LA CULTURA E’ L’ARMA PIU’ FORTE

espositore

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Cavalieri di un’Idea

Siamo di DESTRA perchè sosteniamo la libertà d’impresa e la proprietà privata; siamo di SINISTRA perchè vogliamo la giustizia sociale; siamo AMBIENTALISTI perchè rispettiamo la natura e amiamo gli animali.

Provate ad appiccicarci un’etichetta…se ci riuscite

 

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LA MAFIA NON SI COMBATTE CON LA RETORICA

Come intervenire ad un dibattito della sinistra, parlare del fascismo  e ricevere gli applausi del pubblico.

Ieri sera, sono intervenuto in un dibattito sulla mafia organizzato dalla sinistra DS, a seguito dell’arresto del sindaco del paese.

Nel mio intervento ho spiegato di come il fascismo ha reso inoffensiva la mafia tramite l’attività giudiziaria del prefetto Mori, cui Mussolini diede i pieni poteri, e, soprattutto, attraverso il vasto piano di opere pubbliche, di risanamento ambientale e di ridistribuzione delle terre ai contadini che portò alla piena occupazione sottraendo la manovalanza della mafia. E di come la mafia fosse ritornata con i liberatori americani che sostituirono i sindaci (podestà) di nomina governativa con i sindaci graditi alla mafia, dando origine a quell’intreccio viscido tra potere mafioso e potere politico che ben conosciamo e che ha fatto la fortuna di alcuni partiti.

Alla fine del mio intervento, sotto gli sguardi attoniti degli organizzatori ho ricevuto gli applausi del pubblico.

Ovviamente i relatori hanno tentato di replicare con le solite battute trite e ritrite tipo olio di ricino e altre banalità del genere.

Gianfredo

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BERE LATTE FA BENE?

LATTE

Indispensabile per i neonati, dannoso per gli adulti

di Gianfredo Ruggiero

Il neonato, di qualunque mammifero si tratti, si alimenta esclusivamente di latte materno. Superata la fase dello svezzamento, con il passaggio ad una dieta diversificata, il seno della madre smette di produrre latte avendo esaurito la sua funzione. Lo stesso avviene in tutte le specie animali, ognuna delle quali produce un latte diverso in quanto destinato esclusivamente ai propri cuccioli.

A prescindere dalle considerazioni di ordine morale – mucche che si vedono strappare il proprio vitellino a pochi giorni dalla nascita e costrette a passare la loro vita attaccate ad una macchina succhia-latte che dimezza la loro, seppur grama, aspettativa di vita – somministrare ai bambini, come agli adulti, latte di origine non umana è una forzatura che può comportare rischi, anche gravi, per la salute.

Una patologia molto diffusa è l’intolleranza al lattosio (lo zucchero del latte), a causa della progressiva riduzione dell’enzima lattasi, necessario per la sua digestione, che si verifica in ognuno di noi dopo lo svezzamento.

Il nostro organismo, lo stesso vale per tutti i mammiferi, smette di produrre la lattasi per il semplice motivo che, superata la fase infantile, si aspetta che cessi l’assunzione di latte. Continuare invece ad alimentarsi con latte e suoi derivati determina uno stato di rigetto da parte del nostro corpo.

Per ovviare a questo inconveniente, l’industria del latte si è inventata la versione HD (alta digeribilità). In sostanza il lattosio viene estratto dal latte, separati i suoi componenti, galattosio e glucosio, e poi ricongiunto al latte. Il risultato è un prodotto manipolato chimicamente che avrà anche un bell’aspetto e un buon sapore, ma che di naturale gli rimane ben poco. Se poi aggiungiamo che negli allevamenti intensivi le mucche sono alimentate con mangimi e farine altamente proteici ottenuti da coltivazioni a base di OGM con l’aggiunta di scarti di macellazione e rinforzati da ormoni della crescita e trattate con estrogeni e farmaci per prevenire infezioni e stimolare la produzione di latte, il quadro si completa. Alla faccia della pubblicità che ci fa vedere la mucca Carolina felice di brucare l’erba sui pascoli montani.

Subito dopo la mungitura i batteri nel latte sono circa 900 per cc, dopo 24 ore sono circa 58 milioni. Per limitare la proliferazione dei microrganismi patogeni si ricorre alla pastorizzazione la quale, essendo un processo blando ha, di conseguenza, un’efficacia limitata. Un intervento più incisivo è la sterilizzazione (latte UTH) che avviene a temperature più elevate. Questo processo da un lato distrugge quasi completamente i microorganismi presenti nel latte – cui si aggiungono gli effetti negativi della mungitura meccanica che causa abrasioni e forme di mastite alle mammelle del povero animale con conseguente produzione di pus e trace di sangue che, ovviamente, finiscono nel latte – e, dall’altro, deteriora le sostanze nutrienti (proteine e vitamine).

Il latte vaccino, e passiamo al secondo punto di analisi, non è cibo per umani. Lo dimostra chiaramente la sua composizione. Nel latte di mucca è presente una quantità di proteine fino a quattro volte maggiore del latte materno, questo per permettere la rapida crescita del vitello che in soli due anni passa dai 40 Kg della nascita ai 7/900 Kg dell’adulto. Per digerire un latte così ricco i ruminanti dispongono di uno stomaco potenziato diviso in quattro scomparti che noi, ovviamente, non essendo predisposti a questo tipo di alimento, non abbiamo. La conseguenza è un super lavoro a carico del nostro apparato digerente i cui effetti negativi si manifestano soprattutto in età adulta.

Nel latte di mucca troviamo inoltre una quantità enorme di minerali: tre volte la quantità di Sodio e sei volte la quantità di Fosforo presenti nel latte materno e tantissimo Calcio. Un latte così ricco di minerali serve a sostenere la crescita vigorosa del vitello e per strutturare il suo possente apparato scheletrico. Se assunto dall’uomo, bambino o adulto che sia, questo eccesso di minerali dovrà essere eliminato attraverso le urine determinando ulteriori scompensi come, ad esempio, la formazione calcoli renali. Di contro manca il ferro e gli Omega 3, causa primaria di anemie, soprattutto infantili, che insorgono quando la dieta è prevalentemente a base di latte e latticini.

Sulle vitamine il dibattito è invece tuttora aperto, con dati contrastanti rispetto alle fonti. Di certo il latte di mucca contiene meno vitamine del latte materno. Soprattutto vitamina D che controlla la capacità del bambino di assorbire il Calcio e vitamina C, indispensabile per prevenire malattie come lo scorbuto e forme tumorali.

Senza contare che il latte intero e i suoi derivati contengono, come tutti gli alimenti di origine animale, una elevata percentuale di acidi grassi saturi e di colesterolo il cui eccesso fa aumentare il rischio di malattie cardiovascolari.

Ogni mammifero produce latte contenente i nutrienti nelle proporzioni ottimali per lo sviluppo dei propri cuccioli e gli anticorpi della specie di appartenenza.

Dovrebbe bastare questa semplice considerazione per indurre le neo mamme ad allattare al seno e agli adulti di non… rimanere lattanti.

Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Culturale Excalibur

 

 

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…E VENNE VALLE GIULIA

Destra e sinistra uniti contro il sistema

Un episodio che rappresenta al meglio il clima giovanile del ’68, fatto di entusiasmi e sincera voglia di cambiamento, riguarda la vicenda “Valle Giulia”.

All’università della Sapienza di Roma negli anni 1967/68,  studenti di destra e di sinistra seppero convivere e fare politica senza quelle divisioni e antagonismi violenti che si svilupparono negli anni successivi, nei cosiddetti anni di piombo.

Questi giovani, sinceramente animati da una comune tensione rivoluzionaria tentarono, in maniera naturale e spontanea e per nulla preordinata, di realizzare quell’unità generazionale, fuori dagli schemi dei partiti e della politica tradizionale, che avrebbe potuto mandare in crisi il sistema borghese.

«Noi ce ne stavamo a Legge, loro a Lettere. Quando calava la sera, scoccava l’ora delle partitelle di calcio: rossi contro neri.

Lettere era piena di bandiere rosse, a Legge invece un fascio repubblicano […] sovrastava l’ingresso della facoltà…

Alle assemblee oceaniche di Lettere, indette nel nome di Castro, Ho Chi Minh, noi rispondevamo con affollate assemblee dove si discutevano i temi del fascismo, dell’Europa, della rivoluzione». A.Tilgher

Per la destra universitaria fu un laboratorio di idee senza precedenti, dove trovarono spazio alchimie ideologiche e tesi eretiche che fecero gridare allo scandalo la destra benpensante, come la rivisitazione del mito di Che Guevara, il rivoluzionario sudamericano o di Marcuse, il guru della beat generation o, riguardo la guerra in Vietnam, la simpatia espressa nei confronti dei Vietcong impegnati in una lotta di liberazione nazionale contro l’ingerenza americana. Rielaborazioni che si affiancava a nuove forme di espressione politica come la rappresentazione teatrale delle opere di  Céline e Drieu La Rochelle, gli scrittore francesi che durante la seconda guerra aderirono al governo filo tedesco di Vichy.

Senza grosse difficoltà questi giovani seppero superare l’anacronistico antifascismo e lo strumentale anticomunismo per la comune lotta al sistema (“non destra contro sinistra, ma destra e sinistra uniti contro il sistema”. Avrebbe potuto essere un slogan efficace).

“Nazi-maoisti”. Cosi i camerati furono beffardamente definiti dalla stampa amica del MSI, mentre i compagni venivano apertamente osteggiati dal PCI che temeva di perdere il controllo sul nascente movimento studentesco.

Protagonisti di questa sorprendente avventura fu soprattutto il “FUAN-Caravella”, la sezione romana degli universitari missini, in seguito sciolta per volere di Almirante.

Questo sodalizio tra destra rivoluzionaria e sinistra extraparlamentare si consolidò durante gli scontri di Valle Giulia.

Il primo marzo del 1968 i giovani di Avanguardia Nazionale guidati da Stefano Delle Chiaie, di Primula Goliardica e del FUAN Caravelle si unirono ai compagni per impedire lo sgombero della Facoltà di Architettura di Via Valle Giulia occupata dalla sinistra.

Per la prima volta, studenti di destra e di sinistra, camerati e compagni, si ritrovarono fianco a fianco contro i celerini per difendere il loro diritto a contestare. E battaglia fu, con feriti, arresti, auto in fiamme e barricate.

Al termine degli scontri, Avanguardia Nazionale e FUAN occuparono la facoltà di Giurisprudenza, mentre gli studenti di sinistra occuparono Lettere.

A porre fine a questa alleanza trasversale ci pensò da destra Almirante, che mandò i “volontari nazionali” a scontrarsi con i camerati del FUAN per porre fine all’occupazione e, da sinistra, il Partito comunista che prese il controllo sul movimento studentesco dopo la fuoriuscita della componente neofascista.

Grazie all’intervento congiunto della destra in doppio petto e della sinistra di partito, l’ordine fu ristabilito e il potere democristiano rafforzato.

Fine di una radiosa giornata di primavera.

Gianfredo Ruggiero, Circolo Culturale Excalibur

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ELOGIO DEL RUBINETTO

ELOGIO DEL RUBINETTO

di Gianfredo Ruggiero

Fino a qualche decennio fa si beveva l’acqua del rubinetto poi, non si sa bene come, è incominciata a diffondersi l’idea che l’acqua di casa fosse poco sicura o, addirittura, non potabile. E da allora, spinti dalla pubblicità martellante che millanta presunte proprietà terapeutiche, tutti a riempire il carrello del supermercato con confezioni di acqua cosiddetta ”minerale”.

Se ci domandiamo cosa ha in più l’acqua in bottiglia rispetto all’acqua del rubinetto la risposta è: nulla, assolutamente nulla. Solo il costo.

Anzi, dal punto di vista igienico, l’acqua che giunge nelle nostre case è molto più sicura dell’acqua confezionata in quanto costantemente controllata dai laboratori chimici dell’Asl e disinfettata da piccole quantità di cloro. L’acqua del supermercato invece, non essendo sotto vuoto ed essendo stata imbottigliata in ambiente non sterili, contiene quei batteri e microorganismi presenti nell’aria che quando le bottiglie sono stoccate in estate sotto il sole, si moltiplicano rendendo l’acqua “della salute”  stagnante e tutt’altro che salutare.

A differenza dell’acqua di montagna, che altro non è che acqua piovana la quale scorrendo in superfice è resa minerale dall’abrasione delle rocce, l’acqua delle falde acquifere diventa pura grazie all’azione filtrante del terreno che l’arricchisce di quei sali minerali indispensabili per il nostro organismo.

Senza alcun ritegno e ritenendoci tutti degli sciocchi, una nota casa distributrice si è inventata l’acqua “povera di sodio”: In pratica acqua distillata (quella che usiamo per il ferro da stiro).

A parte il fatto che demonizzare il sodio naturale è da criminali in quanto indispensabile per i normali processi fisiologici del nostro organismo(1), privare un litro di acqua naturale di quei pochi microgrammi di sodio è come togliere un granello di sabbia da una spiaggia. Qualunque alimento assumiamo, sia esso di origine vegetale o animale, contiene sali minerali tra cui sodio.

Il sale di cucina che rende saporiti i nostri piatti altro non è che Cloruro di… Sodio (NaCl) che scomposto libera Cloro e, perlappunto, Sodio. Che senso ha bere acqua povera di sodio quando qualunque alimento assumiamo ne contiene, in proporzione,  a tonnellate?

Se vogliamo gustare un’ottima e sicura acqua frizzante basta un semplice gasatore, un apparecchietto da tenere in cucina che introduce nella bottiglia di acqua del rubinetto la quantità desiderata di bollicine. Eviteremmo anche la seccatura di smaltire le bottiglie di plastica.

Non facciamoci abbindolare dalla pubblicità e affidiamoci alla natura che sa come mantenerci in salute.

Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Culturale Excalibur

 Nota

  • Il sodio riveste un ruolo fondamentale nel nostro organismo. Per esempio lo troviamo nei processi di trasmissione elettrica del sistema nervoso, nelle strutture cellulari, insieme al potassio regola il bilancio idro-salino dell’organismo, è presente nelle ossa, nei denti, nella cartilagine. Non a caso alle persone debilitate in ospedale si somministra la cosiddetta soluzione fisiologica costituita da acqua e sale. Chiaramente, come per tutto ciò che ingeriamo, un suo eccesso o una sua carenza provoca effetti negativi.
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GOVERNI E TERREMOTI

L’efficienza di uno Stato si vede da come affronta e gestisce l’emergenza

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Il 23 luglio del 1930 un violentissimo terremoto (6,7 Scala Richter), peggiore di quello analogo del novembre 1980 (6 Scala Richter), colpì la Basilicata, la Campania e la Puglia. Interessò 50 comuni e 7 provincie. I morti furono 1.400 e circa 50.000 i senzatetto. Tuttavia, la gigantesca catastrofe fu assorbita in brevissimo tempo grazie alla predisposizione di un “Piano di emergenza e soccorso” elaborato dal Governo per affrontare eventuali cataclismi.

Nel giro di pochissime ore fu attuato il trasferimento di tutti gli uffici del Genio Civile e del personale tecnico nella zona terremotata.

Il Ministro delle Opere pubbliche Araldo Di Crollalanza per tutto il periodo della ricostruzione non si allontanò mai dalla zona sinistrata, prese alloggio sul treno speciale attrezzato di viveri e mezzi di scavo, indumenti e tende che faceva la spola tra le varie aree disastrate.

In meno di 24 ore i 63 centri colpiti dal sisma nelle 7 provincie furono raggiunti dal convoglio dei soccorsi.

Dopo quattro giorni dal terremoto era stato completato l’allestimento della tendopoli per i 50.000 sfollati, mentre squadre di tecnici e di operai avviavano su tutto il territorio colpito operazioni di scavo, rimozione delle macerie o abbattimento dei muri pericolanti e, da subito, si iniziò la costruzione di case in muratura con criteri antisismici, evitando in tal modo le inospitali e comunque costose baracche che avrebbero rimandato ad un avvenire imprecisato l’edificazione di vere e proprie case.

Ma il resoconto della cronaca di quei tragici giorni colpisce e fa scalpore per un altro incredibile aspetto, se consideriamo che ci stiamo riferendo ad avvenimenti accaduti settanta anni fa, con la tecnologia e con i mezzi meccanici dell’epoca.

Il 28 ottobre, tre mesi dopo il terremoto, il Ministero delle Opere pubbliche presentò un inconfutabile resoconto:

consegnate 3.746 case in muratura – riparate 5.190 case lesionate – demoliti 2.500 fabbricati – Lacedonia e Aquilonia che videro distrutto il 70% degli edifici furono completamente ricostruite.

Da notare che l’opera di assistenza alle popolazioni colpite fu gestita totalmente dallo Stato con i suoi uomini e non scaricata, come avviene oggi, sulle spalle dei volontari.

Atri tempi e altri uomini mi si dirà: purtroppo è vero.

Gianfredo Ruggiero

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RAZZISMO E ANTIEBRAISMO

Non sono un’esclusiva di Hitler

Quando si parla di razzismo la mente corre automaticamente alla persecuzione ebraica ad opera del regime hitleriano.

L’antiebraismo invece viene da molto prima di Hitler, da quando sul finire dell’Impero Romano il cristianesimo diventa con Teodosio religione di stato. E’ da questo momento che inizia il calvario del popolo ebraico a seguito dell’infamante accusa di aver voluto la morte di Gesù; si è consolidato durante il Medio Evo ad opera della Chiesa e dei regnanti cattolici, per poi rimanere impresso nell’era moderna in larghi strati della società occidentale a causa della loro presunta cupidigia e volontà di dominio del mondo attraverso il controllo delle economie nazionali.

Il razzismo, ossia la discriminazione a sfondo biologico, è invece un fenomeno più recente che trae origine dalle tesi illuministe di fine settecento, involontariamente supportate dalla teoria darwiniana delle selezione naturale che ha determinato, sul piano filosofico e scientifico, il mito della razza superiore.

Superiorità razziale che è servita a giustificare il genocidio degli indiani d’America da parte dei coloni, la schiavitù moderna e la successiva segregazione razziale rimasta in vigore negli Stati Uniti fino agli ultimi decenni del secolo appena trascorso (democrazia, razzismo e schiavitù hanno convissuto a lungo all’ombra della statua della “libertà”).

Con la diffusione delle idee illuministe, razzismo scientifico e antiebraismo si sono infatti sovrapposti e mescolati. Non a caso molti di quei filosofi che hanno gettato le basi della moderna democrazia e dell’ideologia liberal capitalista hanno espresso giudizi sprezzanti nei confronti degli ebrei e giustificato la schiavitù. Perfino Voltaire, universalmente riconosciuto come il padre della democrazia, suo è il famoso assioma:

«detesto le tue idee, ma darei la vita affinché tu le possa esprimere»

trovava normale investire i proventi della vendita dei suoi libri nelle compagnie dedite alla tratta dei negri, a dimostrazione di come i principi di libertà, fratellanza ed uguaglianza proclamati dai filosofi illuministi e sanciti nel sangue della Rivoluzione Francese riguardassero solo la razza bianca. Mentre a proposito del popolo ebraico, nel suo “Dizionario Filosofico”, scriveva queste parole di fuoco

«Non troverete in loro che un popolo ignorante e barbaro, che unisce da tempo la più sordida avarizia alla più detestabile superstizione e al più invincibile odio per tutti i popoli che li tollerano e li arricchiscono»

Montesquieu, altro pensatore illuminista e sostenitori dei diritti umani afferma:

«Non si può concepire l’idea che Dio, che è un essere saggio, abbia messo un’anima, soprattutto un’anima buona, in un corpo del tutto nero»

Mentre il filosofo illuminista David Hume scriveva nel 1754:

«non è mai esistita una nazione civilizzata che non fosse bianca: sono portato a sospettare che i negri, e in generale tutte le altre specie umane, siano per natura inferiori ai bianchi»

Questo connubio tra democrazia e razzismo, tra diritti umani e antiebraismo non deve stupire in quanto l’ideologia mercantile, che nasce dalla filosofia illuminista, ha come base l’utilitarismo economico mascherato da nobili intenti. La storia dell’America, l’espressione più eloquente del liberal capitalismo, lo dimostra in tutto la sua interezza (l’ex presidente Obama che ha scatenato le più sanguinose rivolte in Medio Oriente è stato addirittura insignito del premio Nobel per la …pace).

La discriminazione a sfondo razziale non è quindi un’esclusiva del nazismo e non nasce con l’avvento di Hitler; è solo il conformismo politico e la speculazione ideologica che identificano il razzismo con l’antiebraismo per poi ricondurlo esclusivamente al nazionalsocialismo, allo scopo di salvare i responsabile storici e ideologici di queste aberranti teorie che sul piano pratico hanno creato, e ancora oggi producono, tragedie inumane.

Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Culturale

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LIBRO ECOLOGIA SOCIALE

Prossima pubblicazione del libro di Gianfredo Ruggiero

ECOLOGIA SOCIALE,

per una diversa visione dell’ambiente.

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La nostra visione essenzialmente etica e spirituale della vita ci porta a considerare la natura come parte integrante dell’universo, dove tutte le sue componenti tendono a compenetrarsi in un unico grande equilibrio, senza sopraffazioni e violenze gratuite.

Questo testo si apre con una disamina sull’origine dell’uomo e sulle speculazioni ideologiche e religiose che hanno falsato le nostre conoscenze antropologiche per portarci a delle conclusioni che di scientifico hanno ben poco; prosegue con una analisi delle maggiori tematiche ambientali e si conclude con una esortazione a prestare maggiore attenzione alla nostra salute, sfuggendo dalle lusinghe delle industrie della carne, che ci fanno ammalare, e delle case farmaceutiche pronte a curarci.

Sommario

  • Evoluzionismo e Creazionismo, due fedi a confronto 
  • Le migrazioni della preistoria    
  • Voglia di nucleare 
  • Caccia, una pratica violenta e diseducativa     
  • Vivisezione animale        
  • Vivisezione umana, un primato americano
  • I paradossi della storia, Hitler e la protezione dell’ambiente         
  • L’uomo è veramente onnivoro?
  • Cambiamo le nostre abitudini alimentari        
  • Razzismo alimentare      
  • Non vogliamo farlo per gli animali? Facciamolo per la nostra salute
  • Grassi e proteine  
  • Veganismo quale stile di vita    
  • I manifesti di Excalibur

Euro 12 comprese spese di spedizione, Per prenotarlo inviare una mail a circolo.excalibur@libero.it

 

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LE MIGRAZIONI DELLA PREISTORIA

La teoria delle grandi migrazioni della storia non ci ha mai convinti, soprattutto oggi che viene utilizzata come paradigma per giustificare le ondate migratorie che stanno sconvolgendo l’Europa.

La nostra contestazione si basa su semplici ragionamenti e altrettanto semplici rilievi.

Secondo la scienza ufficiale il genere umano (Homo Sapiens Sapiens) ha fatto la sua comparsa in Africa 500 mila anni fa. Le prime migrazioni dal continente africano verso tutto il mondo iniziarono, sempre stando alla paleontologia ufficiale, 120 mila anni fa e culminarono 15 mila anni fa quando gli uomini primitivi giunsero nel continente americano attraverso lo stretto di Bering, il tratto di mare che separa la Siberia dal Canada.

La motivazione principale a sostegno della tesi migratoria è la scarsità di cibo dovuto all’ultima glaciazione (Würm) che spinse i primi uomini ad abbondonare l’Africa per sbarcare in Europa e poi nel resto del mondo.

Come abbiano fatto i nostri antenati, senza alcuna cognizione di dove fossero e dove stessero andando, a piedi, senza mezzi di trasporto (la ruota sarà introdotta dai Sumeri 12 mila anni più tardi), strumenti di orientamento e tracciati da seguire a scalare impervie catene montuose, attraversare fiumi, laghi e ghiacciai, terre sterminate e foreste impenetrabili è il primo dei numerosi quesiti a cui la scienza ufficiale non sa rispondere.

Inoltre, se in Africa le condizioni ambientali volgevano al peggio per quale motivo si incamminarono verso nord dove le condizioni erano addirittura proibitive? E perché mai in quella direzione, se non avevano nessuna conoscenza di cosa ci fosse al di fuori del loro ambiente? Cosa li spinse ad abbandonare l’Africa per andare in Europa e poi verso il Mar Glaciale Artico e da qui al Canada?

Come riuscirono a raggiungere, ad esempio, l’Australia, un continente situato nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico? Come fecero, a bordo di improbabili zattere, ad avventurarsi in mare aperto senza bussola e senza alcuna conoscenza delle stelle per orientarsi? Lo stesso vale per la Britannia, l’Irlanda e altre isole come l’Islanda e la Nuova Zelanda. Può essere stato l’istinto a guidarli? Tesi inverosimile se consideriamo che gli animali migratori vanno a svernare verso aree calde e ben definite e non certo all’avventura verso zone ancora più fredde. A meno che non ammettiamo un qualche intervento divino come quello che guidò la biblica attraversata del deserto.

Gli antropologi allineati al pensiero unico evoluzionista affermano concordi che gli Homo sapiens sono passati dal continente asiatico a quello americano attraverso lo stretto di Bering, il tratto di mare che separa la Siberia dall’Alasca che all’epoca (Paleolitico) era completamente ghiacciato con temperature che se oggi arrivano a -50 gradi (nella località di Oimjakon in Siberia lo scienziato Sergej Obrucev il 26 gennaio del 1926 registrò la temperatura di 71,2 gradi sottozero), all’ora, in piena glaciazione, dovevano essere molto, molto più basse. Qualcuno ci vuole spiegare come hanno fatto a sopravvivere a quelle temperature essendo totalmente privi di attrezzature per ripararsi dal freddo glaciale? Come hanno fatto, camminando a piedi per anni, soprattutto i bambini e i neonati, a non morire assiderati?

Altro quesito senza risposta: i primi esseri umani erano organizzati in piccoli gruppi e nuclei familiari sparsi in un territorio immenso e scarsamente abitato. Come fecero quindi a “connettersi” per poi organizzare il lungo viaggio verso l’ignoto se si esprimevano a gesti e con mugugni animaleschi?

Un ulteriore elemento di dubbio riguarda i reperti. Una migrazione di massa come quella che secondo i teorici evoluzionisti ha determinato la diffusione dell’homo sapiens nel mondo, avrebbe dovuto disseminare di resti umani il loro camminino: dove sono?

Per consentire anche a poche unità di formare un nuovo insediamento nei luoghi di approdo, questa enorme massa di uomini, considerate le proibitive condizioni che hanno dovuto affrontare, avrebbe dovuto registrare migliaia e migliaia di morti per stenti, fame, mancanza di ripari e attrezzature per resistere alle intemperie o per gli assalti delle belve feroci. Il loro percorso avrebbe dovuto essere disseminato di resti, avremmo dovuto quindi trovare, a breve distanza l’uno dall’altro, grandi quantità di ossa umane. Invece nulla di tutto questo. Dopo secoli di scavi e ricerche sono stati scoperti solo pochissimi reperti ritrovati qua e là e che non confermano proprio nulla, se non esattamente il contrario: la vita umana è apparsa laddove e stata riscontrata.

La nostra opinione è che i paleontologi nelle loro formulazioni sono pesantemente condizionati dall’evoluzionismo. Per non contraddire Darwin, hanno elaborato la teoria secondo cui da un unico ceppo scimmiesco si è sviluppato l’uomo che poi è migrato ai quattro angoli della terra – come non si sa – dando origine alle odierne razze umane.

Come per l’evoluzione, così per le migrazioni la scienza c’entra poco, mentre c’entra molto la speculazione ideologica. Non si vuole ammettere, per non sconfessare la teoria dell’evoluzione, che in un determinato momento sulla terra sono apparse le specie animali (e vegetali), differenti per area geografica, alcune delle quali sono giunte a noi come i coccodrilli, mentre altre si sono estinte (dinosauri e Mammuth). Allo stesso modo, nei vari continenti, in epoche presumibilmente diverse, è apparso l’uomo in tutte le sue varianti (razze) moltiplicandosi in funzione della sua capacità di adattamento alle diverse latitudini (in questo concordiamo con Darwin).

In conclusione, avendo a disposizione solo pochissimi elementi di analisi, ognuno di noi li può interpretare come gli pare o elaborare nuove teorie, anche le più fantasiose, tanto non si possono dimostrare…

Come sia apparsa la vita sulla terra e, soprattutto perché, è materia di filosofi e credenti, la scienza c’entra poco. Lasciamola stare e pensiamo a migliorare l’uomo, la cui unica “evoluzione” è stata quella di passare dalla clava alla bomba atomica.

Gianfredo Ruggiero

micrazioni-primitive

Come fecero degli uomini primitivi ad attraversare a piedi terre impervie con temperature glaciali, a raggiungere le più sperdute isole degli oceani, senza mezzi di trasporto e sistemi di orientamento è un mistero a cui la scienza ufficiale, accecata dalle teorie evoluzioniste, non sa e non può dare risposta.
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PENSANO AGLI IMMIGRATI E SI DIMENTICANO DEGLI ITALIANI

Non è riuscito Mussolini a farci diventare razzisti,

ci stanno riuscendo i nostri politici

Il popolo italiano è stato per decenni un popolo di emigranti. I nostri nonni, con la valigia di cartone legata con lo spago in mano e un groppo in gola, approdavano in paesi dove erano spesso sfruttati e mal tollerati. All’ingresso dei bar della Svizzera interna si potevano leggere cartelli con scritto “vietato l’ingresso ai cani e agli italiani”.

Il clima sociale in quei paesi era quindi simile a quello che si avverte oggi in Italia. Vi è però una differenza sostanziale: gli italiani andavano in paesi dove c’era bisogno di mano d’opera per sostenere un’economia in forte crescita. Paesi dove non esisteva la disoccupazione e dove il livello di benessere andava aumentando, anche grazie agli immigrati.

La situazione dell’Italia di oggi è, invece, completamente diversa. Ci troviamo in piena stagnazione economica con un tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, mai visto in passato e un livello di povertà in forte aumento (siamo giunti al 20 % della popolazione). Secondo i dati dell’ISTAT abbiamo circa tre milioni di disoccupati a fronte dei quali registriamo oltre 2 milioni di lavoratori stranieri stabilmente occupati in tutti i settori della nostra economia a cui si aggiungono le centinaia di migliaia di extracomunitari che lavorano in nero e in varie forme di precariato. Grosso modo i due valori, immigrati occupati e italiani disoccupati, si equivalgono.

Di conseguenza, stando ai numeri, se non ci fossero gli stranieri in Italia non ci sarebbe disoccupazione e le condizioni di lavoro sarebbero sicuramente migliori.

Come si spiega questa situazione? Con la solita storiella dei lavori umili rifiutati dagli italiani e dei giovani che non vogliono sporcarsi le mani?

I fannulloni e i bamboccioni sono sempre esistiti, solo che oggi sono enfatizzati per giustificare il ricorso agli immigrati, gli unici che accettano di essere sfruttati e di lavorare in condizioni indegne per un paese civile. Vediamo qualche esempio.

Nei cantieri edili del nord (ma nel resto d’Italia la situazione non è molto diversa) in passato si sentivano parlare i vari dialetti meridionali e il bergamasco, oggi è una babele di lingue …e i nostri manovali e muratori che fino a pochi decenni fa lavoravano, e bene, in qualunque cantiere che fine hanno fatto? Sono diventati tutti ingegneri o più facilmente si rabbattano o peggio ancora hanno allungato la lista dei disoccupati?

Al sud, dove la disoccupazione è cronica, la raccolta del pomodoro e degli agrumi per le grosse industrie alimentari (che fanno finta di nulla) l’hanno sempre fatta i meridionali, oggi disoccupati. Scalzati dagli extracomunitari che lavorano 10/12 ore al giorno per poche decine di euro e dormendo sotto le piante. Inoltre i cosiddetti caporali, i reclutatori di mano d’opera, sono anche loro extracomunitari e fanno pure i razzisti ingaggiando solo i loro connazionali.

Nei cantieri navali di Monfalcone dove si costruiscono i grandi transatlantici che solcano gli oceani per i ricchi vacanzieri, il 70% degli operai è costituito da stranieri. La Fincantieri, proprietaria dello stabilimento, per non sporcarsi le mani, demanda alle cooperative di lavoro l’assunzione del personale. Queste cooperative, essendo in concorrenza tra loro, per aggiudicarsi l’appalto, fanno a gara a chi abbassa di più la retribuzione e le condizioni di lavoro degli operai. Possono farlo grazie alla legge sul lavoro interinale (introdotta da Prodi e perfezionata da Berlusconi) che consente loro di inquadrare i lavoratori come soci e non come dipendenti aggirando, in questo modo, le tutele sindacali e i minimi salariali. Il risultato è scontato: ad accettare uno stipendio da fame per un lavoro precario e massacrante sono solo gli immigrati, per la gioia della società che vede ridursi i costi e aumentare gli utili. Da notare che Fincantieri è una azienda statale, quindi di proprietà del popolo italiano che, come si direbbe a Napoli, si ritrova, in questo caso, “cornuto e mazziato”. La stessa situazione la ritroviamo negli ospedali con gli infermieri, e in altre realtà pubbliche e sta diventando prassi per le aziende private.

Se da un lato dobbiamo comprendere le ragioni degli immigrati, che ci ricordano quelle dei nostri emigranti dei primi anni del novecento, dall’altro non dobbiamo chiudiamo gli occhi davanti ai nostri diseredati. E’ notizia di questi giorni di un giovane italiano che si è suicidato dopo aver ucciso moglie e figlioletto a causa delle difficoltà economiche in cui versava dopo aver perso il lavoro, tragedia che si aggiunge alla lunga lista di piccoli imprenditori in rovina che si sono tolti la vita. Se queste persone arrivano al gesto estremo è perché si sentono totalmente abbandonati a se stessi da uno stato che ha tolto loro ogni speranza. Uno stato che pensa più agli immigrati e ai profughi che agli italiani in difficoltà o che, nella migliore delle ipotesi per un mal compreso senso di uguaglianza (lascito marxista ripreso dal nuovo corso della Chiesa), li pone sullo stesso piano.

Una madre invece prima aiuta i sui figli e poi – se ne ha la possibilità – aiuta i figli degli altri. Ed è quello che dovrebbe fare uno stato a cui sta a cuore il benessere del suo popolo. Invece i nostri politici per farsi belli agli occhi del mondo e per assecondare le aberranti logiche del cosiddetto mercato globalizzato, hanno creato le condizioni di una guerra tra poveri.

Ci fosse un governo veramente nazionale e vicino al suo popolo, per ristabilire un minimo di giustizia sociale, introdurrebbe nella prossima manovra finanziaria una semplice norma: incentivi a chi assume italiani e aumento dei contributi per sostenere i costi dell’accoglienza a chi assume stranieri. Accompagnata dall’abolizione di tutte le cooperative di lavoro, vere e proprie agenzie legalizzate di sfruttamento delle braccia.

Pensate che chiunque andrà al prossimo governo abbia gli attributi per farlo?

Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Culturale Excalibur

 

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