritto minuziosamente le fasi processuali e l’esecuzione di due ladri comuni, ma su Gesù non dice nulla fatta eccezione per due paragrafi di cui il primo sicuramente postumo e l’altro molto sospetto. Si tratta comunque di fugaci citazioni che contrastano con la risonanza che tali eventi, soprattutto dei miracoli, se effettivamente accaduti, avrebbero dovuto avere nella cronaca di quei tempi.

Spunti di riflessione.

1) Secondo le sacre scritture, la religione cristiana ebbe inizio con la crocifissione di Cristo. E se questa non fosse mai avvenuta? Se invece di essere condannato a morte, il tribunale romano che lo ha giudicato lo avesse assolto dall’accusa di sedizione? Se Cristo invece che sulla croce fosse morto sul suo letto dopo una vita di predicazione? L’impalcatura della fede cristiana che poggia proprio sul dogma della crocifissione, non sarebbe destinata a crollare tenuto conto che del processo a Gesù sulle cronache dell’epoca non vi è traccia alcuna?

2) Gesù si è sottoposto al supplizio del Golgota per salvare l’umanità. E poi? Non ci pare che il comportamento degli uomini dopo il sacrificio di Cristo sia cambiato. La cattiveria, la violenza, la sopraffazione e tutti i mali che hanno afflitto gli uomini prima della venuta del Redentore sono rimasti, anzi dopo il suo sacrificio si sono amplificati (vedi le guerre di religione). Quindi a cosa è servito il suo sacrificio se dopo la sua morte nulla è cambiato?

3) Se neanche sacrificando il proprio figlio il Dio dell’Universo è riuscito a cambiare gli uomini, delle due l’una: o questo Dio è impotente, ciò incapace di cambiare gli uomini, quindi non è Dio; oppure, se è veramente Dio, perché non usa i suoi poteri per far vivere gli uomini in pace? Cosa significa, che vuole solo essere adorato e temuto?

4) Nella Bibbia troviamo tutto e il contrario di tutto. Dal “occhio per occhio e dente per dente” del Vecchio Testamento al “porgi l’altra guancia” dei Vangeli. Dal “amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori” del Vangelo di Matteo (5,44) all’istigazione al massacro e all’infanticidio del Deuteronomio. Dal “libero arbitrio” degli uomini ritenuti gli unici responsabili delle loro azioni, all’assioma evangelico del “tutto avviene per volere di Dio” poi corretto in “tutto avviene per opera di Dio, fuorché il peccato” (come dire: le cose buone sono opere di Dio, quelle malvagie dell’uomo…mah). In questo modo qualunque situazione, anche la più assurda e contraddittoria, trova conferma nella Bibbia, basta selezionare i passi delle sacre scritture più confacenti ai propri scopi e il gioco è fatto.

5) Quando i sostenitori della Chiesa sono in difficoltà nel sostenere le loro ragioni sul piano storico e razionale, ecco allora imboccare con decisione l’uscita di sicurezza del “Mistero della Fede”, esattamente come fa una madre quando di fronte alle domande imbarazzati del figliolo, se ne esce con la fatidica frase “quando sarai grande capirai…” Oppure se la cavano con le Interpretazioni giustificative del tipo “è scritto rosso, ma il Signore intendeva nero… La Bibbia non va presa alla lettera, ma va letta riportandola ai tempi in cui venne concepita…a quei tempi tutti si comportavano allo stesso modo…”e riferendosi ad Abramo pronto ad uccidere suo figlio per dimostrare la sua fede: “Abramo lo fece perché convinto che poi Dio avrebbe fatto risuscitare Isacco”… Come si può comprendere hanno sempre una risposta a tutto, anche se fantasiosa e per nulla credibile.

6) Una persona che segue puntualmente i precetti, che va tutte le domeniche a Messa e santifica le feste è forse migliore di un’altra? Se la risposta è no, allora l’obiezione che ne scaturisce è: che senso ha andare a Messa, frequentare la Chiesa e l’Oratorio se poi ci comportiamo a volte bene e a volte male esattamente allo stesso modo degli altri? Dov’è la differenza tra un fedele e una qualsiasi altra persona?

Un’ultima considerazione: che senso ha un Dio, ritenuto dai fedeli Onnipotente e Onnisciente, che crea dal nulla tutte le cose, che giudica le azioni degli esseri umani da lui stesso creati? Non poteva concepirli tutti buoni ed evitare, in tal modo, le sofferenze che l’umanità patisce fin dal primo giorno della Creazione? Non è che per caso lo ha creato debole per il gusto di farlo soffrire e costringerlo a prostrarsi continuamente ai suoi piedi ad implorare la sua clemenza per sentirsi un…Dio?

E il comportamento del fedele a cui Dio ha sottratto il figlio facendolo morire prematuramente, ha senso che nelle sue preghiere lo ringrazi per la prova di fede che gli è stata concessa?

Il confine tra fede e fanatismo è molto labile, a prescindere dalla religione praticata.

 

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PRODEZZE PARTIGIANE

Come i liberatori trattavano le donne catturate

di Gianfredo Ruggiero

Giuseppina Ghersi era una bambina di appena 13 anni quando fu picchiata, stuprata e uccisa dai partigiani con l’accusa di essere al servizio del regime fascista.

Studentessa delle magistrali alla “Rossello” di Savona scrisse un tema che la maestra inviò al Duce ottenendone i complimenti: questa la sua colpa.

La mattina del 25 aprile 1945, Giuseppina fu sequestrata da tre partigiani e portata nei locali della Scuola Media “Guido Bono” a Legino, adibito a Campo di Concentramento per i fascisti.

Le cosparsero la testa di vernice rossa e le vergaro la emme di Mussolini sulla fronte per essere poi esibita in pubblico come un trofeo di caccia. Fu pestata a sangue e violentata per giorni.

Il 30 aprile fu posto fine al suo martirio con un colpo di pistola alla nuca e il suo corpo gettato, insieme ad altri, su un cumulo di cadaveri davanti al cimitero di Zinola.

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Giuseppina Ghersi e i suoi aguzzini partigiani prima di essere violentata e uccisa. Notare lo sguardo compiaciuto di questi squallidi figuri

Al riconoscimento della piccola partecipa Stelvio Murialdo il quale dà una testimonianza agghiacciante:

 «…erano terribili le condizioni in cui l’avevano ridotta, evidentemente avevano infierito in maniera brutale su di lei, senza riuscire a cancellare la sua giovane età. Una mano pietosa aveva steso su di lei una sudicia coperta grigia che parzialmente la ricopriva dal collo alle ginocchia. La guerra ci aveva costretto a vedere tanti cadaveri e in verità, la morte concede ai morti una distesa serenità; ma lei, quella sconosciuta ragazza NO!!! L’orrore era rimasto impresso sul suo viso, una maschera di sangue, con un occhio bluastro, tumefatto e l’altro spalancato sull’inferno. Ricordo che non riuscivo, come paralizzato, a staccarmi da quella povera disarticolata marionetta, con un braccio irrigidito verso l’ alto, come a proteggere la fronte, mentre un dito spezzato era piegato verso il dorso della mano” …»

Lo scrittore Giampaolo Pansa, uno dei massimi conoscitori della guerra partigiana, nel suo libro “Bella Ciao” dedica un capitolo ad un’altra triste vicenda: “Gli stupri di Brogli”

 La retorica resistenzialista e i libri che ne derivano hanno sempre ignorato l’esistenza del Campo di Brogli… un lager nella 6° Zona ligure, dove tra l’estate e l’autunno 1944 furono rinchiusi molti prigionieri fascisti. La loro sorte era segnata: venivano torturati e poi uccisi (…) erano tutti uomini, a parte due donne.

Una era un’ostetrica genovese, fra i trenta e i quarant’anni, bionda e con la testa rapata in modo selvaggio, coperta di croste rossastre. In seguito fu poi violentata e fucilata.

L’altra donna era molto più giovane e nessuno sapeva che fine avesse fatto.”

 In seguito Gianpaolo Pansa rintracciò la donna, Lucia R., e ne raccolse la testimonianza:

 Nel 1944 aveva 19 anni e frequentava la terza liceo classico a Genova. Una domenica di settembre era andata a visitare uno zio ammalato, fascista delle ultime file, commissario prefettizio di un piccolo comune della Valle Scrivia.

Quel giorno alla porta dello zio bussarono tre sconosciuti, partigiani arrivati per ucciderlo. Ma lui non c’era perché la sera prima era stato ricoverato all’ospedale di Novi Ligure.

Il terzetto trovò soltanto Lucia, la prese e la portò a Brogli (…) «arrivai a Brogli in preda alla disperazione. Il capo del lager, il famoso Walter, mi accusò di essere un’ausiliaria fascista, per di più parente di un podestà repubblichino (…) si divertiva a spaventarmi, i suoi uomini assistevano ridendo e insultandomi. Ma il peggio doveva ancora arrivare e successe la prima sera.

Mentre tutti i prigionieri venivano rinchiusi nel casone, mi portarono in una casupola vicina al comando del campo. Ero una ragazza illibata e quella sera persi la verginità. Il primo a violentarmi fu Walter, che poi mi passò a due russi. Mi presero con una brutalità bestiale, perché ero una troia fascista, così dicevano. Quando mi riportarono nel casone dei prigionieri, sanguinavo, avevo la faccia nera per le botte ricevute (…) pensavo che dopo essersi sfogati, Walter e i suoi uomini mi avrebbero lasciato in pace. Ma il giorno successivo mi resi conto che ero considerata una preda da stuprare a loro piacimento.

Mi facevano uscire tutti i giorni dal casone e mi usavano come fossi una prostituta al soldo della banda di Brogli (…) La mia tortura durò tutto il mese di ottobre (…) a salvarmi fu l’arrivo a Brogli di un commissario politico anziano (…) Mi sono accorsi anni per liberarmi dell’orrore di Brogli».

In un altro capitolo del suo libro, Giampaolo Pansa, descrive la vicenda di Giuseppe Ugazi e delle sue due figlie.

Nell’agosto 1944, a Galliate viveva Giuseppe Ugazio, 43 anni, segretario del fascio repubblicano di quel comune (…) Ugazio viveva con due figlie. Cornelia, 21 anni studiava Medicina all’Università di Torino (…) la più piccola, Mirella detta Mirka, 13 anni. Verso le nove di sera del 28 agosto si presenta alla trattoria San Carlo, dove se ne stava seduto con un paio di amici, una pattuglia di militi della repubblica e invitano l’Ugazio a seguirli insieme alle figlie perché si teme un attacco dei ribelli.

Il segretario del fascio e le due ragazze salgono sull’automobile dei militi e soltanto all’ora scoprono di essere caduti nelle mani dei partigiani garibaldini travestiti da fascisti.

Li conducono attraverso i campi sino a una cascina isolata, la Negrina, qui li aspettano una ventina di ribelli che hanno già occupato il cascinale.

I partigiani mangiano e bevono, sotto lo sguardo atterrito dei tre ostaggi. Il padre di Cornelia e Mirka spera ancora di salvare almeno le figlie, poiché tra i ribelli ha riconosciuto un giovane di Galliate. Poi si rende conto di non avere via di scampo. Viene spinto in un boschetto vicino al podere, legato a un albero e torturato sotto gli occhi delle ragazze.

La sua vita sta per concludersi. I partigiani lo finiscono spaccandogli il cranio con il calcio dei moschetti. Subito dopo tocca alle figlie. Sia Cornelia che la piccola Mirka sono stuprate. I ribelli se le passano di mano per l’intera notte. E’ quasi l’alba del 29 agosto quando le ragazze non danno più segni di vita.

La banda trascina i corpi nel boschetto, accanto al cadavere del padre. Gli stupratori scavano una fossa poco profonda, una trentina di centimetri, non di più.

Al contatto con il freddo del terreno, Cornelia e Mirka si riprendono. Allora i partigiani fracassano la testa della ragazza più grande con i moschetti e soffocano Mirka, schiacciandole il collo con uno scarpone.

Poi se ne vanno poco dopo l’alba. E riprendono a combattere per la rivoluzione comunista”.

Giampaolo Pansa riporta il numero di 2.365 donne uccise, spesso prima stuprate dai partigiani, di cui si conosce il nome e la vicenda. A cui bisogna aggiungere le centinaia di donne violentate che sono riuscite a sfuggire alla morte e che per un comprensibile senso di pudore hanno taciuto. E quelle picchiate, rapate a zero ed esibite come trofei per la sola colpa di essere fidanzate di soldati fascisti.

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Servizio Ausiliario Femminile (SAF) della Repubblica Sociale Italiana. Le prime donne soldato d’Italia, giovani e giovanissimi, tutte volontarie catturate dai partigiani venivano spesso stuprate e uccise

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Scena tratta dal film di Antonio Bellucco “Il Segreto d’Italia” con Romina Power che narra una delle tante, tantissime pagine di storia  cancellata, quella della strage partigiana di Codevigo

Quando il 25 Aprile i partigiani riconosceranno le nefandezze della loro parte allora, solo allora si potrà parlare di pacificazione e voltare finalmente pagina.

Gianfredo Ruggiero, presidente del Circolo Culturale Excalibur – Varese

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LA BIBBIA E GLI ANIMALI

Come noto nella Bibbia possiamo trovare tutto e il contrario di tutto. Mentre da un lato invita alla concordia dall’altro sostiene le peggiori nefandezze che l’uomo possa concepire: la schiavitù, la sopraffazione, il massacro generalizzato di razze umane e di animali.

Se dovessimo seguire alla lettera l’insegnamento soprattutto del vecchio testamento, quello del “occhio per occhio e dente per dente” (che poi si contraddice con quel “porgi l’altra guancia” dei vangeli), saremmo tutti dei criminali.

Quello che emerge dalla lettura del testo sacro dei Cristiani è un Dio di parte a cui sta a cuore solo la sorte di un popolo che considera destinato a dominare il mondo. La stessa considerazione la si riscontra nel rapporto tra uomini e animali considerati, quest’ultimi, al servizio dei primi.

Nei secoli successivi nel pensiero cristiano si rafforza la visione dell’uomo legittimato a sfruttare senza alcuna pietà e limite gli animali e l’ambiente naturale: il mondo è al servizio dell’uomo e l’uomo è al servizio di Dio. Contrariamente a molti uomini di Chiesa come San Francesco che conciliano forzatamente l’amore per Cristo con l’amore per la natura.

Tutto deriva dalla Bibbia, ma chi ci assicura che quanto riportato nel testo sacro corrisponda alla effettiva volontà di Dio e non sia invece stato rivisto in alcune sue parti per esigenze di potere, oppure che nella varie trascrizioni non siano stati commessi dei madornali errori? Come possiamo credere ciecamente, fino a dare la propria vita o negare quella di altri, in un testo scritto, non si sa bene da chi (Mose?), 1300 anni prima di Cristo, che riporta racconti tramandati a voce, poi scritti da persone diverse e in tempi diversi senza grande precisione, e giunto, non si sa come, ai giorni nostri dopo essere stato rimaneggiato più volte nelle varie traduzioni in greco, aramaico e latino?

E’ tempo di superare la deleteria convinzione che tutto ciò che è riportato nei testi sacri sia il verbo. Come nei rapporti tra umani il pensiero cristiano ha superato la posizione biblico del Medio Evo, così, allo stesso modo, auspichiamo che la coscienza cristiana ponga sullo stesso piano tutti gli esseri viventi e bandisca una volta per tutte violenza, sfruttamento e sopraffazione anche verso la parte debole della natura.

Il capitalismo basa la sua essenza sullo sfruttamento egoistico degli uomini per fini economici, non facciano altrettanto i cristiani per soddisfare i piaceri del palato sentendosi, per questo, autorizzati dalla Bibbia.

Gianfredo Ruggiero

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PASQUA SENZA SACRIFICI

LA FEDE NON SI DIMOSTRA A TAVOLA

Un bel giorno Dio chiamò a rapporto Abramo e gli ordinò di uccidere suo figlio Isacco come prova di fede.

Quando Abramo, sul Monte Moriah , stava per scannare il suo unico figlio, arrivò il contrordine: invece di tuo figlio ammazza un montone, fa lo stesso. E da quel giorno l’agnello sacrificale divenne il simbolo, di sangue, della Santa Pasqua.

Fuori dalla fede ci domandiamo: come può un Dio che si definisce buono e misericordioso ordinare ad un suo discepolo di compiere il più atroce dei delitti? E come può un padre, per assecondare il proprio Dio, apprestarsi a compiere l’insano gesto?

Ognuno di noi si domandi se valga veramente la pena rendersi complice dell’uccisione di un agnello, un esserino che non ha neppure avuto la possibilità di diventare adulto, per ingraziarsi il proprio Dio.

La fede si dimostra tutti i giorni con i gesti di pace e di amore e non seduti ad una tavola imbandita.

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